La sonnambula è un romanzo ambientato nel diciannovesimo secolo che si spinge oltre gli stereotipi attribuiti al mondo femminile.
Edito da Bompiani, La sonnambula è arrivato in libreria nei primi giorni del 2026. Il romanzo è stato proposto per il Premio Strega da Roberta Mazzanti. Bianca Pitzorno racconta una storia di donne senza cadere mai negli stereotipi, né in quelli del diciannovesimo secolo, né in quelli che mal sopportiamo ancora oggi. È sorprendente notare quanto poco differiscano. In un mondo trasformato dell’evoluzione della tecnologia, oggi riconosciamo nelle preoccupazioni della sonnambula protagonista del libro molte di quelle che ancora angustiano molte di noi.
Il termine sonnambula all’epoca non descriveva una donna che vagava durante il sonno, indicava chi aveva poteri psichici, chi poteva prevedere il futuro. Alcuni episodi di una sorta di trance durante la fanciullezza della protagonista le valgono questo titolo ma non le permettono di sfuggire al proprio destino.
Il matrimonio che aveva desiderato si rivelerà per la donna una trappola mortale. Non avendo nessuna possibilità legale di difendersi, decide di fuggire nascondendosi in una città lontana. Diventa così “Ofelia Rossi, rinomata sonnambula” e si guadagna da vivere vendendo buoni consigli mascherati da predizioni. Pur consapevole della truffa, sa che come donna sola non ha molte altre possibilità per condurre una vita dignitosa.
Con una condanna che è già in sé un’assoluzione, Bianca Pitzorno restituisce la dignità a tutte le donne penalizzate dalle regole della società.

La motivazione alla candidatura di La sonnambula al Premio Strega
«Non chiedetevi a quale genere appartiene questo romanzo, ma abbandonatevi al piacere di una narrazione che Bianca Pitzorno mantiene in equilibrio tra realtà e invenzione: come un’acrobata tra romanzo picaresco, sentimentale, fantastico e storico, riattraversa tradizioni popolari e colte, ne ribalta le convenzioni e ci trascina in una sarabanda sorprendente, dove ogni frammento si fonda su un dato storico e si fonde con l’invenzione romanzesca.
La vicenda della Sonnambula nella Sardegna di fine Ottocento sfugge al pittoresco perché radicata in ricerche d’archivio e memorie familiari; evita gli stereotipi del femminile perché le protagoniste sono donne normali ed eccentriche, che nei consulti con la Sonnambula trovano il coraggio di sottrarsi alla sottomissione ai costumi tradizionali. Geniale è la rappresentazione della relazione fra la Sonnambula e le sue clienti come una “terapia di parola”: forse nessun potere sovrumano, ma la capacità di ascoltare e trarre consigli preziosi. Così il lettore sospende l’incredulità di fronte a personaggi reali più fantastici degli inventati, fino al lieto fine che rovescia i ruoli di genere nella libertà nomade del circo.»
Erna Corsi
Foto in alto: Bianca Pitzorno
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