Andreea Simionel racconta una storia toccante e introspettiva. Affronta un tema difficile, figlio di una società dedita all’apparenza.
Lo scorso marzo è uscito per Rizzoli La radazza d’aria, ultimo romanzo di Andreea Simionel. La storia è quella di Aryna, ragazza quindicenne che si trova a compiere un passo importante nella vita di tuttə glə adolescenti: il primo anno di scuola superiore.
Aryna però non è una ragazza come le altre. È arrivata in Italia dalla Romania solo un paio di anni prima e l’integrazione, per lei, non è mai stata facile. Il nome complicato da pronunciare da personale docente e compagnə, una lingua che padroneggia molto bene ma che non è la sua, una famiglia che sembra sempre un po’ sopra le righe. E poi c’è il suo corpo che cambia. Incamera forme e rotondità, diventa un corpo di donna che però lei respinge. Lo trova eccessivo, troppo. Così comincia a togliere e aggiungere.
Toglie calorie e aggiunge esercizio. E poi amicizie e aggiunge distacco. E ancora, toglie confidenze e aggiunge freddezza. Ma soprattutto toglie salute, la sua. Chi le è intorno vede questo cambiamento, non solo fisico. Aryna è scostante e nega l’evidenza fino a che sua madre, con un mezzo inganno, la porta in ospedale. Lei lo capisce ma non ha la forza di reagire, non ha nemmeno la forza di camminare, figuriamoci di ribellarsi. La dottoressa sa chi ha davanti, qual è la patologia (fin troppo comune) che affligge la ragazza. E all’osservazione della madre «non vuole mangiare» la dottoressa risponde con una frase che mi ha spiazzato: «non è che non vuole, non può.»
Credo che tutto il romanzo sia racchiuso in queste parole. Ma cos’è che impedisce a una ragazza molto intelligente, che si gioca il posto di prima della classe con un compagno, di capire che sta mettendo in pericolo la propria vita? Cos’è che non le fa comprendere quanto sia pericoloso? La visione distorta di sé, vedersi sempre troppo grassa anche quando è quasi scheletrica, questo la incatena. È entrata in un loop vorticoso di conteggio calorie e senso di inadeguatezza che non le lascia scampo.
Leggendo il romanzo assistiamo al suo percorso umano. L’incontro con altre ragazze rinchiuse nello stesso dolore, con adulti che proveranno ad aiutarla, con la famiglia che, come può, le sta accanto. Il cammino di Aryna è difficile ed è l’unica che può scegliere la strada che la porterà via da dov’è. Non possono i genitori, le amiche o l’ospedale. Può solo lei. Raccogliere l’amor proprio e dirsi che va bene così com’è.
La ragazza d’aria è un romanzo che affronta il tema difficile dei disturbi alimentari. Andreea Simionel entra in punta d piedi nell’argomento e ce lo racconta dall’inizio. Noi seguiamo le giornate di Aryna, con il tipico altalenio emotivo dell’adolescenza, e piano piano veniamo catapultati dentro una dimensione silenziosa ma devastante. Il romanzo non lascia indifferenti, anzi punta una luce su qualcosa di cui si parla ancora poco e che, in un mondo che si sta concentrando sempre più sull’apparire, si sta diffondendo a macchia d’olio.
Serena Pisaneschi
Foto in alto: Andreea Simionel – foto di Anna Alciati copyright due42fotografie
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