Grandi artiste e dove trovarle: il Futurismo al femminile con Benedetta Cappa

Benedetta Cappa
Artista multiforme, Benedetta Cappa contribuì alla creazione dell’estetica dell’aeropittura nel Secondo Futurismo.

Quando scelse di vivere a fianco del poeta e critico letterario Filippo Tommaso Marinetti, la giovane artista Benedetta Cappa (1897-1977) dovette rendersi conto di cosa avrebbe significato. Essere percepita come la compagna su cui il fondatore del Futurismo avrebbe sempre proiettato la propria ombra. Come era successo e sarebbe accaduto a molte altre. Anche se, a quanto pare, nonostante la differenza di età la loro unione fu felice. E oltre alle tre figlie, portò al concepimento di numerosi progetti comuni.

Come molti futuristi della prima ora, Marinetti per anni era stato avverso al matrimonio. Critico verso la «debolezza» tradizionalmente attribuita alle donne – le mépris de la femme era stato uno dei punti cardine del suo Manifesto di inizi secolo.

Salvo ricredersi dopo l’incontro con Benedetta.

Allieva dell’amico Giacomo Balla, Benedetta lo colpì non solo per l’indubbia bellezza, ma anche grazie alle capacità intellettuali e creative che spinsero Marinetti a definirla in seguito sua «eguale e non discepola».

Come altre rappresentanti del movimento, Benedetta Cappa volle farsi conoscere con il solo nome di battesimo, per dimostrare la propria indipendenza dalle figure maschili della famiglia.

Fu scrittrice, pittrice, critica d’arte, saggista, scenografa.

La sua formazione pedagogica, ispirata alle ricerche montessoriane, influenzò l’interesse del marito per il tattilismo come forma d’arte, di percezione e veicolo del pensiero.

Nel suo primo romanzo, Le forze umane (1924), Benedetta ideò le illustrazioni come sintesi concettuali dei capitoli.

Questo lavoro, parzialmente autobiografico, fu seguito da altre due prove letterarie. Il viaggio di Gararà, sul tema dello scontro tra ragione e insondabilità della conoscenza (1931). Mentre Astra e il sottomarino risentì delle teorie psicanalitiche (1935).

Grazie a una maniera che la storica dell’arte Eva di Stefano ha definito «volatile e rarefatta, eppure rigorosa come il taglio di un diamante», Benedetta si espresse al meglio nell’aeropittura. Raffigurando spazi celesti e terrestri visti dall’alto secondo un interesse che coinvolse altri colleghi, come Fillia e Prampolini.

Per Benedetta, tuttavia, questa non fu solo una delle tante declinazioni dell’estetica futurista che esaltava tecnologia e moderni mezzi di comunicazione. Fu legata a un’autentica passione per i viaggi che la portarono a sorvolare Sudamerica e Nord Africa. Visti con occhi onirici, astratti e spirituali.

La delicatezza cristallina dell’arte di Benedetta raggiunse la massima efficacia proprio con le opere di aeropittura che resero il suo stile inconfondibile.

Tra le commissioni ufficiali che ricevette sono da segnalare i cinque pannelli a tempera ed encausto dedicati alla Sintesi delle comunicazioni, dipinti nel 1933-34 per la sala conferenze delle Poste di Palermo.

Benedetta Cappa-Sintesi
Benedetta Cappa, Sintesi comunicazioni telegrafiche e telefoniche (famedisud.it)

Il ciclo, tuttora accolto nell’ambiente art déco progettato da Augusto Mazzoni, costituisce uno dei migliori esempi della produzione pittorica di Benedetta.

Onde, diagonali, sfere luminose, moderne architetture stilizzate, sui toni del blu, azzurro e grigio – tra i suoi preferiti, insieme al rosa e all’oro – incarnano il trionfo della tecnologia nell’ambito della comunicazione aerea, marittima, telegrafica, radiofonica e terrestre.

In seguito alla morte del marito durante il secondo conflitto mondiale, Benedetta si impegnò affinché critici e collezionisti dessero credito al movimento, nonostante i legami passati con il regime fascista. Ci riuscì soprattutto negli Stati Uniti.

Fu proprio qui che il ciclo palermitano venne esposto per la prima volta fuori dall’Italia, nell’ambito della mostra Italian Futurism, 1909-1944: Reconstructing the Universe, tenutasi al Peggy Guggenheim Museum di New York.

Benedetta, insieme ad altre «colleghe», come Regina (Cassolo Bracchi), è un’artista da approfondire e rivalutare. Femminista vissuta in un’epoca in cui gli spazi creativi per le donne erano scarsi e controllati. In cui la credibilità delle intellettuali era facile preda di detrattori o, all’opposto, era esaltata come qualità ammirevole di poche, egregie eccezioni.

Benedetta pose l’accento sul fatto che le donne non sono né superiori né inferiori all’uomo, ma diverse. Sulla convinzione che lo spirito femminile si trovasse, in quegli anni, all’alba della propria espressione creativa.

Silvia Roncucci

Foto in alto: Benedetta Cappa Marinetti da Wikipedia.org.

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