Donne valdesi: una storia di fede e resistenza

Un’analisi storica e teologica del ruolo delle donne nel movimento valdese, dalla predicazione medievale al ministero pastorale contemporaneo.

Dal settimo numero de L’Altro Femminile, donne oltre il consueto, scarica il PDF della rivista o sfogliala online.

Il movimento valdese nasce in un periodo in cui la critica nei confronti di una Chiesa di potere, gerarchica e identificata solo al maschile si faceva spazio in molti modi. Basti pensare ai Catari o agli stessi Francesco e Chiara in Umbria.

Assieme ad altri movimenti pauperisti, tutti questi propongono un Vangelo più vicino alla gente, anche nella lingua. Questa nuova visione non tradisce l’insegnamento di Gesù attraverso la complicità con i potenti e, al contempo, lascia spazio alla fede esplicita delle donne.

Il Cristo nudo

Per più di un secolo, le donne valdesi hanno percorso le strade della Provenza, della Francia e dell’Italia del nord. Predicavano e sceglievano una vita di povertà in mezzo ai poveri. Il loro motto, come per i primi valdesi, era «seguire nudi un Cristo nudo», ma senza diventare monache o ascete. Questo è testimoniato dal fatto che le bonne dames valdesi, proprio come le donne catare, erano mogli e madri, e insegnanti e predicatrici dell’evangelo.

È nel 1300 che le donne valdesi vengono identificate come streghe e cadono dunque sotto la condanna della Chiesa. La loro unica colpa riconosciuta sarà stata quella di aver preteso una parola pubblica. Hanno voluto predicare sia a donne che a uomini. Inoltre, hanno aderito a un movimento che non aveva chierici, ma solo laici e laiche che osavano criticare la Chiesa istituita.

Dall’inizio del 1300 le donne valdesi diventano così più invisibili, protette dai loro stessi compagni interrogati dall’Inquisizione, anche se molte finiranno in carcere e sul rogo.

Il movimento si ristruttura per tempi più difficili e le donne smettono di viaggiare e iniziano soprattutto a gestire luoghi di ospitalità, cura e insegnamento biblico nelle diverse città attraversate dai predicatori itineranti, i barba. Un nome che in occitano significa “zio” perché nella comunità dei credenti non ci sono “padri” né gerarchie, come dice anche Gesù in Marco 10:28-30.

Il ruolo della donna

La storia valdese ha toccato gli otto secoli e mezzo, e in questa occasione sono stati prodotti studi storici sui diversi periodi attraversati, che ora sono raccolti in quattro volumi (Storia dei Valdesi, AAVV, 4 vol. Claudiana, Torino 2024).

Le donne sono state sempre presenti e attive, ma la visione innovativa degli inizi del movimento non ha aiutato a promuovere i ministeri femminili quando il movimento valdese è diventato Chiesa.

Questo accadeva nel 1532 con l’adesione alla Riforma protestante, e l’influsso della Riforma, che non prevedeva la predicazione delle donne, ha pesato sulle comunità italiane. Eppure a Ginevra predicava Marie Dentière e a Strasburgo Catarina Zell, in Germania Argula von Grumbach teneva gruppi di studio biblico e così via.

La Riforma magistrale, legata a Lutero, Calvino e Zwingli, ha preferito vedere questa intraprendenza femminile come una eccezione permessa dallo Spirito Santo per un tempo eccezionale di trasformazione della Chiesa e della società.

I Riformatori non hanno considerato la possibilità di riconoscere una stabilità a questa predicazione femminile, anche perché combattevano contro i movimenti anabattisti (la cosiddetta “Riforma radicale”) dove la profezia e la guida femminili erano molto riconosciute.

Il voto delle donne

In ogni periodo della storia le donne del movimento valdese sono state toccate e coinvolte nelle battaglie civili delle donne. Per esempio, con il Risveglio ottocentesco e il movimento suffragista sono sorti nelle Valli Valdesi molti gruppi femminili di alfabetizzazione e educazione alla parola pubblica; si è chiesto il voto delle donne nelle assemblee di chiesa; si sono aperti centri di aiuto alle giovani che migravano per lavoro dalle valli nelle grandi città italiane o francesi. Molto nota è la figura di Frida Malan che, a inizio ‘900, combatte contro la tratta, la prostituzione e la povertà femminile.

Letizia Tomassone

Il ministero pastorale

Il ministero pastorale in Italia viene riconosciuto dal Sinodo solo nel 1962, a seguito di una mobilitazione delle associazioni femminili e di alcuni anni di discussioni sul tema da parte del Sinodo (Donne di Parola. Pastore, diacone e predicatrici nel protestantesimo italiano, a cura di Letizia Tomassone, Nerbini, Firenze 2020).

In seguito si sono aggiunte le diacone, un ministero legato più al fare che alla predicazione, un ministero che vuole “stare sulla soglia” per tenere aperto il canale tra Chiesa e mondo, in modo che non ci sia un fuori e un dentro.

Negli ultimi decenni, le Chiese valdese, metodista e battista hanno eletto donne in ruoli di grande rilevanza. Nella Facoltà Valdese di Teologia, dopo un decennio di corsi attivati in teologie femministe, si è deciso nel 2010 di istituire un insegnamento che forma i futuri pastori e le future pastore a partire dalle teologie femministe, per aprire la comprensione dei testi biblici e delle strutture della Chiesa anche alla prospettiva di genere, ormai determinante.

Di sicuro le chiese protestanti storiche sono dei luoghi in cui, non solo in Italia, donne e uomini lavorano insieme per creare relazioni di genere più giuste e offrire una visione alternativa di società. In questo sono facilitate dall’assenza di un sacerdozio che costituisce una gerarchia e che ha la parola autoritativa sulla dottrina e sulle pratiche.

Nel mondo protestante e nella Chiesa valdese è il Sinodo il luogo dove si discutono le posizioni dottrinali e le pratiche sociali della Chiesa. Il Sinodo è composto da donne e uomini, laici e laiche, pastore e pastori, giovani e anziani, e questa composizione così disparata ne fa la ricchezza, sotto la guida dello Spirito Santo.

Centrale è il testo di Gal 3,28: «Non c’è qui né Giudeo né Greco; non c’è né schiavo né libero; non c’è maschio e femmina; perché voi tutti siete uno in Cristo Gesù.» Così si definisce la chiesa come un luogo di comunicazione e convivenza tra diversi, dove le differenze non vengono appiattite ma rese visibili e valorizzate.

Il dialogo ecumenico

La teologia delle donne è resa forte dall’ermeneutica femminista che sempre più si sta sviluppando anche in Italia, all’interno di un dialogo ecumenico che vede teologhe delle diverse chiese posizionarsi per acquisire libertà di espressione nelle rispettive chiese di appartenenza (Vd. La Bibbia e le Donne, Collana di Esegesi, Cultura e Storia, curata tra le altre da Adriana Valerio e pubblicata da Il Pozzo di Giacobbe).

Se per le cattoliche un fronte importante è quello dell’accesso delle donne al sacerdozio, per le protestanti uno dei punti più rilevanti è come fare della consapevolezza della differenza di genere un bagaglio nelle relazioni che trasformi i modi di essere delle donne ma anche degli uomini. Come leggere i testi biblici patriarcali e misogini in un contesto di libertà femminile. Come contrastare la violenza di genere.

La differenza di genere

Un grande lavoro è stato fatto per rendere visibile nel linguaggio la differenza di genere, a partire dai titoli di pastora e moderatora (presidente della Chiesa nazionale) che sono entrati nell’uso e nei testi del diritto ecclesiastico. Ma il lavoro sul linguaggio ha coinvolto anche le forme liturgiche e il modo di nominare Dio.

Le nuove generazioni

Molto resta ancora da fare, anche per integrare la sensibilità delle nuove generazioni e delle nuove teologie femministe a un linguaggio intersezionale che tenga conto della fluidità dei generi. La discussione è in corso.

Il testo che segue, scritto da Brian Wren, è uno dei testi liturgici che si riferiscono al divino in termini femminili e che viene usato nelle chiese valdesi e metodiste in Italia (Letizia Tomassone, Chi è lei? in Protestantesimo, vol 77:2-3, 2022).

Chi è Lei, né maschio né femmina, artefice di tutte le cose,

solo intravista o accennata, fonte di vita e di genere?

madre, sorella, amante: nel suo amore ci destiamo, ci muoviamo, cresciamo,

ci incoraggiamo, trionfiamo e ci arrendiamo.

Ella è Dio,

Chi è Lei, che fa da madre ai suoi, insegnando loro a camminare,

rialzando i piccoli stanchi, chinandosi per nutrirli?

Ella è Amore,

che piange in una stalla, insegna da una barca,

amichevole con i lebbrosi, destinata alla crocifissione.

Chi è Lei, sfavillio della rapida, freschezza del pozzo,

potenza vivente di Gesù, che fluisce dalle Scritture?

Ella è Vita,

l’acqua, il vento e il riso, la calma, eppure mai immobile,

Spirito che prestamente si muove, cantando nel suo mutare.

Letizia Tomassone

Foto in alto: Tempio valdese in piazza Cavour, Roma. Foto da turismoroma.it

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