Oggi vi presentiamo L’estate più bella, racconto di Federica Sanguigni. Due amiche, il primo viaggio insieme, un legame unico.
Pillole di femminile, la rubrica per riflettere su alcuni piccoli grandi temi legati alla vita di tutti i giorni. Partecipa alla nuova call: cerchiamo nuove voci per le nostre pillole. Invia il tuo racconto entro il 31 agosto 2026.
L’ESTATE PIÙ BELLA di Federica Sanguigni
Anno 1991: la maturità. La fine della scuola tutti i giorni, dei pomeriggi a fare i compiti inventando mille scuse per uscire un po’. L’anno della patente, per me. Tu non hai mai voluto saperne di guidare.
«E come farai per spostarti?» ti chiedevo incredula.
«Mi porterai tu» rispondevi con malizioso candore.
L’anno della guerra nel Golfo, della fine dell’apartheid, del primo sito web. Ma soprattutto, l’anno della nostra prima vacanza insieme.
Trascorremmo i mesi da gennaio a giugno a studiare per gli esami e, nelle pause, pensavamo alla possibile meta del nostro viaggio. Indecise tra l’estero e l’Italia, alla fine optammo per la nostra bellissima penisola.
Ci affidammo al caso, scrivendo su dei bigliettini il nome di tutte le città raggiungibili in treno. Poi, il sorteggio finale, con Torino che vinse su Firenze.
27 luglio 1991: la partenza. Un’emozione difficile da contenere. In vacanza da sole! Come riuscimmo a ottenere il permesso dai nostri genitori, resta ancora un mistero. Il treno da Roma partì con un ritardo di tre ore e singhiozzò fino alla nostra destinazione. Ma niente avrebbe spento l’entusiasmo che bruciava dentro di noi.
Stazione di Torino Porta Nuova. Tantissima gente, un caldo incredibile e noi, così felici da risplendere più del sole che ormai era tramontato. Ci incamminammo verso il piccolo albergo dove avevamo prenotato una camera senza pretese ma che apparve, ai nostri occhi, più stellata di una suite. Una doccia e via, alla conquista della città. Ai bagagli avremmo pensato dopo.
Avevamo davanti a noi un’intera settimana per godere delle bellezze di una stupenda Torino che ci accolse a braccia aperte. Musei, chiese, giardini, mostre… ingorde come bambine in un negozio di caramelle, catturammo la magia dell’elegante signora visitando tutto il possibile e lasciandoci incantare, la sera, dalla magia delle notti d’estate. Musica nei locali, tavolini all’aperto nelle piazze sedute a gustare coppe gelato più grandi di noi, chiacchiere e risate prima di addormentarci sfinite.
Conservo ancora il quaderno in cui annotammo ogni dettaglio di quella vacanza, anche il più banale. Ma niente lo fu, in quei giorni.
«Tieni tu il quaderno» mi dicesti «con te è al sicuro».
Lo sfoglio con un’emozione che ancora mi fa battere il cuore. Ritrovo lo stupore nel visitare il Museo Egizio, la bellezza che accese i nostri occhi durante la passeggiata al Parco del Valentino dove facemmo quella foto di nascosto al ragazzo più bello mai incontrato in vita nostra. Il 30 luglio scrivesti: «oggi siamo salite sulla collina per visitare una magnifica villa seicentesca, La Villa della Regina, e ci siamo sentite un po’ regine anche noi. Il giardino era stupendo e la vista sulla città, incantevole.» Come dimenticare quei momenti! Torino era ai nostri piedi, il futuro ci sembrava un posto bellissimo da vivere e le aspettative erano altissime.
Continuo a sfogliare il quaderno. La Mole Antonelliana e il mio terrore a salire su. Tu che ridi delle mie paure e quella vecchietta adorabile che mi prende sottobraccio per farmi coraggio. La vista stupenda e la promessa che ci facemmo proprio lassù, al cospetto di un cielo tanto azzurro da essere accecante. «Niente e nessuno ci potranno mai dividere. Unite per la pelle, a qualsiasi costo, l’una per l’altra, ovunque e comunque.»
Quella sera rientrammo in albergo ridendo come due pazze ebbre di vita. Il portiere ci guardò con aria interrogativa e noi lo abbracciammo continuando a ridere sfacciate e felici. Ricordo che salimmo in camera e ci preparammo come se dovessimo andare a una serata di gala. Uscimmo. Eravamo belle da mozzare il fiato, gli sguardi di ammirazione che si posavano su di noi parlavano in silenzio. Anche la luna ci guardava, invidiosa di offuscarla. Sedute al Caffè San Carlo, ordinammo una cena favolosa per festeggiare il diploma ottenuto con il massimo dei voti. La musica riempiva l’aria, il cibo era eccellente e il vino ci fece girare un po’ la testa. L’estate era ancora nostra. La notte brillava come un diamante puro. Brindammo, rinnovando la nostra promessa di amicizia eterna.
L’ultimo giorno facemmo una passeggiata senza meta, perdendoci nell’acquisto dei souvenir per amici e parenti. Il nostro cuore era un po’ triste ma, allo stesso tempo, colmo di gioia. Tornare a casa non fu facile ma il vortice dei nuovi orizzonti universitari ci travolse. Gli anni successivi sono trascorsi tra soddisfazioni e porte in faccia, vittorie e qualche inciampo, storie d’amore e ferite da leccare. Sempre insieme e pronte a sostenerci l’una con l’altra. Sempre noi.
Come stasera. È tutto pronto per la nostra serata film e so che trascorreremo almeno mezz’ora a decidere cosa guardare. La prima ciotola di pop-corn si svuoterà senza risultati e allora, ne sono certa, sceglieremo di nuovo il nostro film del cuore, quello che ci fa sognare come se fosse la prima volta: Notting Hill.
Chiudo il quaderno. Più tardi, forse, lo sfoglieremo insieme mentre un’altra estate sta per iniziare. Lo faremo con la nostalgia di quel 1991, l’anno dei sogni e della voglia di conquistare il mondo, l’anno della nostra maturità, quella che si valutava ancora in sessantesimi. L’anno in cui vivemmo un’estate pazzesca. Ma soprattutto, l’anno della nostra prima vacanza insieme.
Federica Sanguigni
Foto in alto: elaborazione grafica di Erna Corsi
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Federica Sanguigni è un’appassionata lettrice e ama la poesia. Ha pubblicato le raccolte poetiche In cammino e È una strada impervia e il libro di racconti e poesie Da me a te. Andata e ritorno. Sue pubblicazioni si trovano in antologie di poesie e di racconti. Vincitrice della XXXVI ed. del Premio Naz. di Poesia Libero de Libero, in Fondi. Scrive recensioni letterarie.

