Oggi vi presentiamo 11 novembre 2010, di Arianna Righetti. La presenza imponente di una nonna e il vuoto che lascia quando se ne va.
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11 NOVEMBRE 2010 di Arianna Righetti
Oggi è l’11 novembre. San Martino di Tours, patrono del paese in cui vivo. Quando si avvicina questa data, mi rivedo a scuola mentre ascolto la maestra raccontarci di quando Martino aveva tagliato in due il suo mantello per condividerlo con un mendicante infreddolito. Per me oggi è un giorno speciale, anche perché verrà mia cugina a portarmi i vestiti usati dei suoi figli, ormai grandi. Sono all’ultimo mese di gravidanza! È un maschio e io non potrei essere più felice, vista la prevalenza femminile che contraddistingue la mia famiglia d’origine.
Sono cresciuta a stretto contatto con cugine, zie e nonne, assistendo a svariate visite pomeridiane in cui ci si scambiava ricette, lavori all’uncinetto e aneddoti sull’esperienza di essere diventate madri. Prima fra tutte c’era mia nonna Angela che, dopo aver generato due figli, non aveva più voluto saperne del marito. Poi era il turno di mia mamma che raccontava di come io fossi nata con una mano appoggiata al naso. Sebbene questo le avesse causato una lacerazione, si percepiva che la gioia di aver dato alla luce una bambina, superava nettamente la sofferenza, tanto che, l’idea di partorire a mia volta, non mi spaventava affatto.
Col passare degli anni la salute della nonna Angela peggiorò. Era arrivata al punto di non riuscire più a camminare per via di problema alla schiena che la assillava da tempo. Fu un momento drammatico. La nonna era rimasta vedova in giovane età, con due figli alla soglia dell’adolescenza da mantenere. Abituata a lavorare duramente e a lottare con unghie e denti, ora si ritrovava in una casa di riposo a dipendere totalmente da persone estranee. Mia mamma, nel tentativo di alleviare la sua afflizione, andava a farle compagnia ogni pomeriggio. Anch’io ci andavo ogni tanto, ma quelle visite mi richiedevano un impegno gigantesco.
La nonna era una donna molto esigente, che aveva interferito pesantemente nella vita dei figli e delle nipoti. Voleva tenerci lontani dalle delusioni, con la lodevole intenzione di proteggerci, senza però accorgersi che ci stava togliendo la possibilità di imparare a camminare con le nostre gambe. Soprattutto nella valutazione delle persone che frequentavamo, poteva arrivare ad essere spietata. Era un giudice severo a cui presentarsi e le sue sentenze, una volta proferite, non si dimenticavano facilmente.
Mia cugina è appena arrivata con l’auto in cortile e sta scaricando gli scatoloni con i vestiti. Insieme a me c’è mia mamma che, per l’occasione, ha deciso di saltare la consueta visita alla casa di riposo.
Dopo un rilassante pomeriggio di chiacchiere, io rimango da sola a passare in rassegna gli scatoloni con gli indumenti che profumano di ammorbidente e coccole. Perdo la cognizione del tempo. Poi la suoneria del cellulare e l’annuncio brutale della morte che nessuno è mai pronto a ricevere: la nonna ci ha lasciati. Le infermiere l’hanno trovata nella sua stanza, a terra, senza vita. Le circostanze non sono del tutto chiare perché nessuno era con lei in quel momento.
D’istinto penso al bambino nel mio grembo e non riesco ad abbandonarmi alla disperazione che altrimenti si sarebbe impadronita di me. Non posso però evitare di sentire il vuoto che improvvisamente prende il posto finora occupato dalla nonna. La sua presenza così imponente si frantuma, come le pareti di un palazzo sotto l’effetto di una scossa inaspettata di terremoto. Non posso permettermi di accedere ai sentimenti, per il momento userò solo la ragione.
Ciao nonna. Adesso ci toccherà davvero camminare con le nostre gambe…
Arianna Righetti
Foto in alto: elaborazione grafica di Erna Corsi
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Arianna Righetti nasce a vive tuttora a Negrar di Valpolicella, un paese a vocazione vitivinicola in provincia di Verona. La sua infanzia è caratterizzata dai ritmi della campagna e dai giochi all’aperto con gli amici tra i ciliegi e le viti del luogo. I nonni sono costantemente presenti nella sua quotidianità e questo le permette di venire in contatto con le loro esperienze di vita che lei adora ascoltare. All’università sceglie lingue e letterature straniere come piano di studi. Nel 2009 si sposa con Damiano e poco dopo la famiglia si allarga con la nascita dei loro due figli. Arianna continua a coltivare il suo interesse per le storie narrate, per i libri e per gli albi illustrati. Scrivere è la modalità che le è più congeniale per esprimere sé stessa e il suo mondo interiore.

