Pillole di Femminile – Storie piccole che raccontano un mondo grande #57

Alice Bignardi-pillole di femminile
Tratto da La buona educazione, romanzo d’esordio di Alice Bignardi, sulla complessa e spesso tormentata relazione madre-figlia.

Pillole di femminile, la rubrica per riflettere su alcuni grandi temi legati alla vita di tutti i giorni.

La pillola di oggi è un estratto da La buona educazione (Edizioni e/o) di Alice Bignardi. In questo romanzo breve la giovane autrice racconta la storia di Lisa, che la madre Antonella educa alle buone maniere: un mondo di regole in cui spontaneità ed emozioni devono essere represse, dove i non detti sono più importanti anche della morte.

«Poi, però, c’erano giorni in cui tutto questo le faceva semplicemente schifo, giorni in cui si sentiva soltanto un povero orso ammaestrato con indosso un gonnellino rosa e in mano un ombrello visibilmente troppo piccolo per riparare un orso dalla pioggia; giorni in cui si chiedeva che significato avessero tutti quegli insegnamenti snocciolati uno dopo l’altro, senza sosta, senza pause, senza ricreazioni o vacanze. Questo accadeva soprattutto perché una delle prime cose che aveva imparato era una cosa che proprio non le andava giù, che non si collocava da nessuna parte e a nessun livello, che non serviva – apparentemente, almeno – a niente e, soprattutto, la feriva profondamente e le faceva sentire che tutto il resto non contava.

Si trattava dell’insegnamento numero uno di un milione, il più importante di tutti, la base senza la quale è impossibile applicare tutti gli altri, e cioè che le emozioni, quelle che stai veramente provando nel profondo del cuore, non vanno mai e poi mai mostrate a nessuno, neanche agli amici più cari. Perché quello che stai provando nel più profondo del cuore ti impedisce di mettere in pratica tutte le altre regole con la grazia e l’eleganza necessarie, perché fa di norma schifo, fa senso, è una cosa sporca, umida e impiastricciata e sono tutti pregati gentilmente di tenersi per sé quelle chiacchiere avvilenti e di non affliggere una bella situazione di festa e allegria con un pensiero triste.

Tra tutte l’essere felice era l’emozione più accettata (ma c’era un modo per esprimere in maniera consona anche quello) ed essere triste era la più proibita. Tra l’una e l’altra c’era uno spettro di emozioni che erano comunque vietate, ma potevano essere camuffate in qualche modo. Era buona educazione, per esempio, sopprimere rabbia e aggressività, sospetto e diffidenza. Lisa poteva mostrarsi grintosa, energica, risoluta, ma arrabbiata mai. Non poteva offendersi o rimanere delusa, poteva, tutt’al più, rimanere solennemente in silenzio… Anni dopo, lo scopo di piegare il mondo sotto di sé per poter fluttuare al di sopra di tutto lo aveva ormai perso di vista. Era stato sostituito da un bisogno ben più istintivo e basso: quello di farsi dire brava da sua madre.»

Serena Betti

Foto in alto: Elaborazione grafica di Erna Corsi

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1 commento su “Pillole di Femminile – Storie piccole che raccontano un mondo grande #57”

  1. Giovanna Righetti

    Se il prezzo da pagare per farsi dire brava dalla madre e’ quello di soffocare l’esternazione di alcune, a lei, sgradite emozioni, … il gioco non vale la candela.
    Il rischio di mutilare la propria identità in formazione, può dar origine a frustrazioni dalle irreparabili conseguenze.

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