Padri di Giorgia Tribuiani, tre voci per un confronto tra generazioni

Giorgia Tribuiani - Blu
La sorprendente ricomparsa di un padre scatena un effetto domino che si abbatte su un’intera famiglia e ne mina le certezze più intime.

Cosa succederebbe se, un giorno, apriste la porta di casa e vi trovaste davanti vostro padre morto decenni prima e avesse lo stesso identico aspetto di tanti anni fa? È quello che capita a Oscar, protagonista di Padri, scritto da Giorgia Tribuiani e uscito per Fazi a febbraio.

È una sera di primavera e Oscar sente dei rumori provenire dalla porta, come se qualcuno stesse tentando di entrare. Va a controllare e si trova davanti un uomo di circa quarant’anni vestito troppo pesante per quei giorni di aprile: è Diego Valli, il padre che aveva perso quando era ancora bambino. Da quel momento si scatenano una serie di vicende che vedono come protagonisti, oltre a Diego e Oscar, anche Clara, la moglie di Diego, e Gaia, la loro figlia. Mentre però Gaia accetta quella sorta di resurrezione, Clara invece si ostina a non credere al miracolo, arrivando persino a pensare che il marito sia impazzito.

Padri

Ma perché il titolo Padri? Giorgia Tribuiani mette uno di fronte all’altro un padre smarrito e un figlio incredulo, che è padre a sua volta. Gaia, infatti, sarà una voce chiave di tutto il romanzo. Attraverso il modo in cui vive quella strana esperienza, mette a nudo il suo sentire di figlia e tutte quelle piccole, grandi mancanze che ha vissuto sulla propria pelle. Che poi, di mancanze, ne ha vissute anche Oscar ma per l’assenza fisica di suo padre, non per una genitorialità poco empatica. E infatti Oscar si chiede che padre avrebbe mai potuto essere se avesse avuto accanto Diego che gli facesse da guida. Ha dovuto imparare a esserlo senza i consigli di nessuno, senza potersi confrontare. Ma il confronto gli verrà spontaneo quando conoscerà Diego da adulto ad adulto e ritroverà in sé qualche sua impronta. Si scoprirà anche fragile e allo stesso tempo deciso; il ritorno del padre lo metterà di fronte a tante emozioni, tanti bivi, quanti forse non ha mai vissuto nella sua intera vita.

Tribuiani ci regala una storia toccante e una lettura immersiva. Una vicenda inverosimile ma che scatena, in tutti i protagonisti, una primavera di sentimenti e bilanci di sé. L’autrice usa un linguaggio semplice ma poetico e regala immagini fortemente visive, anche quando si tratta di guardarsi dentro. Tre generazioni a confronto, due padri e una figlia. Oscar risoluto, Diego nostalgico e Gaia arresa. Un pezzetto di viaggio in comune che non è affatto consono al normale susseguirsi del tempo e che, nello stesso momento, ha il potere di avvicinarli e allontanarli.

Serena Pisaneschi

Foto in alto: Giorgia Tribuiani

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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