A colloquio con Giorgia Tribuiani fra arte e ossessione

Giorgia Tribuiani - Blu
Dopo il fortunato esordio di Guasti la scrittrice abruzzese torna in libreria con la sua originale voce dipinta di Blu.

Giorgia Tribuiani, scrittrice e docente di scrittura creativa, classe 1985, dopo una laurea in editoria e giornalismo e il master in marketing e comunicazione ha collaborato con testate giornalistiche, agenzie di stampa locali e nazionali e curato la comunicazione online per alcune multinazionali. Recentemente si è trasferita da Bologna a Pescara tornando in Abruzzo, sua terra natia.

Rompiamo il ghiaccio con una domanda indiscreta… avevi nostalgia di casa?

«Molta, e anche del mare. Io e il mio fidanzato Enrico volevamo tornare a vivere sulla costa senza però rinunciare alla vita di città: Pescara, così piena di vita, ci è sembrata un’ottima scelta.»

Se non erro hai preso un’altra decisione di non poco conto lasciando un lavoro da dipendente. Quanto è stato importante il sostegno di chi ti è vicino in una scelta così importante?

«Dal punto di vista del morale e dell’entusiasmo, moltissimo. Ho la fortuna di avere accanto una persona che ha creduto fin dall’inizio in me e nella mia passione per la scrittura, e ci sono stati periodi (quello della prima stesura di Blu ne è uno) in cui ho avuto davvero bisogno di questa forza supplementare. Io non credo che avrei fatto scelte diverse senza un supporto esterno, ma come scrisse Emanuela Canepa nel suo libro di esordio per ringraziare il marito, “la felicità è un’altra cosa”.»

È uscito il tuo secondo romanzo, Blu. La protagonista è una ragazza di diciassette anni che per via di un gelato al puffo viene ribattezzata Blu. Sei riuscita in modo incredibile a farci tornare a quell’età. Si dice sia importante non scordare il bambino che è in ognuno di noi. E l’adolescente? Cosa pensi dei teenager di oggi?

«Probabilmente la differenza principale sta nel fatto che, mentre il bambino dobbiamo ricordarcelo, l’adolescente interiore a farsi ricordare ci pensa da sé. Io sento ancora vividissime tutte le mie esperienze, e credo che questo mi abbia aiutata molto nel rappresentarle. Per quanto riguarda i teenager di oggi, li vedo appassionati e curiosi, e pieni di sogni. Nell’ultimo periodo ho fatto tantissimi incontri nei licei per parlare di Blu e sono rimasta colpita dalla quantità di domande che mi hanno rivolto: erano davvero desiderosi di conoscere le risposte e confrontarsi. Mi dispiace tanto quando sento dire che i ragazzi di oggi non hanno interessi; forse bisognerebbe solo saperli ascoltare.»

Blu è vittima di un disturbo ossessivo-compulsivo che hai deciso di lasciar parlare utilizzando una insolita quanto azzeccatissima seconda persona. È stata una scelta apprezzata?

«Dal punto di vista della pubblicazione mi ha reso la vita complicatissima: più di un agente, come condizione necessaria per prendere in rappresentanza il romanzo, mi ha chiesto di volgere tutto il testo in terza persona; il timore era che il pubblico, altrimenti, non lo avrebbe trovato sufficientemente “fruibile”. Per fortuna poi ho incontrato Rita Vivian, la mia agente letteraria, e Alice Di Stefano, direttrice editoriale di Fazi: entrambe hanno scommesso sul libro e sulla sua cifra stilistica fin dal primo momento, dimostrando che troppo spesso “il pubblico” viene sottovalutato.»

Giorgia Tribuiani - Blu
Giorgia Tribuiani – Blu

Blu frequenta il liceo artistico e grazie alla professoressa Castaldi scopre il mondo della performance art e Dora, di cui si innamora in modo ossessivo. Credi che gli adolescenti di oggi abbiano superato certi tabù rispetto a quando eri tu una teenager?

«Rispetto ad allora probabilmente sì, anche se forse l’attrazione tra donne ha sempre avuto una stigmatizzazione un po’ inferiore rispetto a quella tra uomini.»

La professoressa Castaldi avrà un ruolo importante nella storia di Blu. Nel tuo percorso scolastico quanto hanno influito i tuoi insegnanti?

«Ci sono due insegnanti che per me hanno contato moltissimo: la mia maestra delle elementari, che lesse le mie primissime storie di fantasia e che ancora adesso segue il mio percorso letterario; la mia professoressa di filosofia del liceo, meravigliosa nella sua capacità di ascoltare e di fare le domande giuste. Alla Castaldi ho dato il nome di quest’ultima, Tiziana.»

I genitori di Blu restano in un piano leggermente secondario nella narrazione. È stata una scelta calcolata? C’è un motivo particolare?

«È vero, i genitori non sembrano partecipare in prima persona alla vicenda principale di Blu, che riguarda l’incontro con l’arte e con Dora, ma in realtà restano protagonisti della storia “da lontano”: in particolare la madre, pur essendo assente fisicamente, è una presenza fissa nella mente di Blu; è viva come ricordo, come persona da rendere felice, come sguardo fisso ma incapace di osservare e orecchio teso ma che non sa ascoltare.»

La tua attenzione per la performance art era già emersa in Guasti, il tuo primo romanzo. Hai mai pensato di realizzare una performance? Magari inerente alla scrittura o ai libri?

«L’idea mi è venuta in mente nel periodo in cui facevo ricerca per Blu, poco prima di iniziare a scrivere il romanzo: ero immersa nel mondo della performance art e mi chiedevo come sarebbe stato sperimentarla in prima persona. Quando però ho finito di scrivere mi sono accorta di aver perso quella tensione, e che era solo legata all’immedesimazione nella protagonista. Così come la musica, la performance art non è la mia forma espressiva; per dirla come Blu, “non mi esprime”. Amo molto l’arte contemporanea e porto con me le performance che ho avuto la fortuna di vedere, ma la mia arte è la scrittura.»

Noi sulle grandi capacità artistiche di Giorgia come scrittrice non abbiamo alcun dubbio, quindi non possiamo che augurarvi buona lettura!

Paola Giannò

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