Le fiabe dell’infanzia hanno lasciato tracce profonde. Ma possiamo ancora riscrivere il finale e scegliere, finalmente, noi stese.
Sono sopravvissuta. Non so come, ma ce l’ho fatta, anche se sto ancora cercando di riparare i danni. E tutto questo alla tenera età di 65 anni. Il mondo a cui sono sopravvissuta è quello di un’educazione basata su modelli che definire tossici è riduttivo.
Faccio subito un esempio. Fiabe come Fata Piumetta o La casa nel bosco hanno nutrito il mio immaginario. Però, hanno anche contribuito al processo di intossicazione culturale iniziato sin dalla nascita, grazie agli amorevoli insegnamenti ed esempi di mia mamma e mia nonna.
Quando pensare a sé diventa una colpa
In Fata Piumetta troviamo due sorelle: una “cattiva”, l’altra “buona”. La cattiva mette se stessa al primo posto. Come si può immaginare, sarà punita e finirà sola. La buona, invece, sarà ricompensata con ricchezze e l’immancabile principe azzurro. È servizievole e mansueta. Prima il dovere e poi il piacere. Le proprie esigenze sono in coda a tutto il resto.
La casa nel bosco, dove le sorelle sono tre, ripropone lo stesso schema con lucidità matematica e diabolica. Sei degna di essere amata solo se ignori i tuoi bisogni e le tue esigenze. Desideri e aspirazioni non sono previsti. il messaggio è semplice: prima vengono gli altri. Tu, se avanza qualcosa, puoi accomodarti.
Ho ancora impresso il ritornello di una delle canzoncine inserite nella fiaba:
«Chicchicchicchicchicchi lo sa»
«Coccoccoccoccosa mai farà chissà!»
«Il pranzo preparerà, siccome ha fame mangerà, a noi non penserà e mal si troverà!»
A quanto pare, per una bambina avere fame e mangiare era già un pericoloso atto di egoismo.
Come dicevo, io sono sopravvissuta ma ci sto ancora lavorando. E devo fare uno sforzo di riconoscimento tutte le volte che lo stereotipo della “brava bambina” si ripropone.
Per fortuna c’erano le immagini
La cosa positiva è che fruivo di questi racconti attraverso la collana delle Fiabe sonore (Fratelli Fabbri editore). Questo fatto mi ha introdotta alla bellezza grazie alle meravigliose illustrazioni che corredavano l’opera.
Tra i tanti disegnatori ricordo Lima (Libico Maraja), Pikka (Piero Cattaneo), Una (Ugo Fontana), Ferri, Max e Sergio. A loro il mio grazie per aver compensato, con la bellezza delle immagini, almeno una parte del danno creato dalle parole.
Alla fine, cosa posso dirvi se non: «Lunga vita alle sorelle cattive!».
Cinzia Inguanta
In alto: Maribella, Maribionda e Tilde le sorelle cattive delle fiabe “Fata Piumetta” e “La casa nel bosco”
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