La poesia nel dì di domenica: “Affinità elettive” di Vivian Lamarque

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La poeta racconta il dolore come fosse una favola per renderlo accettabile, ed è questo che la rende inimitabile e affascinante.

Vivian Lamarque, come riportato nel precedente articolo, è una poeta e scrittrice le cui poesie vengono presentate, in molti articoli che potete leggere sul web, come dei piccoli mondi dai colori pastello, semplici e teneri. Entri nel suo mondo e trovi la fiaba, sorridi, sogni, fino a tornare bambina; la poesia di Vivian è una gioia per il cuore e per la mente.

È riuscita a conquistare un vasto pubblico grazie proprio alla semplicità dei suoi versi. Il suo esprimersi in modo semplice e diretto cattura l’attenzione e commuove, infatti la sua lirica racconta vicende quotidiane controverse e dolorose con una leggerezza quasi fanciullesca che incanta e consola il lettore. Le sue poesie si avvicinano con gentilezza ai dolori di tutte noi quasi accarezzandoli. In un’intervista la poeta, per sottolineare l’empatia della sua poetica con il lettore, si avvale delle parole di Ritsos: «I poeti sono gli inconsolabili consolatori del mondo.»

Lamarque racconta il dolore come fosse una favola per renderlo accettabile, ed è questo che la rende inimitabile e affascinante. Le rime sono dolci e melodiche come una cantilena che la mamma ti legge da piccola per farti smettere di piangere, per addolcire il dolore. È questo che mi è piaciuto tanto di Vivian, che nonostante le vicissitudini affrontate è riuscita a far nascere bellissimi fiori dalla sua sofferenza raccontandola attraverso la poesia.
Scrive di lei Giovanni Raboni: «La Lamarque ha questa grazia, questa ingenuità di scrivere poesie come se si trattasse di compiere un gesto che non ha nulla a che fare con la letteratura.»

«Mi piace fare poesia, leggere poesia, non molto parlare di poesia. Veramente non mi piace parlare di quasi nulla, insomma non mi piace parlare. Tutte le parole che nei giorni nei mesi negli anni non dico, si mettono in fila nel mio pennino, aspettano pazientemente di diventare scrittura. Anche le mie prime poesie – avevo dieci anni – sono nate così, e da un trauma. Un trauma non detto, trattenuto, mi ha messo in mano per la prima volta la penna. Da lì quel dolore che tu hai percepito. Le mie poesie fanno piangere e ridere. Come dice Ceronetti, “l’eccesso di pena sorride”.» Vivian Lamarque da Tesero, 19 aprile 1946.

I suoi versi sono destinati tanto anche all’amore, agli amori, che per Vivian non si perdono mai; anche quelli non ricambiati restano sempre con noi. La poesia di oggi fa parte della raccolta Poesie 1972-2002 di Vivian Lamarque, Oscar Mondadori, che vi consiglio come lettura. Affinità elettive è una breve poesia che personalmente mi racconta una storia, un legame che è forte anche se non ci sono affinità, o meglio lo è nonostante la loro totale assenza. Lasciamo che siano i versi a raccontarcela ascoltandoli attraverso la splendida voce di Serena.

Per La poesia nel dì di domenica, Serena Betti legge per noi Affinità elettive. Buon ascolto.

Debora Menichetti

Foto in alto: Vivian Lamarque

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Affinità elettive

Con i miei amati fiori hai preso il raffreddore da fieno
con il mio dolce amore hai fatto indigestione di marmellata
con la storia della mia vita la pizza delle pizze
con le mie care lettere barchette su barchette
le mie poesie le hai accompagnate di corsa all’asilo
insomma affinità elettive poche pochine nessuna
(sarà per questo che brilli così nel mezzo del mio cielo?)

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