Il colore delle magnolie: amicizia femminile, margarita e buon vicinato

il colore delle magnolie
Tre donne amiche dell’infanzia intrecciano vite e grandi sogni, sostenendosi a vicenda e facendo da pilastro alla loro comunità.

Nel 2020 Netflix ha distribuito una serie tv intitolata Il colore delle magnolie, tratta dai romanzi Sweet Magnolias, scritti da Sherryl Woods.

È appena uscita la quinta stagione, composta da dieci episodi come le precedenti. Io ho cominciato a vederla non molto tempo fa, ma confesso che non ci ho impiegato tanto a mettermi in pari.

Le vicende narrate girano intorno alla vita di tre donne della Carolina del Sud: Helen, Dana Sue e Maddie (conosciute nella piccola cittadina di Serenity con l’appellativo di Magnolie). Amiche fin dall’infanzia, le tre donne si sostengono a vicenda attraverso tutte le vicende della loro quotidianità. Famiglia, figli, amore, lavoro, aspirazioni, dolori, difficoltà… Affrontano tutto insieme come una cosa sola, un’entità che, sorretta dal reciproco appoggio, può tutto.

Una volta alla settimana si ritrovano a casa di una di loro e, all’invocazione «mesci ed esci» bevono i loro margarita buttando fuori tutto. (In inglese rende meglio l’idea, la frase originale è «Pour in out», che vuol dire sia “versalo” che “sfogati”.) Lì, nel luogo sicuro dell’abbraccio delle loro confidenze, le tre donne trovano sostegno e forza, sincerità e incoraggiamento. Insomma tutto quello che rende l’amicizia femminile davvero fondamentale.

La narrazione delle vicende ricorda un po’ le soap opera degli anni ottanta e sfora molto spesso in un buonismo quasi stucchevole. I conflitti ci sono, ma tuttə (o quasi) poi fanno il fatidico esame di coscienza, si scusano e i problemi si appianano. Non ci sono veri e propri “villain”, e sono molte le situazioni di vita comune che possiamo sentire familiari.

Chi è abituato a serie tv in cui regnano cattiveria, dolore e fatica non amerà Il colore delle magnolie, ma a me piace proprio perché parla elusivamente di buoni sentimenti. Protagonisti e protagoniste a volte sembrano addirittura finti da quanto sono disponibili e amichevoli, ma per me questo è un valore aggiunto. Immaginare che possa esistere davvero una dimensione in cui le persone si rispettano e si aiutano a vicenda. Dove c’è solidarietà, ci si parla a cuore aperto e i rancori durano il tempo di un paio di puntate. E mi piace per la splendida immagine di amicizia femminile che rende: granitica, disinteressata e, cascasse il mondo, sempre pronta.

Mi sono commossa in più di una puntata, ho ammirato (e un po’ invidiato) l’atmosfera “volemose bene” che impregna la città e ho guardato realizzarsi sogni. È tutto finto, inverosimile, un’utopia? Può darsi, ma per qualche ora non mi è dispiaciuto essere immersa in una dimensione che, se solo lo volessimo, potremmo ricreare anche nella nostra quotidianità. Non è impossibile, dipende solo da noi.

Serena Pisaneschi

Foto in alto: Una scena della serie da ComingSoon.it

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