EIGE: Istituto Europeo per l’uguaglianza di genere e l’indice che non perdona

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La mancata parità di genere affonda le radici in un passato anche molto remoto come quello della corte di Carlo V di Francia.

L’EIGE, alias Istituto Europeo per l’uguaglianza di genere, è stato fondato nel 2010 con l’obiettivo di promuoverla e rafforzarla. Per la misurazione del fenomeno, dal 2013 è stato predisposto un indice complesso, ma strumento indispensabile, per misurare l’evoluzione della parità di genere in ciascun stato membro e a livello comunitario, sia nel tempo che secondo diversi criteri. Il punteggio varia da 1 a 100, quello massimo indica il raggiungimento della piena parità fra uomini e donne. L’indice tiene conto di sei domini principali, più due aggiuntivi, a dimostrazione di quanto sia importante osservare e misurare un fenomeno così articolato in tutte le sue componenti e che sia possibile monitorarlo nel tempo.

Il valore medio dell’indice EIGE nei paesi europei ad oggi si attesta a 68, con una classifica dominata dalla Svezia (83,9) seguita da altri paesi del nord Europa. L’Italia è partita nel 2013 da un indice del 53,3 e ha raggiunto nel 2021 il 63,8, ma la crescita di questi ultimi anni è stata molto limitata e c’è ancora strada da fare per superare almeno la media europea. Cliccando su questa sezione del sito è possibile divertirsi (sì, sembra quasi un gioco) e curiosare selezionando i diversi paesi e i domini, anche andando indietro nel tempo.

I sei domini principali dell’indice EIGE sono: lavoro, denaro, potere, conoscenza, tempo e salute. Le maggiori divergenze sono riscontrate attualmente a livello europeo in quello del potere e della conoscenza, seguite dal tempo. Da osservare come mentre per i primi due si registra un aumento dal 2013 al 2021, come del resto negli altri domini, in quello del tempo l’indice presenta una diminuzione dal 65,2 al 64. Il dominio tempo riguarda quello trascorso nello svolgimento di attività assistenziali e domestiche non remunerate. Negli anni il tasso di partecipazione degli uomini nel mondo del lavoro è rimasto sostanzialmente invariato, al contrario di quello delle donne che è aumentato. Il carico dei lavori domestici per le donne è tuttavia aumentato. Una riflessione al riguardo si rende necessaria, purché poi venga tradotta in interventi efficaci.

L’Italia è partita nel 2013 con indici sopra la media europea nei domini denaro (78,9) e salute (86,3), che ha ulteriormente incrementato negli anni. Nel dominio del potere presentava un misero 25,2 che nel 2021 si attesta al 52,2. Nei domini della conoscenza e del tempo, tuttavia, la situazione è cambiata poco, con aumenti rispettivamente di 6 e 4 punti e resta comunque al di sotto della media europea.

Christine de Pizan
Christine de Pizan

La questione della mancata parità di genere di cui oggi si fa un gran parlare è qualcosa che in realtà affonda le radici in un passato anche molto remoto. Ne parlava già la scrittrice e poetessa italiana alla corte del re di Francia Christine de Pizan nel 1400 nel suo libro La città delle Dame, sostenendo come l’oppressione delle donne si fondasse su pregiudizi irrazionali. È dagli anni successivi alla Seconda guerra mondiale, con il movimento della liberazione delle donne e il femminismo, che qualcosa inizia davvero a cambiare e dal punto di vista giuridico vengono stabilite nuove regole.

Oggi la parità di genere rappresenta l’obiettivo n.5 dell’Agenda 2030 che 193 paesi membri dell’ONU hanno sottoscritto come programma per lo sviluppo sostenibile, ma i tempi per il raggiungimento della parità di genere sembrano essere molto lontani. La pandemia Covid ha contribuito ad allontanare ancora di più la meta penalizzando soprattutto le donne. L’Unione Europea per rispondere alle problematiche determinate dalla crisi pandemica ha predisposto il Next Generation EU, un programma di investimenti e riforme, di cui l’Italia è la prima beneficiaria dopo aver presentato un Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) articolato in sei missioni. L’equità di genere non è espressamente indicata fra le sei missioni del Piano, che è però fortemente orientato all’inclusione di genere e la richiama in modo trasversale in tutte le missioni riconoscendo come rappresenti un elemento importante per la crescita economica. Quanto, come e se gli obiettivi saranno raggiunti lo vedremo nel tempo, anche controllando l’indice coniato da EIGE. Ognuno di noi è comunque invitato a fare la sua piccola parte.

Paola Giannò

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