Spunti di riflessione per conoscere e comprendere le realtà che ci circondano. Il digitale adolescente fra rischio e opportunità.
L’avvento del digitale degli ultimi decenni ha prodotto profondi cambiamenti nella nostra società. Le nuove tecnologie ci offrono opportunità e rischi che interessano profondamente la relazione dell’uomo con sé stesso e con il mondo che lo circonda. Le nuove sfide che l’innovazione ci propone non possono essere ignorate e occorre, sempre di più, saperle interpretare. Tale imperativo si rende ancora più categorico per le generazioni più giovani che vivono “avvolti” dalla tecnologia.
Su quanto sia “complicata” la relazione tra digitale, mondo adulto e adolescenti riflette Danah Boyd nel suo It’s complicate: la vita sociale degli adolescenti sul web pubblicato nel 2014 e disponibile dal 2018 anche in lingua italiana grazie a Castelvecchi. Danah Boyd è una studiosa americana di tecnologia e social media. È ricercatrice partner presso Microsoft Research, fondatrice del Data & Society Research Institute e illustre visiting professor presso la Georgetown University.
Il suo testo ha ormai compiuto dieci anni e si basa su uno studio effettuato negli Stati Uniti a metà degli anni Duemila, per questo potrebbe sembrare non essere più un valido strumento. In realtà le tematiche che la ricercatrice americana affronta sono rimaste sostanzialmente invariate e accomunano Paesi diversi. Stessa cosa possiamo dire delle caratteristiche dei social che, pur cambiando nel tempo, hanno mantenuto certe caratteristiche come pervasività e persistenza.
Spesso i genitori demonizzano i social senza riflettere su quanto per il mondo adolescente essi possano rappresentare l’alternativa a quegli spazi pubblici che oggi sono sempre più ristretti, regolamentati e sorvegliati. La rete è quel “non luogo” dove hanno modo di esprimersi, di costruire la loro identità e di fare esperienza. Al termine della premessa l’autrice, auspica l’abbandono dei pregiudizi degli adulti perché “in linea di massima i ragazzi stanno bene, ma vogliono solo essere compresi.”
Sui giovani e il digitale uno dei rischi dal quale mette in guardia Danah Boyd è quello di continuare ad etichettarli come “nativi digitali”. Una definizione coniata dal giornalista americano Marc Prensky nel 2001, ancora oggi molto utilizzata, con la quale identificava i nati a metà degli anni Ottanta che presentavano una complicità digitale che gli adulti delle precedenti generazioni non avrebbero mai potuto sviluppare. Lo stesso Prensky ha poi rivisto la propria posizione sollecitando la necessità di una maggiore “saggezza digitale” e ricordando come sia piuttosto importante riflettere, tutti, su come la tecnologia può essere impiegata.
Sul tema ci invita a riflettere anche Cosimo Di Bari nel suo testo I nativi digitali non esistono edito nel 2023 da Uppa Edizioni. Di Bari è Professore Associato di Pedagogia generale e sociale presso il Dipartimento di Formazione, Lingue, Intercultura, Letterature e Psicologia dell’Università degli Studi di Firenze. La questione dell’interazione con il digitale e su come i media vengono utilizzati riguarda anche i più piccoli, che tra non molto saranno adolescenti. Un libriccino che, in 192 pagine dedicate a genitori, educatori, insegnanti (ma anche nonni), offre interessanti spunti riguardanti la cosiddetta media education. Tanti i suggerimenti su modalità, strategie e finalità per un utilizzo sano dei media. Incredibile quante app, giochi, siti e strumenti utili e accattivanti abbiamo a disposizione e che spesso neanche conosciamo in questo immenso mondo digitale.
Paola Giannò
Foto in alto: Educazione e società – Immagine realizzata con Imagine Creator
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