La poesia nel dì di domenica: “Tu fammi un disegno del sole” di Emily Dickinson

emily dickinson
Con le parole di Debora Menichetti  e la voce di Serena Betti alla scoperta della poetessa statunitense, una delle figure letterarie più enigmatiche di fine ‘800.

Questa settimana ho scelto una poesia di Emily Dickinson estratta dalla raccolta Tu fammi un disegno del sole (Ponte alle Grazie edizioni). Emily Dickinson, poetessa statunitense, è una delle figure letterarie più enigmatiche di fine ‘800. Sono molte le leggende e i racconti sulla sua vita estrapolati dalle numerose lettere che scriveva a parenti e amici, ma la sua vera biografia resta un mistero. La sua figura di poetessa solitaria è stata anche fonte di ispirazione per una serie tv, Dickinson, disponibile su Apple TV, e che narra la sua vita in modo moderno, divertente e anacronistico discostandosi dalla figura schiva e riservata che la storia ci ha presentato.

Il nome Emily Dickinson è fortemente legato alla poesia, è uno di quei casi in cui l’identità della persona è il suo mestiere. Dickinson dedicò la sua intera vita alla vocazione letteraria, infatti dall’età di ventitré anni sino alla sua morte visse reclusa nella sua casa di Amherst, in Massachusetts, e non fece altro che scrivere. Compose oltre 1800 poesie, ma la grandezza della sua poetica fu scoperta e apprezzata solo dopo la sua morte.

Le persone a lei vicine, famiglia e amici, ignoravano la sua attività segreta. In silenzio, rinchiusa tra le mura della sua stanza, componeva splendide poesie utilizzandole come unica porta di accesso verso il mondo. Il motivo di questa segregazione, voluta da lei stessa, rimarrà un mistero che solo Emily Dickinson potrebbe svelare.

I versi scelti rivelano l’amore per la natura, tema ricorrente nelle sue poesie, che Emily descrive in tutte le sue manifestazioni utilizzando la sua brillante e fervida immaginazione. Un mondo interiore sconfinato chiuso in una vita circoscritta dall’intimità della sua stanza: è questa la grandezza di Emily, saper presentare come se fosse reale un mondo che era solo nella sua mente.

La prima volta che ho letto le sue poesie sono rimasta affascinata dalla grandezza e dalla vastità di questo mondo di cui lei parla come se fosse reale (e che forse per lei lo era davvero) e che, con versi semplici, ci mostra in tutta la sua magnificenza e complessità. Entrate nelle sue poesie in punta di piedi e ne uscirete con il vissuto di un’emozionante avventura. Le poesie di Dickinson sono il mondo fantastico che lei ha vissuto in una stanza fino alla sua morte terrena.

188 (1860-61)

Tu fammi un disegno del sole –
che io possa appendermi in stanza –
fa’ credere che mi riscaldi
quando per gli altri è già buio!

Disegnami sul ramo – un Pettirosso –
così sognerò di ascoltarlo,
e se i Frutteti più non canteranno –
metterò via – la mia finzione –

Dimmi se è vero – il caldo a mezzogiorno –
se «si librano» – i Ranuncoli –
o «fioriscono» – Farfalle?
Tralascia – la brina – sul campo –
e il Rosso – sul melo – facciamo –
che non arrivavano mai!

Dedora Menichetti

Foto in alto: Emily Dickinson

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