Pillole di femminile – Storie piccole che raccontano un mondo grande #188

una voce in più - pillole di femminile
Oggi pubblichiamo il racconto di Franco Zanella Una voce in più. Il potere del canto, che scioglie le durezze della vita e avvicina a Dio.

Pillole di femminile, la rubrica per riflettere su alcuni piccoli grandi temi legati alla vita di tutti i giorni. Partecipa alla nuova call: cerchiamo nuove voci per le nostre pillole. Invia il tuo racconto entro il 6 aprile 2026.

UNA VOCE IN PIÙ di Franco Zanella

Vista da sotto la facciata di mattoni rossi sembra dissolversi nella notte.

In un arco di pietra bianca tra due colonne sporgenti trova posto un portone di legno grigiastro e consumato ai bordi, chiuso.

Più su un rosone di vetro opaco.

Dietro si intuiscono buio e silenzio.

Nella chiesa di periferia l’ultima messa è già finita e la prossima sarà solo domattina.

Tre profonde rughe sulla fronte sfuggente, due sottili strisce di capelli grigi a far da contorno a una calvizie lucida, naso a patata tra due occhi stanchi e bocca severa sopra un mento troppo piccolo per quel viso tondo, l’anziano don Attilio ha appena ripetuto l’ultimo rito della giornata, il più terreno.

Si è tolto i paramenti da sopra la camicia grigia, ha riposto il messale, sistemato la pisside, ha chiuso il portone dall’interno e si è ritirato in silenzio in canonica.

Loredana passa di lì ogni sera tornando dal lavoro, andatura pesante e sguardo sul marciapiede, chiusa in un vecchio giaccone di lana blu lungo fino alle ginocchia. Qualche ricciolo nero striato di grigio spunta dal berretto di lana bordeaux e le cade davanti agli occhi spenti, davanti al viso smunto su cui sono ancora visibili le tracce della grazia che vi risplendeva.

È sempre tardi per lei. Non ha più superato quel portone da quando era bambina. Ci andava spesso con la nonna. La navata ampia, illuminata da mille ceri e da un lampadario enorme e discreto, le provocava ogni volta stupore e un’allegria sottile mentre la nonna le dava le cinquanta lire per accendere la candelina.

A volte ci pensa quando percorre quel tratto di marciapiede. Il ricordo di quella serenità le si insinua tra i pensieri della giornata, e lei si ritrova a contemplarlo come si guarda un giardino da dietro un vetro.

Una sera alla settimana quel portone non è del tutto chiuso e, dalla fessura che il battente lascia aperta appoggiandosi sul catenaccio sporto, escono una luce tenue e una melodia leggera.

Per Loredana è solo il segnale che è già mercoledì, che domani sera la bimba dorme dal papà, che il fine settimana si avvicina e che di nuovo deve organizzarsi per sostituire la badante ai genitori.

Nemmeno lei sa come mai stasera si sia fermata, abbia sollevato lo sguardo e teso l’orecchio.

La melodia si mette a fuoco, le sembra di conoscerla.

Spinge il portone, i cardini cigolano, l’anta si apre. I primi passi sul pavimento di marmo liscio e consumato le aprono la memoria: la strofa le torna in mente ed inizia ad accompagnarla con le labbra.

Nello stesso istante all’estremità opposta della navata appare don Attilio.

Un nuovo canto inizia e di nuovo le parole si compongono nella mente di Loredana che le segue, prima con voce flebile, poi più decisa. Si avvicina al coro.

La musica finisce, sulle labbra di Loredana si disegna un sorriso. Un sorriso che mancava da tanto.

Alcuni coristi si girano verso di lei, una donna le tende la mano, un’altra le dice: «benvenuta».

Parte un nuovo inno, con una voce in più.

Don Attilio ha seguito la scena ed è rimasto fermo ad osservarla.

Aspettando che l’ultima nota finisca si accorge che la severità delle sue labbra ha iniziato a sciogliersi.

Una fiammella gli nasce nel cuore al vedere l’espressione di allegria sottile che appare sul volto della nuova arrivata che chiacchiera con chi ha vicino.

Vorrebbe richiamare alla mente la frase di Sant’Agostino: «chi canta prega due volte», invece quella che gli si forma è un’altra: «chi canta porta il sorriso».

Fa un passo avanti, benedice il coro, contempla di nuovo quel momento di serenità inattesa, si congeda, e torna in canonica.

Stavolta sorride.

Franco Zanella

Foto in alto: elaborazione grafica di Erna Corsi

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Franco Zanella

Franco Zanella, tecnico industriale di professione e di formazione, ama scrivere racconti e diari di viaggio. Alcuni suoi testi sono stati pubblicati su Ruotalibera, la rivista di Fiab Verona, su RockBook, rivista online di Arrampicata Verona APS con cui collabora e su questo blog (Pillole di femminile #72). Ha pubblicato il libro per bambini e non solo Santa Lucia vuole bene ai bambini. Testo che ha poi trasformato in uno spettacolo teatrale musicale curando anche i testi delle canzoni. Da grande vorrebbe scrivere un romanzo.

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