Primo maggio, donne e lavoro: qual è il punto della situazione?

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Il Rapporto sul divario di genere del 2021, a cura del World Economic Forum, fotografa una situazione critica inasprita dalle conseguenze della pandemia ancora in corso.

Donne, lavoro e parità di genere, qual è la situazione in Italia dopo poco più di un anno di pandemia COVID-19? Prima le buone notizie: nella classifica stilata dal World Economic Forum il nostro paese guadagna tredici posizioni salendo dal 76° al 63° posto su 156 Paesi presi in considerazione. Calma con l’entusiasmo! Sempre grazie al Global Gender Gap Report 2021 scopriamo che la pandemia ha allungato i tempi per raggiungere la parità di genere a livello globale: ci vorranno 135,6 anni, contro i 99,5 anni precedenti. Né noi o le nostre figlie ma nemmeno le nostre nipoti lavoreranno in condizioni di parità. E, se a questo punto non ci parte l’embolo, la voglia di festeggiare si affievolisce un po’.

Entriamo nel dettaglio: in Italia, dove lavora meno di una donna su due, su dieci posti di lavoro persi nel 2020, sette erano di donne. Donne che in media guadagnano il 15% in meno dei loro colleghi. Giusto come esercizio di memoria, mi piace ricordare qui l’Articolo 37 della Costituzione Italiana che proibisce la differenza di trattamento economico tra lavoratori e lavoratrici. Su noi ricade anche il 76,2% dei lavori di cura: 5,05 ore al giorno contro un’ora e 48 degli uomini. Guadagniamo di meno, lavoriamo di più e facciamo fatica a far carriera. C’è ancora chi si domanda se ci sia una connessione tra questi fatti… sorvoliamo e continuiamo a guardare i numeri.

Parlavamo di carriera: le donne manager sono il 25% e solo il 5% le amministratrici delegate e definirle CEO non fa la differenza. Va un po’ meglio nei consigli di amministrazione, dove le donne sono oltre il 36%, fra i livelli più alti in Europa, risultato dovuto al rispetto delle quote rosa. Ferme lì, lo so, il discorso sulle quote rosa divide, ma lo rimandiamo a un altro momento, qui ne incassiamo semplicemente il risultato. Vediamo ora i numeri che riguardano il mondo accademico: solo il 23% dei professori ordinari è donna e gli atenei italiani contano solo 7 rettrici su 84. I numeri scendono di nuovo. Anche in politica i conti non tornano: in settantacinque anni le donne al governo sono state il 6,5%. Con  8 ministre su 23, pari al 35% anche l’esecutivo del Governo Draghi rimanda la svolta a tempi migliori.

Nello sport le atlete italiane conquistano medaglie ma non lo status da professioniste, che è stato approvato di recente ma di fatto solo per le calciatrici. Passiamo al welfare: in Italia l’offerta di posti in asili nido è ancora inferiore al 25% dei potenziali utenti, ben sotto la media europea. Interrompo l’elenco, penso che ci siamo capite. Freddi, oggettivi e chiari, i numeri fotografano una situazione sostanzialmente congelata in un iniquo rapporto tra donne e lavoro. Vedo davvero poche ragioni per festeggiare e molte per rivendicare. Buon 1 maggio.

Cinzia Inguanta

Immagine in alto: Le spigolatrici di Jean-François Millet

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