In un tempo che premia velocità, forza e competizione, rallentare e prendersi cura di sé e degli altri è un atto rivoluzionario.
In estate il tempo si dilata, il ritmo rallenta. Partire, viaggiare, restare… il mattino senza sveglia è già vacanza. C’è più spazio per noi, per ascoltarci e sentire la nostra stanchezza. È la stagione che ci concede una pausa per nutrirci con le cose che ci fanno bene, con le persone che ci fanno bene. E ogni anno facciamo progetti e buoni propositi per cambiare la nostra vita troppo frenetica.
La mia top ten prende spunto dalla lettura di un libro il cui titolo racchiude in sé un’intenzione importante, necessaria direi. Una pratica da non rivolgere solo all’esterno, ma che inizia proprio a partire da noi ed è un invito a sottrarci alla logica dell’indifferenza che sta dilagando.
Muovendosi con naturalezza tra la dimensione privata e quella pubblica, Concita De Gregorio nel suo libro La cura ci ricorda che prendersi cura e curare è una responsabilità collettiva. Nelle pagine non c’è solo l’esperienza della malattia dell’autrice. C’è bellezza, c’è leggerezza, c’è vita, c’è amore.
Questo immenso non sapere di Chandra Livia Candiani, una scrittrice spesso presente nel nostro blog, è un invito a rallentare, a guardare, a sentire, ad accogliere, a non avere paura perché il non‑sapere non è mancanza, ma un luogo in cui la vita può finalmente parlare. Tra prose poetiche e frammenti di vita, ogni pagina è un piccolo mondo in cui accomodarsi.
Essere nel presente di Marina Borruso è un testo che insegna a tornare alla vita mentre accade, a fermarsi per riscoprire la semplicità dell’attenzione: essere qui, ora, senza correre avanti né indietro. Grazie a lei ho scoperto che la presenza è cura: quando siamo presenti, la mente si calma, le emozioni si distendono, la vita diventa più abitabile.
L’arte di coltivare l’orto e se stessi di Adriana Bonavia Giorgetti è una metafora pratica e concreta di cura interiore: coltivare la terra è un modo per coltivare la propria interiorità. Quanta verità in questo testo che non è un romanzo, ma ha una trama fatta di gesti, stagioni, apprendimenti. L’orto è un maestro silenzioso che insegna lentezza, ciclicità, accettazione dei tempi, capacità di lasciare andare.
La mano che cura di Lina Maria Parra Ochoa porta la cura ancora più vicino al gesto, al contatto, alla presenza fisica. È una storia molto potente che si muove in un universo tutto al femminile. L’autrice tocca temi dolorosi che le donne riescono a superare grazie ai poteri della stregoneria, alla forza delle antiche radici.
«Prendersi cura è un atto radicale in un tempo che premia l’indifferenza, la fretta, la superficialità. È un modo di stare al mondo che si oppone al cinismo e alla tentazione di voltarsi dall’altra parte quando le cose si fanno difficili. È una scelta che costa fatica, perché richiede costanza e disponibilità a mettersi in gioco. In questo senso, chi si prende cura è un ribelle. Non fa rumore ma lascia il segno.» Questo passaggio è tratto da Accendere i fuochi. Manuale di lotta e gentilezza, di Gianrico Carofiglio. L’autore si rivolge ai giovanә lettorә proponendo una forma di lotta che nasce dalla capacità di restare presenti, di non indurirsi e dove la cura e la gentilezza diventano un vero atto politico.
Shin Sun-Mi è l’autrice di Le fate formiche, un capolavoro di grazia e poesia. Le fate formiche sono creature molto piccole e silenziose: “vivono con noi, anche se i nostri occhi spesso non le vedono” e in questo albo si prendono cura di un bambino che ha l’influenza quando la madre stanca si addormenta. È un libro per ә piccolә, ma è anche un bellissimo invito aglә adultә di prendersi cura del bambino o bambina che sono stati.
Il raffreddore di Amos Perbacco, scritto da Philip C. Stead e illustrato dalla moglie Erin Stead, è una storia di amicizia e di cura reciproca. Amos Perbacco è un anziano guardiano di zoo che ogni giorno dedica del tempo alle necessità dei suoi amici animali. Una mattina si sveglia con un forte raffreddore e non può andare a lavorare. Gli animali, preoccupati per la sua assenza, decidono di andare da lui, lo curano, gli fanno compagnia, gli scaldano i piedi e gli preparano una tazza di tè, ribaltando e completando il rapporto di affetto reciproco.
Ritagliarsi uno spazio durante la giornata per meditare è un gesto di cura verso noi stessi che ci regala grandi benefici. Sulla rete si trovano moltissime meditazioni guidate, facili da seguire anche per chi ha una mente che continua a rimuginare. Molto spesso mi affido alle pratiche proposte da Michela Bonicoli: bastano pochissimi minuti per sentirsi meglio.
L’ultimo consiglio è musicale ed è affidato alle note di Girls just want to have fun di Cindy Lauper, un pezzo gioioso che ci esorta proprio a lasciare da parte le preoccupazioni e goderci il momento presente.
Buona estate!
Serena Betti
Foto di Serena Betti tratta dall’albo Le Fate formiche, TopiPittori
© RIPRODUZIONE RISERVATA

