Odio i dormienti, la seduzione dell’opera di Violette Leduc. III parte

Violette Leduc
Finisce qui il cammino con la nostra eroina, una donna che per tutta la vita ha patito la pena della colpa di essere nata. Oggi l’ultimo estratto dalla sua prosa. (I parte, II parte)

Spero di aver stuzzicato la vostra curiosità, tanto da indurvi a esplorare il mondo di Violette Leduc scrittrice singolare e donna oltre il consueto. Tuffatevi nelle sue parole senza troppi ripensamenti, sarà appagante riuscire a comprenderla, non subito ma in corso di lettura.

Entrare nel suo linguaggio non è facile ma, una volta partite, è come stare su un treno con il naso appiccicato al finestrino per osservare il paesaggio descritto dalle parole, lo vedi chiaramente e allora sei entrata nel suo mondo con gli occhi nudi e liberi dalle distrazioni della vita frenetica diurna: «[…] Li non avrete bisogno di entrarci con le vostre precauzioni. Ci sarete subito dentro, dalla testa ai piedi. È la possessione favolosa. La notte, con le sue ombre e la sua dolcezza di fuliggine è pronta ovunque, ma tu non puoi, dormiente, prenderla nei suoi mille luoghi. Io ti aiuterò.»

Il suo linguaggio poetico non vi lascia mai sole, vi conduce per mano quasi temendo che l’abbandoniate ma, come lettrice, assicuro che non è possibile lasciare questa prosa a metà. La sua empatia vi trascinerà dentro ogni frase, anche quella di più forte impatto, affinché possiate percorrere emotivamente il suo dissenso e il suo disagio verso l’anima dormiente.

Per La prosa nel dì di domenica, Serena Betti legge per noi un breve estratto da Odio i dormienti di Violette Leduc.

«[…] Non dormire più. Io uso tutti i timbri della mia voce. Non dormire più. Tocca il tuo viso. Riconoscilo nel buio: abbiamo tutti lo stesso fiore come viso. La generosità della notte mi fa andare in estasi poiché abbiamo tutti, conficcati nelle orecchie, i diamanti del freddo. […] Odio i dormienti. Mi chino su di loro con cattive intenzioni. La loro sottomissione mi esaspera. Odio la loro incosciente serenità, la loro falsa anestesia, il loro sguardo da cieco studioso, il loro ragionevole alcolismo, la loro attenzione da incapace. […] Il sonno è duro quando ci si mette fa razzia di tutto.»

Debora Menichetti

Foto in alto: Violette Leduc

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