Un libro e una serie tv che, tra follia e umanità, raccontano l’intensa vita di un manicomio vista attraverso gli occhi di Tobino.
La mia proposta per questo venerdì è Le libere donne di Magliano, pubblicato per la prima volta nel 1953 e oggi edito da Mondadori. Non si tratta di un romanzo tradizionale, ma di un’opera autobiografica che unisce elementi di diario e testimonianza, nata dall’esperienza diretta dello psichiatra e scrittore Mario Tobino. Più che seguire una trama lineare, il libro restituisce uno sguardo partecipe e profondamente umano su una realtà spesso marginalizzata, trasformando l’osservazione clinica in una riflessione intensa sulla condizione umana.
Composto molto prima della rivoluzione di Franco Basaglia, ma sicuramente un’anticipazione di quel cambiamento, il libro diviene una documentazione rara e preziosa. Il narratore è lo stesso Tobino, che non assume un punto di vista distaccato da medico, ma scrive dall’interno dell’esperienza, attingendo con empatia sia dalle cartelle cliniche sia dalla sua pratica quotidiana. È così che nasce un racconto della vita nel manicomio femminile di Magliano, ispirato al vero ospedale psichiatrico di Maggiano, nei pressi di Lucca, dove lavorò per oltre quarant’anni.
Le donne di Magliano non appaiono come freddi casi clinici, ma come presenze vive, complesse e profondamente umane. Sono insieme affascinanti e fragili, ribelli e ingenue, libere dalle convenzioni sociali, dalle formalità e dalle maschere che spesso regolano i comportamenti. Attraverso le loro storie si coglie come, in quell’epoca, la società tendesse a tradurre la non conformità femminile in una forma di devianza da etichettare e diagnosticare. «Cosa significa essere matti? Perché si è matti? Una malattia della quale non si sa l’origine né il meccanismo, né perché finisce o perché continua. E questa malattia, che non si sa se è una malattia, la nostra superbia ha denominato pazzia».
Il tono dell’autore unisce partecipazione emotiva e rigore professionale, osserva con lo sguardo attento del medico, insieme a umanità, empatia e sensibilità. La forza del libro sta nella rappresentazione del manicomio come uno spazio intrinsecamente ambivalente, al tempo stesso luogo di costrizione e di protezione, teatro di sofferenza in cui le regole della società finiscono per attenuarsi. Mario Tobino racconta con precisione pratiche e ritmi della vita ospedaliera, riuscendo insieme a restituire dignità e voce a persone che la società aveva emarginato.
Attraverso una scrittura ritmica e appassionata, con frasi brevi che richiamano immagini vivide, viene restituita un’identità a queste donne che si trovano fuori dal mondo. Ognuna con una propria storia, personalità e forma di follia. La Lella, vitalità prorompente e indomabile, rappresenta la libertà assoluta e selvaggia, quella che non conosce più le catene della convenzione sociale o della vergogna. La Berlucchi incarna, invece, una malinconia profonda e quasi senza uscita, con una sofferenza silenziosa. La Maresca è una figura vitale e sensuale, che esprime una femminilità libera, non controllata dalle convenzioni, dove la follia si mescola al desiderio. Queste sono solo alcune delle donne che incorrerete tra le pagine e che vi faranno capire come «la pazzia sgomina tutte le ipocrisie».
Insieme al libro di Mario Tobino, vi suggerisco Le libere donne. La serie televisiva italiana è andata in onda recentemente su Rai 1. Attualmente, la trovate disponibile in streaming su RaiPlay. Questa miniserie in sei episodi adatta l’opera di Tobino per il piccolo schermo. Rai Fiction ha prodotto il progetto insieme a Endemol Shine Italy.
La regia è affidata a Michele Soavi, mentre Lino Guanciale interpreta Mario Tobino. L’attore ha approfondito a lungo la figura del medico, restituendo con efficacia il contrasto tra il rigore della psichiatria dell’epoca e l’umanità del personaggio. Nel cast figurano anche Grace Kicaj nel ruolo di Margherita Lenzi (una delle protagoniste della vicenda), Fabrizio Biggio nei panni del dottor Guido Anselmi, stretto collaboratore e amico di Tobino, e Gaia Messerklinger nel ruolo di Paola Levi.
Mentre il libro si presenta come un insieme di ritratti e frammenti lirici, la serie sceglie una costruzione narrativa più lineare. Per dare coesione al racconto, introduce la figura di Margherita Lenzi, una giovane donna internata dal marito contro la sua volontà, attorno al tentativo di Tobino di salvarla si sviluppa l’intera vicenda.
Pur rivolgendosi a un pubblico ampio, Le libere donne conserva quella nota cupa che caratterizza il libro, riuscendo a rappresentare il manicomio come uno spazio di resistenza umana. Questo risultato si deve sia alla regia, capace di costruire ambientazioni suggestive e visivamente curate (dominate da grigi, blu e gialli) sia alla colonna sonora originale di Stefano Lentini. Inoltre, la produzione ha girato in alcune ali dell’ex ospedale psichiatrico di Maggiano, immergendo la narrazione nei luoghi reali degli eventi. Un’ultima curiosità: Michele Soavi è nipote di Paola Levi, storica compagna di Tobino, un legame che conferisce al progetto un carattere particolarmente intimo. Buona visione e buon fine settimana!
Sara Simoni
Foto in alto: Mario Tobino (da rsi.ch)
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