Due storie di umorismo tagliente e resistenza quotidiana che raccontano l’oggi e le ferite dell’Irlanda del Nord.
Questo venerdì vi porto in Irlanda con Grande ragazza, piccola città di Michelle Gallen. Pubblicato in Italia nel settembre 2025 da Keller Editore, nella traduzione di Elvira Grassi, il romanzo è considerato uno degli esordi più significativi della narrativa irlandese contemporanea. Gallen costruisce una storia intensa dietro una trama semplice solo in apparenza. L’autrice intreccia il peso del trauma collettivo e la marginalità sociale. Emerge il desiderio di trovare una via di fuga da una realtà che sembra lasciare poco spazio al cambiamento
La storia si svolge nell’arco di pochi giorni del 2004, nella cittadina immaginaria di Aghybogey, in Irlanda del Nord, a pochi anni dalla fine dei Troubles. La protagonista è Majella O’Neill, ventisette anni, commessa del Fritto e Mangiato!, che conduce un’esistenza scandita da una routine immutabile accanto a una madre alcolizzata, mentre del padre si sono perse le tracce da tempo. L’equilibrio precario della sua quotidianità viene incrinato dalla morte violenta della nonna, unico vero punto di riferimento affettivo. Questo evento la costringe a fare i conti con un passato familiare fatto di silenzi e segreti, aprendo al tempo stesso uno spiraglio verso un futuro che, fino a quel momento, sembrava impensabile.
La trama, però, è quasi un pretesto, il punto di partenza. Il cuore del romanzo risiede nella quotidianità di Majella. I clienti della friggitoria, di cui conosce perfettamente gusti, manie e abitudini. Le sue liste mentali, la televisione sempre accesa, il cibo, la ripetitività delle giornate. E poi i ricordi che riaffiorano nel confronto costante con una comunità tanto soffocante quanto pronta a giudicare.
Il vero punto di forza del romanzo è senza dubbio la sua protagonista. Majella è sarcastica, brusca e, a tratti, persino scortese. Non conquista fin dalle prime pagine, mantiene le distanze e sembra respingere ogni tentativo di immedesimazione. Eppure, è proprio questa sua ruvidità a renderla autentica. Una volta superata l’iniziale diffidenza, è difficile non affezionarsi a lei. Majella interpreta il mondo attraverso un sistema di elenchi, schemi e rituali che le permettono di dare un ordine alla realtà. «Nella sua testa Majella aveva una lista di cose che non le andavano a genio. In sette anni la top ten non era mai cambiata». E, significativamente, «la lista delle cose che per Majella invece avevano un senso era molto più corta». Sono dettagli come questi a delineare una figura straordinariamente originale e a restituirne, con ironia e precisione, il modo unico di guardare il mondo.
Il Fritto e Mangiato! si trasforma in un osservatorio privilegiato sulla vita della cittadina. Da dietro il bancone, Majella assiste al continuo via vai di un’umanità multiforme. Ci sono persone con problemi di alcol, fanatici religiosi, adolescenti inquieti, anziane e anziani, famiglie segnate da fragilità e silenzi. Attraverso questi incontri, le vicende individuali si intrecciano con la storia dell’Irlanda del Nord. Le divisioni tra cattoliche e cattolici e protestanti sono tutt’altro che scomparse e la tensione continua a permeare la quotidianità, restituendo il ritratto di una comunità ancora profondamente segnata da ferite mai rimarginate. Pur terminato il conflitto, il suo lascito continua a influenzare i rapporti tra le persone, le identità e il modo stesso di abitare quel territorio.
Uno degli elementi più originali di Grande ragazza, piccola città è la scrittura. La prosa alterna elenchi, ripetizioni, flussi di coscienza e dialoghi serrati, dando vita a una lingua vivace, fortemente radicata nel linguaggio parlato. Un ritmo che la traduzione di Elvira Grassi riesce a restituire con grande efficacia, preservando la musicalità del testo e affrontando la complessa sfida di trasporre in italiano le inflessioni e il registro dello slang nordirlandese.
In abbinamento con il romanzo di Michelle Gallen vi propongo Derry Girls, serie televisiva britannica e irlandese ideata da Lisa McGee. Composta da tre stagioni (per un totale di diciannove episodi), tutte disponibili su Netflix, è una sitcom ambientata nella Derry degli anni Novanta, nel pieno degli ultimi anni dei Troubles.
Racconta le vicende adolescenziali di quattro ragazze cattoliche: Erin, la cugina Orla, la nevrotica Clare, la sfacciata Michelle. A questo gruppo si unisce James, cugino di quest’ultima. In punto di forza della serie è da cercarsi nel contrasto stridente tra l’assoluta banalità dei drammi adolescenziali e lo sfondo opprimente dei Troubles. Le ragazze e i ragazzi attraversano strade presidiate da soldati armati di mitragliatrici e affrontano i frequenti allarmi bomba con una sorta di rassegnata normalità, mentre le loro vere preoccupazioni riguardano soprattutto il ballo della scuola che la complessa situazione politica dell’Irlanda del Nord.
Uno dei grandi meriti di Derry Girls è aver portato al centro della narrazione le esperienze delle ragazze in un contesto a lungo raccontato attraverso prospettive prevalentemente maschili del conflitto, mettendo in primo piano esperienze spesso rimaste ai margini delle narrazioni tradizionali. Grazie alla scrittura brillante di Lisa McGee, la serie dà vita a personaggi indimenticabili, capaci di far sorridere senza mai ridurre o banalizzare il dolore collettivo.
Chi ha apprezzato Grande ragazza, piccola città ritroverà in Derry Girls molte delle atmosfere che attraversano il romanzo di Michelle Gallen. Entrambe le opere raccontano l’Irlanda del Nord attraverso la quotidianità di persone comuni, mostrando come l’ombra dei Troubles e delle loro conseguenze continui a riflettersi sulla vita privata e sulle relazioni. Tra la Derry degli anni Novanta raccontata nella serie e la Aghybogey del 2004 esiste una sorta di continuità ideale: cambiano le età e le circostanze, ma restano il peso della storia, il senso di appartenenza a una comunità chiusa e il bisogno di trovare spazi di libertà. A unirle c’è anche lo stesso umorismo nordirlandese, secco, pungente e capace di convivere con la consapevolezza del dolore. Buona visione e buon fine settimana!
Sara Simoni
Foto in alto: Michelle Gallen (da centreculturelirlandais.com)
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