Un libro che racconta di emarginazione e pregiudizio, e un podcast che ci accompagna nella ricerca della tomba del suo autore.
Per questo venerdì voglio consigliarvi il mio romanzo preferito di Giorgio Bassani: Gli occhiali d’oro. Uscito nel 1958 per Giulio Einaudi Editore, è stato in seguito incluso nel ciclo narrativo Il romanzo di Ferrara, oggi pubblicato da Feltrinelli. È un libro breve, ma densissimo, che in poche pagine traccia il destino di Athos Fadigati, un medico rispettato la cui vita si incrina fino all’emarginazione più dolorosa.
La vicenda è raccontata in prima persona da un giovane studente ebreo, alter ego dell’autore. Fin dalle prime pagine ci viene preannunciato il triste destino del protagonista, e il lettore comprende che non ci sarà un lieto fine. Il dottor Fadigati viene introdotto come un affermato otorinolaringoiatra, trasferitosi da Venezia per dirigere il nuovo reparto dell’ospedale Sant’Anna. La sua figura appare impeccabile: uomo elegante, dai modi raffinati, leggermente corpulento, sempre vestito con abiti chiari e riconoscibile per i suoi inconfondibili occhiali d’oro, simbolo della sua distinta rispettabilità.
Col passare del tempo, l’opinione pubblica sul rispettato dottor Fadigati comincia a cambiare. A insospettire è soprattutto la sua solitudine: il fatto che non abbia legami sentimentali né intenzione di costruirsi una famiglia inizia a far parlare di sé. «Non c’è nulla più dell’onesta pretesa di mantenere distinto nella propria vita ciò che è pubblico da ciò che è privato, che ecciti l’interesse indiscreto delle piccole società perbene». A poco a poco si fanno strada sospetti maligni e insinuazioni malevole, che nemmeno il suo comportamento irreprensibile riesce a contenere.
L’arrivo di Eraldo Deliliers, giovane studente bolognese dal carattere sfacciato e irriverente, segna l’inizio della rovina per il dottor Fadigati. Il ragazzo, abile nel mescolare fascino e opportunismo, riesce a conquistare la fiducia del medico solo per manipolarlo e umiliarlo. Fadigati si ritrova così vittima di un inganno crudele: sedotto, tradito, derubato e infine abbandonato. L’opinione pubblica ferrarese, già pronta a giudicare, lo esclude del tutto. Travolto dalla vergogna e dal dolore, Fadigati precipita in una profonda depressione, da cui non riuscirà a riemergere se non con un epilogo tragico.
Con amara lucidità, Bassani ci invita a riflettere sulle conseguenze che isolamento e umiliazione possono provocare in chi è segnato da una qualsiasi forma di diversità. La condizione del diverso è narrata con profonda delicatezza, mettendo a nudo le sfumature più intime e dolorose dell’esperienza dell’esclusione.
Anche la voce narrante sperimenta una forma di emarginazione legata alla propria identità ebraica. Una condizione resa ancora più drammatica dalle leggi razziali del 1938 e da un clima sociale segnato da silenzio e complicità. Chi non si conforma ai modelli imposti dallo Stato viene progressivamente escluso. Che si tratti di ebraismo o omosessualità, la diversità è percepita come un peso e raccontata con finezza emotiva.
L’autore ricorre a una prosa sobria e misurata, capace di trasmettere tensione senza cadere in toni enfatici. Ogni frase è cesellata, con un ritmo che alterna descrizioni accurate a silenzi carichi di significato, lasciando al lettore lo spazio per “sentire” l’ingiustizia che si cela dietro gesti quotidiani. Grazie all’utilizzo del tempo presente si ha l’impressione che la storia si stia svolgendo davanti ai nostri occhi. L’alternarsi di toni intimi e descrittivi dona al testo un carattere diaristico, dove la sfera personale si intreccia con una riflessione etica di più ampio respiro.
Insieme al romanzo di Giorgio Bassani vi propongo un episodio del podcast Camposanto, disponibile sulle principali piattaforme streaming e che già vi avevo consigliato in una delle mie Top Ten. Si tratta di un podcast scritto e condotto da Giulia Dependor, dedicato ai cimiteri e a chi ama le «storie scritte sulle lapidi, osservare le fotografie sbiadite dal tempo e immaginare le vite degli abitanti di queste immense città ultraterrene».
In particolare, vi consiglio l’episodio quaranta: Il Cimitero ebraico di Ferrara e la tomba di Giorgio Bassani (della durata di poco più di trenta minuti). Come si può intuire dal titolo, si concentra sul cimitero ebraico di Ferrara, il più antico di tutta l’Emilia-Romagna. Teatro di secoli di vite, tradizioni e silenzi raccolti tra file di tombe e alberi secolari.
La voce di Depentor ci accompagna nella sua esplorazione, con descrizioni evocative, percorriamo il viale principale costeggiato da stele segnate dal tempo, dove ogni epitaffio svela vicende familiari, date, volti impressi su ritratti ormai sfumati.
Per me, così come per Giulia Depentor, Il Gairdino dei Finzi-Contini di Bassani è uno dei romanzi del cuore. Proprio durante la sua lettura abbiamo entrambe scoperto l’esistenza del cimitero ebraico di Ferrara attraverso la descrizione della sepoltura “immaginaria” dei Finzi-Contini. Con tutto il suo fascino, il cimitero ha l’aspetto di una grande “giardino segreto” con tombe sparse.
Alcune sepolture sono invase dall’edera e altre presentano elementi simbolici (anche legati alla famiglia di appartenenza). La famiglia Finzi-Contini non esiste ma l’autrice incontra la tomba della famiglia Magrini, la cui storia ha ispirato Bassani per il suo più noto romanzo.
La tomba di Giorgio Bassani è marcata da un monumento di bronzo ideata da Arnaldo Pomodoro e Piero Starogo, circondata da una sorta di recinto rotondo che ricorda un abbraccio. Una descrizione e un racconto sentimentale di un luogo sospeso nel tempo. Buon ascolto e buon fine settimana!
Sara Simoni
Foto in alto: Giorgio Bassani (da italianostragenova.org)
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