La rivincita delle single secondo Laura Gramuglia in Contro il matrimonio

Laura-Gramuglia

Nel suo ultimo lavoro l’autrice riflette su impegno matrimoniale, materno e autodeterminazione femminile.

Con il suo Contro il matrimonio, guida sentimentale per ragazze di ieri, oggi e domani (EDT, 2025) la conduttrice radiofonica e scrittrice Laura Gramuglia dà vita a un testo ibrido tra saggio, autobiografia e manuale di sopravvivenza. A un libro che vuole mettere nero su bianco, dati alla mano, quella che è una verità incontrovertibile. Scegliere matrimonio e maternità è una delle tante opzioni da perseguire nella vita di una donna, una strada non più a senso unico per nessuna.

Contro il matrimonio - Laura GramugliaPartendo dall’esperienza personale, Gramuglia sostiene l’importanza dell’amor proprio e del rispetto di sé come punto di partenza nella vita di ogni donna. La necessità, per chi non scelga fiori d’arancio e vociare di bambini, di non sentirsi sbagliata o sola. Che non c’è niente di male a pensarsi al di fuori di un rapporto a due o scegliere relazioni che non seguono modalità tradizionali.

A dimostrazione di questo Gramuglia chiama in causa numerosi saggi, romanzi, film, serie tv, eventi di cronaca.

Porta esempi di coppie famose che sembravano inossidabili. Lei che di coppie ne sa parecchio, visto che il suo primo libro, Rock in Love (Arcana, 2012), basato su storie d’amore tra star della musica, è diventato l’ispirazione per l’omonimo programma da lei condotto in onda su Radio Capital.

Non manca il riferimento a donne che hanno spiccato per la loro personalità unica, come le scrittrici Christine de Pizan e Moderata Fonte. A quelle che hanno subito legami parentali tossici, come Sylvia Plath e Anne Sexton. A chi avrebbe dovuto rinunciare a un matrimonio sbagliato per salvarsi, si pensi a Whitney Houston.

Il tutto è illustrato con uno spirito acuto e un linguaggio ironico che non sminuisce la serietà del lavoro di documentazione dell’autrice. Accompagnato da una colonna sonora che chi legge troverà disponibile in un link nel testo.

Colpisce la notizia che entro il 2030 il 45 per cento delle donne comprese tra i venticinque e i quarantaquattro anni deciderà di non avere figli.

A fronte di questo viene da pensare che il restante 55 per cento che voglia accollarsi la responsabilità di perpetrare la specie non deve esser lasciato solo. Che il peso della gestione casalinga e familiare non può più pendere verso un piatto della bilancia gravato da secoli. Forse è venuto il momento di cominciare a considerare la cura in generale – di bambini, anziani, persone in difficoltà – in un’ottica più ampia. Come responsabilità della famiglia in senso lato, della società in uno stato davvero evoluto.

Perché, come scrive Gramuglia, la causa del basso tasso di natalità del nostro Paese non dipende dal miglioramento del livello di istruzione delle donne, secondo l’opinione di alcuni che, ne sono certa, non fa rabbrividire solo chi scrive. Ma piuttosto dalla mancanza di welfare adeguato.

A dispetto del contesto sfavorevole, chi volesse perseguire la via tradizionale, ricordi che, come scrive l’autrice, il matrimonio non dovrebbe essere «la fine dell’ambizione individuale e un espediente per terminare la narrazione». Ma un impegno costante che non tutte né tutti sono costretti a prendere. Così come quello della genitorialità.

Silvia Roncucci

Foto in alto: Laura Gramuglia – Firenzeurbanlifestyle.com

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