Vogliamo davvero adottare in Italia il modello dell’Ungheria?

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La visita della Presidente Meloni al Primo Ministro ungherese Orbán ha aperto una prospettiva che ci riporterebbe indietro di decenni.

Lo scorso 14 settembre la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni si è recata a Budapest in veste ufficiale. Sul sito del governo si legge: «Commentando i risultati del Budapest Demographic Forum, hanno ribadito (Giorgia Meloni e Viktor Orbán, n.d.r.) l’importanza del valore della famiglia anche in considerazione della sfida demografica che l’Europa deve affrontare.»
Quello che abbiamo sentito invece dalla voce della Premier è stato: «Combattiamo per difendere le famiglie e Dio.»

Sorge spontaneo chiedersi esattamente quale Dio, visto che uno dei principi fondamentali della Costituzione Italiana, alla quale la Presidente ha giurato fedeltà, è la libertà di culto. Sulle famiglie da difendere la questione è ancora più complicata. Molti esponenti di questo governo sottolineano come la famiglia sia esclusivamente quella formata da un uomo, una donna e dei figli. Rimangono quindi esclusi da qualsiasi speranza di salvezza i nuclei monogenitoriali, le coppie senza figli, le coppie omosessuali e i single. Ma la presidente del Consiglio non dovrebbe occuparsi del benessere di tutti i cittadini italiani? 

Articolo 3 della Costituzione: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.»

La ricetta per la famiglia perfetta in Ungheria prevede che venga elargito del denaro ad ogni coppia sposata che farà dei figli. Senza soffermarci sulla situazione familiare della maggioranza degli esponenti della nostra classe politica, questo provvedimento appare poco ortodosso per due motivi. Il primo, evidentemente, perché esclude gran parte della popolazione. Il secondo, più occulto, perché tende a riportare le donne (le mogli) in casa.

In Italia, per aumentare la natalità, è necessario creare sicurezza economica rendendo autonomi i giovani e questo si ottiene garantendo loro uno stipendio dignitoso (vedi sempre la nostra Costituzione) non insultandoli dando loro dei “bamboccioni”. Servono asili nido e scuole dell’infanzia accessibili, in modo da aiutare le madri a riprendere il lavoro senza subire discriminazioni. Creare supporti per la scuola, almeno quella dell’obbligo, garantendo ad esempio la fornitura dei testi scolastici e l’accesso gratuito ai mezzi pubblici per frequentarla.

Elargire denaro alla famiglie con figli si traduce in una sola situazione: il padre lavora e la madre rimane a casa a badare alla prole, rinunciando a quell’indipendenza economica che le permetterebbe di decidere della sua vita e di sottrarsi ad eventuali situazioni di pericolo in caso, ad esempio, di violenza familiare. Ecco spiegato perché a loro serve che la famiglia sia così composta.
Il fatto che queste proposte così cieche e retrograde provengano proprio da una donna ci dimostra quanto, in realtà, il genere a cui apparteniamo sia assolutamente ininfluente.

Erna Corsi

Foto in alto: repubblica.it

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