Oltre la dipendenza affettiva: ritrovare se stesse tra corpo e legami

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Articolo a cura di Elisabetta Fanti (Psicoterapeuta rogersiana) e Andrea Guerrini (Psicoterapeuta bioenergetico) dello Studio F.G. di Empoli.

La dipendenza affettiva è una ferita silenziosa che molte donne portano dentro di sé. È una trama sottile che lega il desiderio d’amore alla paura di perdere, la voglia di sentirsi vive alla rinuncia di parti importanti della propria identità. Non è soltanto un bisogno di vicinanza, ma spesso diventa una catena invisibile che intrappola nella ricerca continua di approvazione, lasciando in ombra sogni, progetti, possibilità di realizzazione personale.

Nel nostro lavoro clinico incontriamo spesso donne piene di talento e sensibilità, capaci di grande dedizione, che però faticano a portare avanti gli studi, a costruire un percorso lavorativo soddisfacente, a sentirsi davvero legittimate nel desiderare per sé. La radice di questa difficoltà non sta in una mancanza di forza, ma in una struttura relazionale che si è plasmata sin dall’infanzia. Quando i primi legami di attaccamento sono stati instabili, freddi o al contrario troppo invadenti, la bambina cresce imparando che il proprio valore dipende dall’essere utile all’altro, dal dare senza misura, dal prendersi cura. Da adulta, questa dinamica prende la forma della dipendenza affettiva: un amore che divora invece di nutrire, un legame che soffoca invece di far fiorire.

Il corpo conserva le tracce di questa storia. Spalle chiuse, respiro trattenuto, sguardo che fatica a sollevarsi: segni sottili che parlano di una difficoltà a stare diritte nel mondo, ad affermare la propria presenza. Qui la bioenergetica diventa strumento prezioso, perché aiuta a sciogliere le corazze fisiche e a restituire vitalità ai gesti e al respiro. Accanto a questo, l’approccio rogersiano offre uno spazio caldo e accogliente, in cui la donna può finalmente sentirsi ascoltata senza giudizio, ritrovando fiducia nel proprio sentire.

Il percorso non è semplice. Per molte donne significa attraversare la paura di non essere amate se non nella misura in cui si sacrificano, affrontare il senso di colpa quando cominciano a dire dei “no”, sopportare il vuoto che all’inizio accompagna il distacco da relazioni squilibrate. Ma proprio in quel vuoto può nascere qualcosa di nuovo: la possibilità di scoprire desideri autentici, di scegliere per sé, di costruire legami in cui l’amore non annulla ma sostiene.

La terapia diventa così un luogo in cui corpo e parola si incontrano. Nel radicarsi a terra, nel respirare più a fondo, nel raccontare la propria storia con una voce che acquista sicurezza, la donna sperimenta che è possibile vivere senza dipendere. È un cammino che porta a trasformare la fragilità in risorsa, la paura in coraggio, la dipendenza in libertà di amare davvero.

Esercizi per ritrovare se stesse

Un primo esercizio semplice ma potente è quello del radicamento. In piedi, con i piedi ben piantati a terra e le ginocchia leggermente piegate, ci si concede qualche minuto per respirare e sentire il contatto con il suolo. È come dire a se stesse: “Io ci sono, ho un posto qui”.

Un secondo momento di lavoro può essere vissuto sdraiandosi e portando le mani sul petto. Con ogni inspiro si immagina di aprire lo spazio del cuore, con ogni espiro si lascia andare il peso delle paure e delle tensioni. Alzandosi lentamente, ci si accorge che il respiro può accompagnare una postura più libera e sicura.

Infine, un esercizio creativo: prendere un foglio bianco e scrivere tre desideri che appartengono soltanto a sé, non legati a nessun altro. Poi scegliere un piccolo passo da compiere entro la settimana per avvicinarsi a ciascuno. È un gesto semplice, ma ha il potere di ridare voce a ciò che troppo spesso è rimasto in silenzio.

Ritrovare sé stesse non significa smettere di amare, ma imparare ad amare senza perdersi. È un cammino che restituisce dignità, respiro e forza. È la possibilità di dire: “Io ci sono, con il mio corpo, la mia voce, i miei desideri. E da qui scelgo come stare al mondo”.

Elisabetta Fanti e Andrea Guerini

In alto: Foto di Matheus Bertelli su Pexels

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Elisabetta Fanti e Andrea Guerini
Elisabetta Fanti e Andrea Guerini

Dott.ssa Elisabetta Fanti, Psicologa Psicoterapeuta, specializzata in psicoterapia umanistica Rogersiana Cell. +39 339 534 7455.

Dott. Andrea Guerrini, psicologo psicoterapeuta specialista in analisi Bioenergetica Cell. 3477709274.

Studio di psicoterapia FG, Empoli, via Pianezzoli 4. Specialisti in Dipendenze Affettive.

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