“Non sono glamour”: il viaggio oltre le etichette di Cinzia Inguanta

Cinzia Inguanta -NSG - Non sono glamour - recensione - l'altro femminile
Un intreccio di storie e fragilità dove incontri e consapevolezze accompagnano i protagonisti verso una nuova visione di sé.

Ci sono libri che sembrano prendere una direzione precisa ma che, con il procedere della lettura, invitano a rivedere le proprie aspettative. NSG – Non sono glamour di Cinzia Inguanta, edito da Scatole Parlanti, è uno di questi: un noir psicologico che sembra suggerire, già a partire dal titolo, una riflessione sull’apparenza e sui modelli ai quali spesso sentiamo di dover aderire ma che, pagina dopo pagina, conduce verso una dimensione molto più ampia.

La parola “glamour” porta con sé un immaginario preciso: quello dell’immagine, del fascino e della capacità di corrispondere a un ideale. È proprio da questa sensazione di inadeguatezza che prende avvio la storia di Giusy Fiore, protagonista attraverso la quale il lettore entra nel romanzo. Giusy non si sente abbastanza. Almeno secondo lo sguardo di chi le sta accanto. Si trova così a fare i conti con l’idea di non appartenere a quel modello che sembra essere richiesto.

Eppure, proseguendo nella lettura, diventa evidente che Non sono glamour non è soltanto la storia di una donna alla ricerca del proprio valore. La vicenda si apre ad altre esistenze e ad altri punti di vista: quello di Lucia, vicina di casa di Giusy, quello di Paco, scrittore affermato ma attraversato da profonde fragilità, e quello di Franco, uomo segnato da un passato doloroso. Le loro vite si intrecciano continuamente, perché ciascun personaggio entra nella storia degli altri modificandone, in qualche modo, il percorso. Giusy e Lucia condividono la quotidianità dello stesso palazzo. Paco entra nella vita di Giusy attraverso il lavoro e, successivamente, in quella di Lucia. Franco rappresenta un ulteriore tassello di una rete di relazioni che il romanzo costruisce progressivamente.

Oltre la prima impressione

Cinzia Inguanta sceglie una struttura narrativa corale in terza persona, alternando prospettive diverse tramite paragrafi distinti all’interno dello stesso capitolo. Una scelta che permette al lettore di avvicinarsi gradualmente ai protagonisti, mostrando come una persona possa apparire diversa a seconda dello sguardo attraverso cui viene osservata.

Tra le storie che si intrecciano nel romanzo trova spazio anche quella di Lucia, una vicenda che affronta il tema della violenza all’interno di una relazione e delle difficoltà, spesso invisibili, che possono accompagnare chi prova a ritrovare la propria libertà.

NSG-Non sono glamour - Cinzia InguantaL’autrice sceglie però di non ridurre mai Lucia alla condizione che vive. Prima ancora di essere una donna ferita, infatti, Lucia è una persona con una storia, dei desideri e una propria identità da riconquistare. Ed è forse proprio qui che emerge uno degli aspetti più interessanti del romanzo. Le etichette non appartengono soltanto al modo in cui gli altri guardano una persona, ma anche al modo in cui spesso impariamo a definire noi stessi. Giusy non è soltanto la donna che teme di non essere abbastanza; Lucia non coincide con la sofferenza che attraversa; Paco non è solamente il volto pubblico dello scrittore di successo e Franco non può essere definito soltanto dal proprio passato.

Persone, non etichette

Cinzia Inguanta racconta persone, non figure esemplari. I suoi protagonisti sono individui contraddittori, capaci di gesti generosi ma anche di errori, fragilità e scelte discutibili. È proprio questa imperfezione a renderli credibili. Il romanzo non propone modelli da imitare, ma vite da comprendere. Paco, in particolare, sfugge a una lettura univoca. La sua capacità di cogliere le fragilità degli altri convive con alcuni atteggiamenti che mostrano i suoi limiti e il rischio di confondere il desiderio di aiutare con il bisogno di sentirsi indispensabile. La sua presenza nella storia non lo rende un “salvatore”, soprattutto perché nessuno dei personaggi ha davvero bisogno di essere salvato da qualcun altro. Ognuno deve affrontare un percorso personale di consapevolezza.

E forse è proprio questo il punto più riuscito di NSG – Non sono glamour. Gli incontri possono cambiare una vita, offrire sostegno e aprire nuove possibilità, ma non possono sostituire il cammino che ogni persona deve compiere per sé. Giusy, Lucia, Paco e Franco crescono attraverso il rapporto con gli altri ma, soprattutto, attraverso il confronto con le proprie fragilità.

Alla fine della lettura, anche il significato del titolo appare diverso da quello iniziale. Non sono glamour non parla soltanto di estetica o apparenza, ma della necessità di liberarsi da definizioni troppo strette. Il romanzo di Cinzia Inguanta invita a guardare oltre ciò che appare. Ciò ricordando che nessuno coincide con il proprio errore, con la propria paura o con l’immagine che gli altri hanno costruito. Perché, come suggerisce la stessa autrice, nessuno di noi è soltanto un’etichetta e nessuno dovrebbe mai sentirsi «non abbastanza» per il mondo.

Martina Romeo

Foto in alto: Cinzia Inguanta

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Se ti è piaciuto questo articolo potrebbe interessarti anche: La torre d’avorio di Paola Barbato, nel labirinto della colpa e dell’identità

Se questo articolo ti è piaciuto condividilo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *