Spunti di riflessione per conoscere e comprendere le realtà che ci circondano. La narrazione come strumento educativo.
La narrazione è un elemento che caratterizza e influenza le nostre vite molto più di quanto pensiamo. In merito a quanto l’essere umano sia istintivamente predisposto alla narrazione e su come e quanto ne subisca il fascino irresistibile riflette Jonathan Gottschall nel suo L’istinto di narrare: come le storie ci hanno reso umani, edito da Bollati Boringhieri nel 2018. Emblematica la sua affermazione su come le storie dominano la nostra vita: «Siamo inzuppati di storie fino alle ossa.».
Gottschall passa in rassegna diverse tipologie di narrazione, che non possono certo essere limitate alla sola produzione letteraria. Pensiamo ad esempio alle pubblicità televisive, ai film e alle rappresentazioni teatrali, ai sogni notturni e a quelli a occhi aperti, alla poesia e alla musica che potrebbe essere interpretata come nuova forma poetica. Non si tratta forse di storie? Trascorriamo una quantità incredibile di tempo davanti agli schermi di cellulari, tablet e televisione. Il tempo della lettura è diminuito, ma non per questo ci siamo allontanati dalle storie. La finzione narrativa domina le nostre vite.
Siamo legati alle storie fin da piccolissimi. Crescendo ci lasciamo alle spalle il mondo dei giochi, ma non abbandoniamo quello della finzione. Oggi gli esperti di psicologia infantile sostengono che il gioco simbolico, detto anche “di finzione”, che solitamente inizia intorno ai due anni, abbia una funzione biologica. Si tratterebbe di un’attività che allena il corpo e la mente dei bambini e delle bambine alle sfide che incontreranno. Mentre giocano “a far finta che” i più piccoli sono estremamente seri. Con il tempo i loro giochi diventano sempre più collaborativi e sono capaci di mettere in scena delle vere e proprie rappresentazioni con tanto di trama e personaggi ben caratterizzati. Avete mai fatto caso a come cambiano la voce interpretando i diversi personaggi? Tutto questo avviene spontaneamente e nei contesti più disparati, tanto che persino i bambini di Auschwitz giocavano con la fantasia.
Secondo Gottschall la mente umana è predisposta per le storie, che sarebbe per istinto narratrice. Da adulti come da piccoli la finzione ci aiuta a simulare i problemi che incontriamo nella vita reale. Dagli anni ’90 la scoperta dei neuroni specchio ha ulteriormente accreditato la sua tesi. Le vicende avventurose, romantiche o drammatiche di un film abbiano il potere di interagire e plasmare le nostre menti. Neanche la narrazione autobiografica si sottrae al fascino della finzione. Quella nostra identità che raccontiamo in realtà non rappresenta un racconto obiettivo, ma una narrativa accuratamente modellata, piena di dimenticanze strategiche e significati abilmente elaborati.
Jean Paul Sartre in Le parole sostiene che la scrittura è «l’unico specchio critico dell’uomo». Attraverso la scrittura l’autore francese comprende come essa rappresenti uno strumento per conoscere e comprendere il proprio mondo interiore, mettendolo in relazione anche con il mondo e gli altri. La scrittura di sé rappresenta una sorta di esame di coscienza, un continuo dialogo con noi stessi, che cambia nel tempo e nello spazio, alla continua ricerca di un significato di senso che attribuisce a questo strumento una forte valenza educativa e formativa.
Su come la narrazione abbia una profonda connotazione sociale tratta Elisabetta Biffi nel suo Educatori di storie, edito da Franco Angeli nel 2015. Biffi ricorda un’affermazione del sociologo Paolo Jedlowski secondo il quale «Narrare è un’azione transitiva. Lo è in senso duplice: si narra qualcosa e si narra a qualcuno». Talvolta quel qualcuno siamo noi stessi. Se non avete mai scritto la storia della vostra vita pensate solo a quanto le nostre bacheche social rappresentino delle vere e proprie narrazioni di sé.
Umberto Eco sottolinea come in una narrazione i protagonisti che entrano in gioco non siano solo colui che scrive e colui che legge la storia, ma anche le competenze e conoscenze di entrambi nonché la cultura all’interno della quale si muovono. Quel libro che avete letto a quindici anni, non sarà lo stesso se riletto in tarda età. In educazione si ricorre alla letteratura, soprattutto nel contesto scolastico, nel quale vengono studiate le produzioni di autori proprio per presentare punti di vista diversi senza invitare a sceglierne uno. Marta Nussbaum ricorda come il romanzo ci solleciti ad entrare attraverso l’immaginazione nelle vite degli altri, nei loro sentimenti ed emozioni, anche di chi è diverso da noi.
Altri autori di riferimento sul potere della scrittura, soprattutto autobiografica, sono Franco Cambi e Duccio Demetrio. È con una frase di quest’ultimo sulla storia della nostra vita che concludiamo questo, purtroppo breve, excursus: «Si tratta di cercare di amarla poiché la nostra storia di vita è il primo e ultimo amore che ci è dato in sorte». Presto avremo occasione di raccontarvi su come la redazione de L’Altro Femminile interpreti la narrazione come strumento educativo. Ci sarà una sorpresa, soprattutto per chi ci segue da Firenze. Restate collegati o come si suol dire…stay tuned!
Paola Giannò
Foto in alto: Educazione e società – Immagine realizzata con Imagine Creator
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