La sua bellezza, il carisma e la capacità di incarnare un ideale di poesia libera e aristocratica la resero un’icona culturale.
Negli anni Settanta e Ottanta, mentre molti poeti si confrontavano con la dissidenza politica, Bella Achmadulina scelse una via più appartata. Continuò a scrivere, tradurre, collaborare con il cinema e il teatro, ma mantenne una distanza prudente dalle polemiche pubbliche.
Dopo il 1991, con la fine dell’URSS, la sua figura fu riscoperta come simbolo di integrità morale e di continuità culturale. Ricevette numerosi premi, fu candidata più volte al Nobel e divenne un punto di riferimento per le nuove generazioni di poeti.
Morì nel 2010, lasciando un’eredità poetica vasta e ancora poco esplorata fuori dalla Russia. Evgenij Aleksandrovič Evtušenko, suo primo marito, apprese la notizia mentre si trovava in una clinica all’estero: «Cosa posso dire?» rispose con l’anziana voce incrinata alla telefonata di un giornalista. «Sono del tutto stupito, avvilito e solo la circostanza che mi trovo in attesa di un intervento chirurgico mi impedisce di volare immediatamente a Mosca.»
Come si legge sul blog di poesia russa Lo specchio: « il poeta si innamorò di Bella leggendo i suoi versi. “Il tuo essere italiana e tatara è finito sotto la nostra neve russa”, scrisse a proposito di Bella. Si sposarono nel 1957 conducendo una vita bohémienne…
Quando Evtušenko andò per alcuni mesi in missione in Siberia, Bella chiese insistentemente di andare con lui che, però, rifiutò. A porre fine alla loro storia fu la perdita di un figlio. Quando Bella rimase incinta Evgenij, secondo le sue stesse parole, a causa del suo giovanile egoismo la costrinse ad abortire. Allora non era pronto a lavare pannolini e a correre nella piccola cucina dietro alle pappe di un bambino. Voleva vivere per sé stesso. Bella visse un aborto doloroso e si allontanarono per sempre.»
La poesia che ascoltiamo oggi, E in ultimo ti dirò: – Addio, è tratta dalla raccolta Tenerezza, edita da Guanda e come sempre l’ascolto è accompagnato dall’elaborazione video curata da Debora Menichetti.
Serena Betti
Foto in alto: Bella Achmadulina – Pangea
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E in ultimo ti dirò: – Addio
E in ultimo ti dirò: – Addio,
e non promettermi amore.
Perderò la ragione. O troverò
la sublime serenità della follia.
Come mi hai amato? Pregustando
l’offesa della fine. Ma non è questo…
Come mi hai amato? Offendendo i principi
dell’amore. Ma in modo così goffo…
Crudeltà del fallimento, io
non ti perdono. Vivo, cammino,
vedo il bianco mondo,
ma il corpo mio è deserto.
La mente vorrebbe ancora un piccolo
lavoro. Ma son deboli le mani.
E uno sciame di odori e di sapori
in volo sghembo si allontana da me.

