Francesca Graziani, ritrarre la bellezza e la singolarità di ogni corpo

Francesca Graziani studio
«Non invento corpi, non mi piace. Mi piace cercare le unicità. Quelle cose che rendono quel corpo unico e uguale solo a se stesso.»

Ho conosciuto Francesca Graziani sui social, per caso, scrollando senza una meta precisa. Poi vedo i tratti delicati, le forme, i colori, e rimango folgorata. Sono andata a cercare il suo sito e mi sono trovata di fronte alle numerose gallerie che contengono immagini bellissime. Corpi femminili e maschili naturali, sinceri, non volgari. La bellezza di ogni persona libera da modelli imposti. La pienezza soddisfacente di sentirsi bellə, apprezzatə, ritraibilə.

I lavori di Francesca erano perfetti per il tema di questo numero, così le ho proposto un’intervista. Se siete curiosiə di conoscere la sua visione artistica, non dovete far altro che continuare a leggere.

Quando ha scoperto l’amore per il disegno?

«Non saprei dire una data, ma sicuramente tanto tanto tempo fa. Già da bambina, a detta dei parenti, i miei scarabocchi avevano qualcosa di interessante. Ma la svolta credo sia stata intorno ai sedici anni, quando ho preso consapevolezza di quello che potevo riuscire a comunicare con i disegni.»

Cosa rappresenta per lei fare arte?

«“Fare arte” non so cosa voglia dire. Io posso spiegarle cosa rappresenta per me disegnare. Potrei rispondere in modo molto banale dicendo: l’intera vita! Scavando un po’ di più posso aggiungere che purtroppo ho un handicap importante che mi impedisce di esprimermi con le parole. Così il disegno diventa la mia voce. È la mia valvola di sfogo, il mio modo di comunicare, è ciò che mi fa respirare e vivere. Il mio disegnare è prima di tutto una terapia (suggerita e spesso incentivata dalla mia psicologa) e funziona.»

E la sua arte nello specifico?

«Non ho mai considerato il mio disegnare qualcosa legato all’arte. Non per falsa modestia (so benissimo di essere brava) ma perché non è per fare cose “artistiche” che disegno. Egoisticamente io disegno per me, perché ne ho bisogno. Perché per me non farlo vorrebbe dire non vivere. Inoltre (sempre egoisticamente) se cominciassi a vedere il mio disegnare come un fare arte finirei in un vortice di stress e ansia da prestazione che devo evitare.»

Francesca Graziani autoritratto
Francesca Graziani autoritratto

Perché ha scelto di dedicarsi alla raffigurazione del corpo e, nello specifico, del corpo nudo?

«L’interesse è nato intorno ai sedici anni, quando ho iniziato a pormi domande profonde sulla mia sessualità e sul mio orientamento. In quel periodo cercavo di essere molto attiva nei movimenti LGBTQ+ e, più in generale, in tutte le battaglie basate sul rispetto della persona: dalle lotte contro le prevaricazioni e il bullismo, fino a quelle contro i conflitti e gli egoismi.

È stato però frequentando molte persone legate al mondo del naturismo (diventate poi le mie più care amiche) che il mio disegno si è spostato gradualmente verso la raffigurazione dei corpi.

La svolta vera e propria è arrivata quando ho deciso di raccontare l’unicità di ogni corpo e la bellezza che nascondiamo con i vestiti. La celiamo nel tentativo di essere sempre uguali aglə altrə, senza capire che è proprio l’essere unicə che ci rende sempre bellissimə! Quasi subito, poi, ho iniziato a cercare dei filoni tematici perché il mio disegnare avesse un senso compiuto.»

Passiamo al tema del nostro numero: il corpo delle donne. Cosa trova di affascinante nel disegnarlo?

«A dire il vero io disegno tutti i corpi. Non distinguo molto tra maschio o femmina. Né tra magro o grasso, basso o alto, tonico o muscoloso o flaccido, ecc. Sono tutte definizioni che non mi appartengono e che, davvero, non sento e non vedo nei corpi.

Io ho un tratto molto curvo e quindi sicuramente mi diverte maggiormente disegnare i corpi femminili (mediamente meno spigolosi e più armoniosi) ma davvero disegno ogni corpo.

Poi sui social purtroppo i disegni di nudi maschili mi vengono più facilmente bloccati, ma pazienza.»

Il corpo umano raramente aderisce ai canoni estetici imposti dalla società. Nella sua biografia dice che preferisce lavorare avendo come soggetti persone “comuni” e non modelle/i. Come mai?

«Io parto sempre da foto di persone reali. Non invento corpi, non mi piace (e forse non ne sono nemmeno particolarmente capace). Mi piace cercare le unicità. Quelle cose che rendono quel corpo unico e uguale solo a se stesso. Questo provo a farlo in tutte le mie gallerie tematiche. Faccio un esempio a caso: la galleria tematica Rilievi, che racchiude tanti disegni ciascuno rappresentante il seno di una donna diversa.

Ogni disegno raffigura il ritratto di un seno differente. Ho scritto ritratto perché quello che cerco di raccontare è proprio l’unicità di ogni seno. Questo è un po’ il filo conduttore di tutto il mio disegnare: tutti i corpi possono essere bellissimi se vissuti con orgoglio.

Quindi la modella o il modello in posa davanti all’obiettivo e che ogni giorno cura il suo corpo per renderlo come la società lo vuole non è ciò che disegno volentieri.

Il corpo che col tempo evolve (magari dopo due o tre figli) o la timidezza e imbarazzo davanti alla macchina fotografica, o le cicatrici (interne o esterne che siano) è invece ciò che adoro raccontare nei miei disegni.»

Qual è l’emozione più appagante che prova quando disegna?

It's not my body. Francesca Graziani
It’s not my body. Francesca Graziani

«Difficile da spiegare. È la strana sinergia che si crea tra me e quel corpo. È l’intimità che inevitabilmente nasce tra me e chi possiede quel corpo. Perché il mettersi a nudo per un disegno, per chi non lo fa di mestiere, è mostrare qualcosa di molto profondo. Come un pezzettino di anima. E allora dopo viene anche più facile parlare di sentimenti, di delusioni e grandi piaceri. Il disegnare e il vivere molto la dimensione social mi permette anche di non pensare alla mia disabilità. Su Facebook e Instagram le persone spesso non sanno dei miei problemi e vedono solo l’artista o una ragazza che disegna e questo mi piace, mi fa sentire più normale, meno compatita.

Poi c’è il momento in cui devo mostrare il disegno alla persona ritratta. Per me sempre il più difficile ma anche quello che maggiormente mi dà scariche di adrenalina.

Perché nel mostrare il disegno c’è il raccontare “qualcosa di mio”, qualcosa di intimo, c’è cosa io vedo in quel corpo. Questo mi imbarazza ed è sempre una lotta premere quell’invio. Ma dopo, quando arriva il commento, c’è l’adrenalina che parte e mi carico a mille e tutto diventa bellissimo. Ecco: lo paragonerei a un orgasmo.»

Nel suo sito possiamo trovare diverse categorie. Può parlarcene brevemente?

«Ho già accennato alla galleria Rilievi. Poi c’è Il centro del piacere femminile (come forse si nota io curo moltissimo i titoli dei miei lavori). Il concetto è il medesimo di Rilievi: ogni disegno rappresenta una vagina differente. In ogni disegno cerco proprio di evidenziarne le differenze e le particolarità e ognuno è un ritratto.

So benissimo che, se volessi, in rete potrei trovare tante foto di vagine di grandi fotografi o di pornostar da copiare ma io non lavoro così. Io voglio disegnare solo persone reali. Io faccio sempre e solo ritratti (che sia di volto o di seno o di vagina ecc). Questa galleria la porto avanti da anni lentamente ma aumenta di anno in anno e ne sono molto orgogliosa.

Poi volevo fare qualcosa di simile sugli uomini, ma una semplice galleria di peni mi sembrava un po’ limitata e troppo uguale a queste due che già portavo avanti. Allora mi sono inventata questa cosa del mistero. Cioè: il pene dell’uomo ha questa caratteristica che cambia forma, consistenza, ecc.

In ogni disegno c’è lo stesso pene in due/tre/quattro scatti fatti nella stessa identica posizione e con la stessa luce, ma negli scatti che compongono il quadro i vari peni sono differenti (è questo il mistero dell’uomo). Ad esempio: a riposo/eretto, aperto/chiuso, depilato/non depilato. Mi è sembrata da subito una idea folle e, quindi, interessante.

Poi ci sono le gallerie nate più di recente ma che mi stanno dando molte soddisfazioni, come 360gradi. È sia maschile che femminile. Anche in queste diverse immagini dello stesso corpo dentro un unico disegno. In ogni disegno lo stesso corpo sempre nella stessa posa ma visto da davanti e visto da dietro. Un po’ come faceva Picasso ma senza la scomposizione del corpo.

L’altra galleria che cerco di far crescere è La scoperta. Sempre disegno doppio. Sempre lo stesso corpo nella stessa posizione ma vestito/svestito.

Poi ce ne sono tante altre che nel tempo ho iniziato. Alcune proseguono lentamente di anno in anno, altre si esauriscono nel tempo. Come Selfie, Retrospettive, Vitruvio, A me gli occhi.

Ho anche una galleria (un po’ più segreta) che ho chiamato Hot, che contiene disegni un po’ più scandalosi, come una serie di miei studi sull’orgasmo e sulle pose del Kamasutra.

Poi sto facendo alcuni disegni “di coppia” ma ancora non in numero sufficiente per organizzarli in galleria tematica.»

Carezza solitaria. Francesca Graziani
Carezza solitaria. Francesca Graziani

C’è un disegno o una categoria/un soggetto al quale si sente più legata?

«Vado molto a periodi (forse come fa un cantante con le proprie canzoni). In questo momento adoro la galleria La scoperta, e ogni disegno che inserisco in quella galleria la arricchisce e le dà un senso nuovo.»

Sul sito c’è scritto che le sue opere non sono in vendita e che disegna senza scopo di lucro. Come mai questa scelta?

«Se diventasse un lavoro non mi sentirei più libera. Se diventasse un lavoro avrei stress e ansie da prestazione. Io, purtroppo, ho delle enormi fragilità emotive. Il disegno funziona come terapia finché è fuga e libertà.» 

Chi volesse un disegno di sé, come può contattarla?

«Io non faccio ritratti su commissione come ho detto in risposta alla domanda precedente: mi devo sentire libera! In realtà poi a volte faccio anche dei ritratti e disegni che non rientrano nelle gallerie che curo e a cui tengo.

Questi disegni sparsi li faccio principalmente solo per ringraziare chi mi aiuta nelle gallerie a me più care. È un mio modo per ripagare la gentilezza e il tempo che le persone perdono per assecondare le mie esigenze.»

Allora cambio domanda: chi volesse contribuire con il proprio corpo alle sue gallerie, come può contattarla?

«Io ovviamente, con il mio handicap, non ho nemmeno un telefonino e faccio tutto dal PC.

Quindi tramite la mia mail: idisegnidifrancesca@gmail.com oppure tramite Facebook o Instagram.»

Serena Pisaneschi

In alto: Francesca Graziani nel suo studio

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Dal N. 9 de L’Altro Femminile. Leggi il numero completo della rivista digitale QUI.

Se questo articolo ti è piaciuto condividilo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *