Cara Pace di Lisa Ginzburg, viaggio nell’intimità di un rapporto esclusivo

cara pace - lisa ginzburg
Una storia toccante di autoanalisi e introspezione. Due forze opposte e complementari che contribuiscono in egual misura a creare il loro equilibrio perfetto.

Quello che ci racconta Lisa Ginzburg nel suo Cara Pace (Ponte alle Grazie), altro titolo semifinalista al Premio Strega, è il rapporto difficile, conflittuale ma allo stesso tempo simbiotico e strettamente allacciato di due sorelle: Nina e Maddalena. Maddalena è la più grande, riflessiva, prudente, molto a suo agio nel suo carapace, mentre Nina, di pochissimo più piccola, è ribelle e impulsiva, più dedita all’istinto che alla razionalità. Fin da piccole vengono affidate a Mylène, una sorta di tata che si farà carico della loro crescita fino alla maggiore età, poiché i genitori non possono (o non vogliono) sostenere quel ruolo. Ma crescono bene le due sorelle, con lo sport a fare da valvola di sfogo e una dimensione privata nella quale nessuno riuscirà mai a entrare. «Nina è così tanto della mia vita: la abita, quanto io abito la sua. Soffriva, soffrivo con lei» dice Maddalena, ed è proprio lei la voce narrante che, a pochi giorni da un viaggio a Roma, ripercorre decenni della sua vita passata portandoci con sé.

Leggere le vicende di queste sorelle così diverse mi ha riportato alla mente Elinor e Marianne, le due indimenticabili eroine di Jane Austen: l’una posata e logica, l’altra facile preda dei sentimenti. Così sono anche Maddalena e Nina: agli antipodi ma complementari. Il punto di vista dal quale ascoltiamo la loro storia è quello di Maddalena, come ho detto, quindi non sapremo mai se anche Nina “soffre” quel rapporto come sua sorella maggiore, a volte sentendosene in balia a volte lasciandosi trasportare, ma di sicuro senza mai poterne fare a meno: «di Nina ho bisogno, già allora avevo capito quanto molte volte fosse il suo caos a proteggere me più di quanto il mio fare prudente non tutelasse lei» dice.

cara paceAnche da adulte e in due continenti lontani, con vite molto diverse e ore di fuso orario in mezzo, Maddalena giustifica telefonate notturne e messaggi incalzanti, tutte continue richieste di attenzione di cui Nina non può fare a meno. A volte si difende ignorandola, ma il suo silenzio dura pochissimo e Nina torna presto a essere protagonista. Perché è così che sono: Nina la star e Maddalena la comparsa. Ma questa compartecipazione l’una nella vita dell’altra ha radici profondissime nell’infanzia e adolescenza quanto meno anomale che hanno vissuto, nel bastarsi a vicenda, nell’appoggiarsi a Mylène pur sapendo che non sarebbe stato per sempre. «Esiste un grado di intimità femminile da cui mi viene spontaneo scappare, perché nella mia testa la vicinanza è territorio esclusivo di noi due sorelle: qualcosa di irriproducibile altrove» così Maddalena “sente” Nina, pur stando chiusa nel suo carapace, nella sua cara pace, e non uscendone quasi mai, ma proprio queste due forze opposte e complementari contribuiscono in egual misura a creare il loro equilibrio perfetto.

Lisa Ginzburg mette in scena una storia toccante, di autoanalisi e introspezione, e lo fa con un linguaggio importante e costruendo frasi appena fuori dagli standard della narrativa canonica, ma per questo molto affascinanti. Le pagine vanno lette lentamente per gustare l’armonia diversa dell’uso delle parole e per apprezzare un viaggio intimo in una dimensione ancora più intima: quella che può nascere tra due sorelle.

Lisa Ginzburg (Roma, 1966) è scrittrice, traduttrice e storica della filosofia italiana. Ha scritto Desiderava la Bufera (Feltrinelli, 2002), Colpi d’ala (Feltrinelli, 2006), Malìa Bahia (Laterza, 2007), Spietati i mansueti (Gaffi, 2016), Per amore (Marsilio, 2016), Buongiorno mezzanotte, torno a casa (Italo Svevo ed., 2018) e Pura Invenzione. Dodici variazioni  su Frankenstein di Mary Shelley (Marsilio, 2018).

Serena Pisaneschi

Foto in alto: Lisa Ginzburg

Se questo articolo ti è piaciuto condividilo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Solve : *
30 ⁄ 10 =