Donnaridens: le avventure picaresche di Fevvers, protagonista di Notti al circo

Angela Carter
Creatura celeste e carnale capace di suscitare lacrime e grosse risate, nata dalla penna della talentuosa e fantasiosa  Angela Carter.

Quando ho cominciato la lettura di Notti al circo di Angela Carter (Fazi, 2017), traduzione di Mariagiulia Castagnone, pensavo che sarei stata catapultata nel variopinto mondo circense. Invece a inghiottirmi è stato l’universo pirotecnico di una delle scrittrici più divertenti ed eccentriche in cui mi sia mai imbattuta.

Il romanzo narra la storia di Sophie, in arte Fevvers, una aerialist inglese dalla vita avventurosa che Angela Carter immagina vissuta a cavallo tra ‘800 e ‘900. Orfana, cresciuta in un bordello, allevata da una prostituta – poi diventata una sorta di tuttofare, Lizzie – Fevvers è un’artista circense un po’ atipica. La sua capacità di muoversi sul trapezio è semplificata da un dono della natura: è dotata, infatti, di un bel paio di ali (da qui il nome d’arte che deriva dall’inglese feathers, penne), oltre che di un fisico giunonico che le ha valso il soprannome di “Venere cockney”.

angela carter - notti al circoQuesta unione di carne e spirito, noto e ignoto, la fanno desiderare da una scia di pretendenti. Tra cui il giornalista Jack Walser, che, durante un’intervista, rimane a tal punto incuriosito da lei da decidere di seguirla durante un viaggio in Russia. Il suo fine è smascherarla, scoprire quale verità si celi dietro al mistero delle ali, ma presto il desiderio dello scoop sbiadisce davanti al fascino che l’aerialist esercita su di lui. E anche Fevvers, nonostante la sua avidità e la costante ricerca di una soddisfazione monetaria alle proprie fatiche, non tarda a cedere a quello a stelle e strisce del giovane giornalista.

Niente di ciò che accade nel romanzo è prevedibile. I colpi di scena si susseguono lasciando di stucco il lettore che si trova davanti un universo multiforme e strampalato: capricci della natura, donne evase da un carcere siberiano, santoni, porcellini vaticinatori, pagliacci depressi, briganti buoni, sciamani ciarlatani etc. Tra le parti che ho più apprezzato ci sono le “storie dentro le storie”, come quella della sfortunata moglie dell’uomo-scimmia o della principessa di Abissinia.

La voce di Angela Carter è irriverente, intelligentissima e colta: l’ironia erudita è la sua cifra stilistica. L’autrice, poliglotta e grande viaggiatrice, è stata giornalista e docente universitaria, e ha unito alla professione accademica la produzione di racconti e romanzi in apparenza leggeri, ma in realtà profondi e soprattutto divertentissimi. Qui ha saputo mescolare con sapienza fiaba e mito, epica e romanzo, disquisizioni filosofiche e descrizioni degli appetiti sessuali, citazioni letterarie e riferimenti scientifici. Il tutto con un una visione profondamente femminista e un umorismo acuto.

L’impressione è che i libri di questa scrittrice siano come ciliegie: finito uno non si può fare a meno di cominciarne un altro. Almeno a me è questo l’effetto che hanno fatto. Dispiace profondamente che un’autrice del calibro di Angela Carter sia volata via, come la sua Fevvers, davvero troppo presto.

Silvia Roncucci

Foto in alto: Angela Carter

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