La poesia nel dì di domenica presenta “Felice nel suo grembo” di Fadwa Toqan

fadwa tuqan
Madre della poesia palestinese, ha fatto della sua arte una scelta politica e una modalità di espressione di genere.

Nel panorama vasto e multiforme della poesia araba del XX secolo brilla la voce vibrante e inconfondibile di Fadwa Tuqan. Nata il 1° marzo 1917 a Nablus, cuore della Palestina, non solo si è distinta per la sua abilità poetica, ma ha anche trasformato la sua arte in una dichiarazione politica e in una modalità di espressione di genere.

La vita della poeta è stata un viaggio tortuoso attraverso sfide e sofferenze. Scoprendo di essere una figlia indesiderata, si è trovata subito a confrontarsi con il dolore e l’oppressione. Infatti, la sua infanzia è stata segnata dalla durezza e dall’estremo tradizionalismo dei genitori, in particolare del padre che le impedì di proseguire gli studi. La poeta lo ricorda, nella sua autobiografia A Mountainous Journey, come un periodo non facile, in cui tenta più volte il suicidio pur di continuare a portare avanti il proprio bisogno di formazione culturale. Tuttavia, questa esperienza è servita ad accendere la fiamma della determinazione a lottare per la sua voce e per la voce delle donne palestinesi.

In un contesto familiare indifferente e senza amore, per fortuna una figura spicca sulle altre: suo fratello Ibrahim Tuqan, grande poeta patriottico e classicista, volto noto della letteratura palestinese. È grazie a lui se inizia a scrivere le prime poesie e a pubblicarle. I suoi versi esplorano, inizialmente, temi di amore, natura, tristezza e solitudine. Ma la sua poesia va ben oltre il personale: diventa un riflesso della lotta del suo popolo. Attraverso le sue parole, si fa portavoce di due realtà, quella intima e femminile, di identità repressa e mancata, e quella sociale, di resistenza all’occupazione.

Le sue molteplici raccolte di poesie, tradotte in diverse lingue, hanno guadagnato riconoscimenti e premi internazionali, portando i suoi versi in ogni angolo del mondo. Tuttavia, il punto di svolta nella sua carriera poetica è arrivato nel 1967, con la Guerra dei Sei Giorni, quando la sua produzione poetica è diventata un grido di resistenza e di denuncia contro le ingiustizie subite dal suo popolo, facendo di lei un’icona culturale e una voce imprescindibile nella letteratura palestinese.

Anche dopo la sua morte avvenuta il 12 dicembre 2003, il suo spirito e la sua eredità continuano a vivere attraverso le sue opere, che rimangono una fonte di ispirazione per poeti e per chiunque lotti per la giustizia e la libertà in tutto il mondo.

Fadwa Tuqan rimane una delle figure più famose della letteratura araba moderna, il cui impatto si estende ben oltre i confini del suo Paese natio, continuando a essere un faro di speranza e di resistenza per le generazioni presenti e future. Con la sua poesia, ha trasformato il dolore della sua terra in un grido di libertà, unendosi alla schiera dei grandi poeti che hanno dato voce alla lotta per la dignità e la libertà umana.

Con questa breve poesia, Felice nel suo grembo, ci rende partecipi di un grande dolore: vedere un teatro di guerra nella sua amata patria. È un breve componimento che, in pochi versi, condensa l’amore e la speranza di non doversi mai separare dalla sua terra natia e il sogno di un mondo in cui regni la pace.

Per La poesia nel dì di domenica, Serena Betti legge per noi Felice nel suo grembo di Fadwa Toqan. Buon ascolto.

Debora Menichetti

Foto in alto: Fadwa Toqan da Clubculturaarabe.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Felice nel suo grembo

Sarò felice di morire
nel mio paese,
di essere sepolta e sciolta
sotto la mia terra.
Un giorno risorgerò sotto forma di un’erba
o di un fiore che verrà gentilmente carezzato
dalle manine di un bimbo del mio paese.
Sarò felice e soddisfatta di rimanere,
non importa se sotto forma di un’erba
o di un fiore,
nel grembo benigno del mio paese!

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1 commento su “La poesia nel dì di domenica presenta “Felice nel suo grembo” di Fadwa Toqan”

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