Diario di una pazza: vivere e combattere l’endometriosi e l’indifferenza

endometriosi
Elisabetta Costantino racconta con ironia il suo terzo intervento per una malattia che molti medici scambiano ancora per “isteria”.

In Italia il maggior numero di lauree, oggi, viene conferito a donne. È un traguardo eccezionale se si pensa che fino a poche generazioni fa non era nemmeno permesso loro di studiare e poi, per molto tempo, sono state decisamente scoraggiate a farlo. Sta prendendo piede una nuova consapevolezza del genere femminile e porta con sé nuovi stimoli e nuovi orizzonti, in questo come in molti altri campi.

Molte artiste hanno abbandonato ogni paura del giudizio altrui e noi abbiamo potuto ammirare qualcosa di assolutamente inaspettato, come le opere di Frida Kahlo o le performance di Marina Abramović. Nella scienza le donne hanno iniziato a uscire dall’ombra del marito, al quale venivano in passato attribuiti i meriti delle loro scoperte. Da Marie Curie fino a Margherita Hack e Fabiola Gianotti, esiste un nuovo “non stereotipo” che siamo felici di accogliere a braccia aperte. In molti settori il gender gap va assottigliandosi progressivamente, principalmente grazie alla tenacia di donne intelligenti e qualificate. Esistono però ancora delle realtà in cui combattere risulta difficile, se non impossibile. 

Quando ci si rivolge a un medico è necessario avere la massima fiducia nel suo giudizio e operato. Ma che cosa pensereste se a fronte di forti dolori cronici e svariati sintomi gravi vi venisse consigliato solo uno psichiatra? È quello che accade alla quasi totalità delle donne malate di endometriosi. Sembra di sentir riecheggiare dal passato il termine isteria, fedele alleato utile per tamponare ogni mancanza, talvolta della paziente, ma più spesso del medico che dovrebbe prendersene cura. 

L’endometriosi è una patologia che riguarda circa il 15% della popolazione femminile, ed è estremamente invalidante. Molto spesso servono anni e un infinito calvario di visite specialistiche per arrivare a una diagnosi. Possiamo quindi stimare che il dato sia errato per difetto, e in questo modo otteniamo una percentuale di diffusione del tutto simile a quella del tanto temuto infarto del miocardio: non si tratta di casi isolati o di una malattia rara che potrebbe giustificare un’effettiva difficoltà diagnostica.

Questo diario nasce per sostenere le donne che devono intraprendere il percorso di cura per l’endometriosi, perché possano trovare il conforto di sapersi non più sole; lo spirito ilare e ribelle di Elisabetta Costantino rende questo libro il compagno di viaggio ideale. È una lettura estremamente utile anche per chi convive con qualcuno che affronta questa malattia; è un grido che si leva con la speranza che non sia più possibile ignorarci tutte. Proprio per questo motivo, per espresso desiderio dell’autrice, il testo è disponibile anche gratuitamente QUI e può essere condiviso liberamente con chiunque. Chi invece preferisce la copia cartacea o la versione ebook per Kindle le trova su Amazon, al prezzo di costo.

La bellissima illustrazione di copertina è stata realizzata da Gloria Wardlow.

Elisabetta Costantino è nata a Verona nel tardo 1975, e lavora come segretaria. La sua esperienza con l’endometriosi l’ha portata ad avvicinarsi a chi soffre di questa patologia per poter offrire il sostegno che anche lei avrebbe desiderato. Dal 2006 è volontaria in ospedale nel reparto pediatria; si è diplomata in naturopatia per poter dare alle persone l’accoglienza e l’ascolto che spesso nella società moderna mancano. È appassionata di flamenco che studia per un decennio (senza grandi risultati), e di teatro che studia per qualche anno (sempre senza grandi risultati): insomma, sulla teoria è bravina, è la pratica che la frega! Ama la comicità, l’umorismo e tutto quello che può alleggerire la vita.

Erna Corsi

Foto in alto: Una panchina gialla, simbolo della lotta all’endometriosi – di JackieLou DL

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