Pillole di femminile – Storie piccole che raccontano un mondo grande #214

Arianna Righetti - Pillole di femminile
Oggi vi presentiamo Non ho mai imparato a nuotare, racconto di Arianna Righetti. Non amare l’estate, ancora meno l’acqua.

Pillole di femminile, la rubrica per riflettere su alcuni piccoli grandi temi legati alla vita di tutti i giorni. Partecipa alla nuova call: cerchiamo nuove voci per le nostre pillole. Invia il tuo racconto entro il 31 ottobre 2026.

NON HO MAI IMPARATO A NUOTARE di Arianna Righetti

L’estate e io non siamo mai state grandi amiche. A lei piace esagerare. Io sono per le mezze misure. Lei rimane sveglia fino a tardi per dispensare raggi solari, prosciugare torrenti, mettere in ginocchio intere regioni. Io vado a letto presto, preferisco i luoghi ombreggiati e il clima mite. Temo la calura estrema che grado dopo grado invade tutto il mio spazio, in crescendo fino a raggiungere l’intensità del canto delle cicale. L’estate mi ha sempre messo a dura prova. È come se a giugno arrivasse puntuale un ospite sgradito e ingombrante, ignaro dei suoi effetti collaterali, che mi sta appiccicato fino a settembre. Tra l’altro non ho mai imparato a nuotare. Quando avevo quattro anni, mia mamma mi ha iscritto a un corso di nuoto, insieme ad un gruppo di altri bambini.

Sebbene la mia paura fosse davvero considerevole, non inventato scuse per saltare le lezioni, né mi sottraevo agli esercizi. Al termine di ogni sessione, gli istruttori ci sistemavano in fila indiana per farci tuffare nella vasca olimpionica, uno alla volta. Poi dovevamo nuotare diritti per qualche metro, passare sotto la linea galleggiante di corsia e tornare a bordo piscina. Ricordo bene la sensazione che provavo quando piombavo sott’acqua e aprivo gli occhi, come ci avevano insegnato, per capire la direzione da prendere. Le orecchie si tappavano, le figure sopra di me si confondevano in macchie ondeggianti e il cloro mi dava bruciore. Non so come potessero esserlo, eppure gli istruttori erano soddisfatti di me.

Mia mamma restava tutto il tempo alla vetrata ad osservare la lezione. Mi raccontava che, quando uscivo dallo spogliatoio, tremavo tutta e avevo le labbra scure. Il mio sforzo purtroppo non ha portato al risultato sperato. Non sono riuscita a prendere confidenza col nuoto e, immergermi con la testa sott’acqua, mi procura tuttora parecchie difficoltà. Questa mia avversione per la bella stagione si è ridimensionata con l’arrivo dei miei due figli. Prima di diventare mamma, non immaginavo che i figli potessero avere dei poteri speciali. Io, nella mia esperienza di figlia, non ricordo di averne avuti.

Comunque, uno tra i più interessanti in cui mi sono imbattuta fino ad ora, è il potere di illuminare l’estate. Non in senso letterale ovviamente. Intendo che i bambini fanno luce su molti aspetti che gli adulti hanno ricoperto con vecchi stracci in qualche angolo polveroso della loro personalità. Per esempio, l’atterraggio preciso di un’ape su un fiore di trifoglio, la concentrazione totale nello sbattere il cucchiaio contro la pentola oppure lo stupore nel tracciare scie di colore su una superficie qualsiasi, corpo compreso.

Credo sia la loro schiettezza a fare la differenza. Sia nel bene che nel male: anche quando si mettono a strillare e non vogliono ascoltare ragioni, sono schietti! Tuttavia, per quanto mi riguarda, mi tengo stretto quel profumo di entusiasmo contagioso che emanano. Trovo che rinfreschi l’atmosfera e mi permette inoltre di concedere all’estate delle possibilità di riscatto. Prima tra tutte, una volta raggiunta l’età scolare, il perpetuarsi della magia che noi tutti abbiamo vissuto da piccoli: l’avvento dei tre attesissimi mesi di vacanza! Un miraggio a cui puntare per riprendersi dalla frenesia dell’anno scolastico. Avere a disposizione del tempo libero da usare per gite in montagna, visite ad amici o giornate in piscina. Oh cavoli, la piscina… Ero fermamente intenzionata a non trasmettere ai miei pargoli la paura dell’acqua che mi trascinavo dall’infanzia.

Mentre ero in gravidanza, cercavo informazioni in merito. Trovavo pareri rassicuranti, leggevo che i bambini hanno una familiarità innata con l’acqua e che bastava assecondarla, fin dai primi mesi di vita. Io cercavo quindi di fare del mio meglio e di allentare la tensione quando entravo in acqua con loro, assicurandomi di scegliere solo vasche in cui toccavo il fondo. Finché un anno siamo andati in vacanza in un albergo a Lignano Sabbiadoro. La piscina esterna era davvero invitante, azzurra come il cielo terso di marzo.

Non ho avuto esitazioni. Dopo esserci infilati il costume, siamo entrati tutti e quattro: mio marito con il figlio più piccolo e io con il più grande che all’epoca aveva cinque anni. Altri genitori con i propri bambini sguazzavano divertendosi e si godevano il refrigerio. Io avanzavo sicura con mio figlio in braccio. Non mi sfiorava nemmeno il pensiero che il pavimento della piscina fosse inclinato e che ad un certo punto il livello dell’acqua si alzasse.

Non appena sentii i miei piedi scivolare lungo la pendenza, l’istinto mi fece alzare le braccia per tenere il bambino a galla, ma così facendo lo lasciai andare. Lui non se lo aspettava e fu costretto a gestirsi la situazione da solo, mentre io mi affannavo per tornare coi piedi al sicuro. Lo ripresi in braccio nel giro di qualche secondo, cercando di capire come si sentisse e di spiegargli cosa fosse successo. Fortunatamente era tranquillo e l’episodio non ha rovinato il suo rapporto con l’acqua. Da quel giorno però io mi sono fatta da parte e ho lasciato che delle persone amanti dell’acqua si occupassero di insegnare ai miei figli a nuotare. Con il beneficio di tutti! Mentre loro si lanciano contro le onde del mare mosso, io mi rilasso a riva, passeggiando a piedi scalzi sulla sabbia bagnata, cercando conchiglie che mi raccontino storie dagli abissi.

Arianna Righetti

Foto in alto: elaborazione grafica di Erna Corsi

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Arianna Righetti

Arianna Righetti nasce a vive tuttora a Negrar di Valpolicella, un paese a vocazione vitivinicola in provincia di Verona. La sua infanzia è caratterizzata dai ritmi della campagna e dai giochi all’aperto con gli amici tra i ciliegi e le viti del luogo. I nonni sono costantemente presenti nella sua quotidianità e questo le permette di venire in contatto con le loro esperienze di vita che lei adora ascoltare. All’università sceglie lingue e letterature straniere come piano di studi. Nel 2009 si sposa con Damiano e poco dopo la famiglia si allarga con la nascita dei loro due figli. Arianna continua a coltivare il suo interesse per le storie narrate, per i libri e per gli albi illustrati. Scrivere è la modalità che le è più congeniale per esprimere sé stessa e il suo mondo interiore.

 

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