Pillole di femminile – Storie piccole che raccontano un mondo grande #28

La pillola di oggi è tratta da Due aprile di Manuela Mannino pubblicato nel 2022 da Scatole parlanti. Si ringrazia la casa editrice.

Pillole di femminile, la rubrica per riflettere su alcuni piccoli grandi temi legati alla vita di tutti i giorni.

Ci apre mio padre che ha già fra le mani il premio. Anche lui è addestrato a dovere.
Riccardo strappa dalle mani del nonno il pacchetto e si va a nascondere dietro il divano. Starà lì per circa venti minuti e poi vorrà andar via.
Mio padre è solo in casa perché mia madre è uscita per delle commissioni, dice. Forse oggi non vuole vederci, è difficile per lei accettare la condizione di Riccardo e, di conseguenza, la mia.
Io assomiglio a mio padre. Stessa struttura fisica, siamo due fuscelli. Magari un giorno il vento ci porterà via. Anonimamente castani sia gli occhi che i capelli. Naso pronunciato e sottile, labbra anemiche che tagliano il volto.
Le sue si muovono.
«Come è andata oggi?»
Cosa dovrebbe dirmi?
«Come sempre. Però alla fine mi ha abbracciata».
Ha un fremito e corruccia le labbra rimpicciolendo il taglio.
«Non posso vederti in questo stato. Nemmeno tua madre ce la fa».
Lo guardo nei miei stessi occhi e poi dirigo lo sguardo in alto alla sua destra.
«Papà, ti ricordi di quella volta, quando avevo otto anni ed eravamo andati al carnevale di Acireale?».
Per un istante è smarrito, non riesce a fare la connessione.
«Io mi ero persa. Tutto intorno c’era una gran festa, confusione, musica e balli. Un Carnevale insomma! Tu cosa hai fatto?».
Ha gli occhi lucidi.
«Ti ho cercato! Sono impazzito dalla disperazione, volevo che il mondo si fermasse. Avrei fatto di tutto pur di ritrovarti al più presto ed avevo il terrore di non riuscirci».
Poggio le mie mani sulle sue. Devo proteggerlo è la mia anima affine.
«Io ho perso Riccardo, papà. Tutto il mondo è in un carnevale bellissimo e colorato e io ho perso il mio bimbo. So che non potrò trovarlo per intero ma cerco di accontentarmi anche dei momenti più brevi. Non ostacolatemi nella ricerca di mio figlio».
La lacrima scende e io asciugo la guancia rasata del mio papà che ha perso il coraggio della gioventù.
«Non desidero ostacolarti ma ti voglio bene».
Mi rialzo dal divano. Riccardo ha esaurito la sua pausa.
«Devi voler più bene a Riccardo. Adesso dobbiamo andare. Ciao papà, salutami mamma».
Alle scale ho l’opportunità di abbracciare di nuovo Ricky per poter scendere in strada. Per il prossimo contatto volontario dovrò attendere domani mattina quando andremo a scuola. Per baciarlo aspetterò che si addormenti questa notte.
Andiamo dritti a casa, oggi ho bisogno di chiudere a chiave tutto.
Dopo i rituali, dell’acqua in bagno e della ricognizione sedie attorno al tavolo, Riccardo comincia ad aprire le scatole di plastica in cui ripongo i giochi. Devo tenere tutto sgombero. Mi hanno detto che non ci devono essere troppi oggetti in giro. Quando lui vuole un giocattolo lo prende dalla scatola trasparente e lo utilizza. Ha preso una macchinina, Saetta Mc Queen. Un bambino neurotipico farebbe correre la macchinina rossa e sorridente o imiterebbe il rombo del suo motore. Riccardo la tiene sollevata dal pavimento. Osserva solo la ruota anteriore destra che gira sollecitata dal suo ditino. Io mi avvicino a lui e mi siedo a terra.
«Saetta Ricki!». Niente.
Pazienza Simona. Riprovo.
«Saetta».
La ruota ha esaurito la sua energia cinetica. Riccardo afferra il mio dito e lo utilizza per far ripartire la ruota. So che non devo gioirne. Non riconosce il mio dito come parte di me. Utilizza il mio dito come uno strumento, un oggetto o un utensile.
Dopo un po’ lo lascio alla sua occupazione per provvedere alla cena. Riso e lenticchie. Vorrei fargli mangiare una bella porzione di lasagne affogate nella besciamella… vorrei fargli mangiare una granita alle mandorle con la brioche calda e profumata… vorrei fargli mangiare un gelato al pistacchio con croccante alle mandorle e tutto con panna. Quella panna che ti si incolla al palato da quanto alta è la sua percentuale in grasso! Ma sono la sua dietologa e non posso.
Riccardo ha cenato, ha corso intorno al tavolo, ha costruito una mega fila di tappi, mi ha schiaffeggiato e spinta perché gli ho lavato le mani e il viso.
Riccardo adesso dorme.
Io mi ritrovo silenziosamente in cucina. Ho preparato i pasti di domani. Ho apparecchiato il tavolo e lavato le stoviglie utilizzate. Sto asciugando le ultime cose.
Ho fra le mani il coltello che utilizzo per staccare il pollame dalle ossa. È un coltello lungo, sottile e tagliente. Sotto al neon riluce e provoca quasi un flash da macchina fotografica.
È un attimo.
Una possibile via di fuga dalla realtà si affaccia alla mia mente, mentre sono avvolta dal silenzio della mia cucina.
La rendo quasi reale e l’orrore mi assale.
Stringo l’impugnatura della lama.
La ripongo dentro il cassetto e lo chiudo a chiave.
È passata.
È questa la parte difficile della mia giornata.

Foto in alto: di Kellepics e Thales Silva

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Estratto dal libro di Manuela Mannino Due aprile, Scatole Parlanti (2022).

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