Wikipedia e la mancata parità di genere: in Italia ci pensa Camelia Boban

wikidonne - wikipedia
Camelia Boban e WikiDonne impegnate per una rappresentazione equa e paritaria sull’enciclopedia online più diffusa.

Wikipedia è l’enciclopedia libera online a cui tutti ormai facciamo riferimento per reperire velocemente informazioni. Durante le ricerche in rete, mi è spesso capitato di non trovare su Wikipedia donne che pure avrebbero meritato attenzione, o che erano presenti ma solo con misere pagine povere di notizie. Del resto se la rete rappresenta uno specchio delle nostre società tutto questo non dovrebbe meravigliare.

Il fenomeno sembra essere diffuso in modo trasversale anche alle pagine di Wikipedia di altri paesi, dove le biografie al femminile si attestano intorno al 15%. Le donne sono regine indiscusse, si fa per dire, dei cosiddetti link rossi. Su Wikipedia, se viene citato qualcosa o qualcuno di cui ancora nessuno ha scritto, il link in rosso offre la possibilità, a chi vuole, di inserire le informazioni mancanti. Nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di una donna, come se non fosse abbastanza meritevole di essere la protagonista di una propria pagina personale. Nel 2018 chi collaborava con Wikipedia era solo per il 9% di sesso femminile e questo magari non aiuta una rappresentazione paritaria.

Di tutto questo c’è chi se ne è accorto da tempo e ha cercato di porre rimedio. Ovviamente si tratta di una donna, Camelia Boban, che nel 2016 ha creato l’associazione WikiDonne per arginare il fenomeno. In sei anni ha raccolto intorno a sé oltre 700 editor con l’obiettivo di riequilibrare la presenza femminile su Wikipedia. Insieme hanno creato quasi 3200 voci e ne hanno modificate altre 9500, cliccate più di 22 milioni di volte. Progetti analoghi sono nati anche in altri paesi come Spagna, Francia, Regno Unito, Germania e Olanda e in questi anni la presenza al femminile su Wikipedia è aumentata.

La mancata presenza sembra sia anche determinata da una carenza storica di attenzione riservata alle donne e ai loro risultati. Mancando le fonti è più difficile promuoverne la conoscenza. Se nessuno parla, scrive o diffonde i tuoi successi in pratica resti invisibile, quasi come se tu non fossi mai esistita. In questo modo si alimenta anche il circolo non virtuoso del cosiddetto effetto San Matteo, il processo per cui le nuove risorse disponibili vengono ripartite fra i partecipanti in proporzione a quanto hanno già. È quello che si verifica in ambito scientifico quando il riconoscimento di importanti risultati viene determinato più da comunicazioni falsate dalla maggiore visibilità che dall’effettiva capacità del protagonista, magari di sesso femminile. Come se maggiori pubblicazioni fossero indice di maggiori abilità. I meccanismi degli algoritmi della rete fanno poi da amplificatori del fenomeno, offrendo più visibilità a chi è più cliccato.

Il motto di WikiDonne è di rendere le donne visibili in Wikipedia per una cultura libera e rappresentativa. Noi de L’Altro Femminile, nate con un progetto editoriale che si ispira agli stessi valori, non potevamo certo non raccontarvi la loro storia e porre l’attenzione ancora una volta su quanto la diffusione di conoscenza debba essere sempre di più paritaria e inclusiva.

Paola Giannò

Foto in alto: Camelia Boban, fondatrice di WikiDonne 

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