Pillole di femminile – Storie piccole che raccontano un mondo grande #203

Larissa Vannucci - Pillole di femminile
Oggi vi presentiamo Estate, di Larissa Vannucci. La fatica di sopportare la luce estiva, soprattutto quando dentro è buio.

Pillole di femminile, la rubrica per riflettere su alcuni piccoli grandi temi legati alla vita di tutti i giorni. Partecipa alla nuova call: cerchiamo nuove voci per le nostre pillole. Invia il tuo racconto entro il 31 agosto 2026.

ESTATE di Larissa Vannucci

Estate di Bruno Martino era la canzone preferita di sua madre Adelaide.

«Odio l’estate» intonava il cantante con quella voce pacata e intensa.

Anche sua madre odiava l’estate ma non c’era niente di poeticamente romantico nel suo odio.

Non c’era un amore perduto che le faceva rimpiangere un’estate passata.

L’estate le procurava un malessere fisico.

Margherita non capiva, era una ragazza che amava il sole, desiderava sdraiarsi sulla spiaggia, vivere le lunghe giornate circondata dalla luce e dal calore.

Non capiva come Adelaide potesse odiarla.

Tutto ciò che a Margherita faceva brillare lo sguardo, per sua madre era tormento e disperazione.

«Al mattino mi sveglio angosciata perché so che ci sarà troppa luce, che il caldo mi farà sudare, che la giornata sarà troppo lunga. Comincio a stare meglio nel tardo pomeriggio quando mi accorgo che manca ormai poco alla fine della giornata, che il sole tramonterà e finirà tutta quella luce insopportabile e il caldo»

Il sudore, colla lucida di francobollo, le si appiccicava addosso la mattina e non l’abbandonava fino al tramonto.

Dalla cima dei capelli alla punta dei piedi non c’era un lembo di pelle risparmiato da quel supplizio, ma il malessere che si manifestava nel corpo, in realtà si annidava dentro.

Per la figlia era impossibile capire.

Come non amare quello splendore che allungava il giorno come un elastico a scapito del buio?

«Odio l’estate, il sole che ogni giorno ci donava, gli splendidi tramonti che creava, adesso brucia solo con furor…»

Sì, per sua madre quel sole bruciava e basta e non le dava nessuna gioia, nessun beneficio, solo un ininterrotto sconforto, un avvilimento devastante.

Era una donna dolcissima e tenera, ironica e simpatica che aveva disseminato gioia costante sul suo cammino, che aveva insegnato, a Margherita, a sorridere alla vita.

Eppure era una donna terribilmente depressa, ma aveva dissimulato, era stata bravissima a sviare l’attenzione, a costruire intorno alla figlia un mondo luminoso e positivo.

Solo più tardi Margherita aveva capito, in quel modo in cui la verità si manifesta senza aver fatto niente per andarla a cercare.

Lo aveva visto in fondo allo sguardo di sua madre, nei sorrisi che erano solo una carta con cui confezionava i giorni per sua figlia.

Lo aveva compreso in modo istintivo quando era diventata adulta.

Aveva capito che per Adelaide era intollerabile dover sopportare quel chiarore intenso che sottintendeva vitalità e gioia.

Lei che aveva il buio dentro, come poteva amare il suo contrario?

Era davvero troppo da sopportare.

Larissa Vannucci

Foto in alto: elaborazione grafica di Erna Corsi

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Larissa Vannucci Larissa Vannucci nata e vissuta sempre a Pistoia. Fino al 2017 titolare del negozio Clinica del rasoio nel centro cittadino. Insegnante di balli caraibici fino al 2019. Ha pubblicato Aurora allo specchio (2021), Rami e radici (2022), Briciole di pane (2023), Un’altra alba (2024) e Per tutto il tempo (2025) con Youcanprint.

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2 commenti su “Pillole di femminile – Storie piccole che raccontano un mondo grande #203”

  1. Stefania Russo

    Brava, come sempre, pur nella semplicità del racconto, a far percepire le emozioni e le inquietudini dei personaggi raccontati.
    Una scrittura lineare che mette tranquillità.

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