«Come sono cambiati i tempi signora mia, non ci sono più le stagioni di una volta». Una primavera così bipolare non si era mai vista.
Primavera, estate, autunno e inverno. Una volta le stagioni erano ben definite e con caratteristiche molto precise. In campagna le previsioni meteo erano artigianali, molto localizzate, basate su proverbi, saggezza ed esperienze contadine che si tramandavano di generazione in generazione osservando le nuvole, la direzione del vento, il comportamento degli animali. Se le rondini volavano basse non c’erano dubbi: di lì a poco sarebbe arrivata la pioggia.
Di scientifico c’era poco, ma la relazione con gli elementi della natura era intensa. Non esistevano strumenti sofisticati e, soprattutto, il contatto con la terra era diretto. Il sapere stava nelle mani, nell’avere un buon olfatto, nel saper leggere i colori del cielo; una conoscenza empirica basata sulla capacità di leggere e interpretare i segnali. La certezza non era garantita, un margine di errore era messo in conto. Ci si fidava, ci si affidava, si sperava.
Dai bollettini del colonnello ai satelliti di oggi
Negli anni ’60 sono arrivate le previsioni meteorologiche elaborate dall’Aeronautica Militare. Io sono cresciuta con il colonnello Bernacca che ogni giorno, con il suo volto e il suo linguaggio sobrio e militaresco, entrava nelle nostre case attraverso la radio o lo schermo televisivo. Il carattere scientifico garantiva un margine di affidabilità sicuramente più alto.
Oggi computer, satelliti, droni ci danno informazioni sempre più personalizzate e precise attraverso canali e applicazioni, ma l’affidabilità lascia un po’ a desiderare. Proprio ieri, dopo due giorni di grande caldo, avevo in mente di dare un po’ di sollievo alle piante. Ho visto qualche nuvola grigia ma, rassicurata dalla consultazione di un paio di app che escludevano precipitazioni, ho iniziato a innaffiare. Dopo meno di un quarto d’ora c’è stato un bel temporale!
Il disorientamento della primavera e gli ospiti inattesi
Credo che il cambiamento climatico sia tale da disorientare anche i meteorologi più esperti. La primavera è iniziata lentamente e con un certo anticipo. La temperatura più mite ha portato i primi insetti. Dalle nostre parti c’è stata una poco piacevole invasione di processionarie che, a quanto pare, hanno diversificato i loro gusti alimentari. Oltre alle foglie di quercia, hanno molto gradito tutto quello che c’era sul ciliegio con il risultato che non potrò fare la marmellata. Se tutto procede bene, però, potrò fare quella di pere perché quest’anno il bellissimo albero è molto generoso.
Aprile è stato pazzerello, più di marzo, e piuttosto bagnato. Lumache e forbici hanno fatto una bella scorpacciata di foglie di insalata e coste. Poi è arrivato il caldo, il grande caldo, ma solo durante il giorno. Mattina e sera serviva un golf di lana per stare bene. Sono sbocciate peonie e iris, e il verde intorno si è riempito di colori. Uno spettacolo durato poco perché è arrivata la tramontana che con la sua esuberanza ha piegato tutti gli steli.

Dallo shock termico all’esplosione dell’estate
Quando pensavamo di avviarci verso il bel tempo la temperatura è precipitata e siamo stati sorpresi da un freddo invernale. La nostra caldaia a legna si stava godendo il meritato riposo e mai e poi mai avrebbe immaginato di essere rimessa in funzione il 13 maggio.
Dopo una settimana c’è stata una virata agostana: il termometro ha fatto un salto rocambolesco e la natura, insieme a noi, ha provato l’ebbrezza dello shock termico.
Sono esplose le rose, i gigli, la sterlizia mi ha regalato le sue creste colorate. Anche l’iperico è già in fiore e con almeno due settimane di anticipo sono arrivate le lucciole. Il 28 maggio ho fatto il cambio del guardaroba! Speriamo però che non duri troppo a lungo e che si torni a un livello più sopportabile.
Il doriferometro e i ricordi nell’orto
Anche nell’orto c’è gran fermento: tutte le verdure estive stanno crescendo bene, soprattutto gli zucchini. Le piante delle patate, messe a terra subito dopo Pasqua, hanno iniziato a fiorire e con i primi boccioli sono tornate le dorifere, mia croce e delizia. Ieri ne ho eliminate 39, un record. Chissà cosa direbbe Carlo, il babbo del mio vicino di casa con cui d’estate si giocava a chi ne trovava di più. Anche quest’anno mi mancheranno i suoi consigli preziosi, la sua esperienza sapiente e la sua eleganza: quante volte l’ho visto zappare con una camicia azzurra perfettamente stirata da sua moglie. Continuerò comunque a tenerlo informato sul “doriferometro”, sono certa che sorriderà.
Serena Betti
Foto di Serena Betti
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Finalmente è tornata “Vita in campagna”. Una delizia letteraria lieve e rassicurante. Dunque, applaudo a Serena ed al suo fertile podere.