La poesia nel dì di domenica: “Inventario “ di Dorothy Parker

Osservatrice dei costumi sociali la poeta di oggi è famosa per la sua ironia, la malinconia e una spietata lucidità critica.

Poeta, scrittrice, critica teatrale, Dorothy Parker, nata in New Jersey nel 1893 e cresciuta a Manhattan, ha avuto una vita piuttosto tormentata. Per guadagnarsi da vivere lavorò come pianista e a vent’anni vendette la sua prima poesia a Vanity Fair con cui di lì a poco iniziò a collaborare. Scrisse anche per Vogue.

Negli anni Trenta si trasferì a Hollywood, dove lavorò come sceneggiatrice. Con È nata una stella, nel 1937 ricevette una nomination agli Oscar per il suo significativo contributo alla sceneggiatura.

Si impegnò attivamente in cause politiche e sociali: antifascismo, diritti civili, sostegno ai rifugiati della guerra civile spagnola. Questo coinvolgimento le costò caro. Durante il maccartismo fu inserita nella lista nera e la sua carriera hollywoodiana ne uscì compromessa.

Su Pangea, rivista di cultura e idee Silvio Raffo scrive « Assidua frequentatrice del mitico Algonquin Hotel, dove è la sola donna della ‘Round Table’, si guadagna la fama di ‘Regina dell’Arguzia’ per le sue battute salaci.[…] Dorothy (Dottie) Parker è uno spirito cronicamente melanconico e il suo cinismo è, come spesso accade, una difesa dalla disperazione: appartiene a quella categoria di (apparenti) nichilisti nel cui pensiero si cela sapientemente un romanticismo tenero e incapace di rassegnarsi al naufragio dei sogni e degli “ameni inganni” giovanili.

I suoi folgoranti racconti, capolavori di ironia e disincanto, denunciano la precarietà dei piaceri e dei desideri umani, la necessità di una corazza invulnerabile per chi cerca di rendere tollerabile, se non divertente, ogni attimo di una vita coraggiosamente vissuta allo scoperto. Ma sono le sue poesie, sotto la veste di una frivolezza ostentata e tragica, a mettere a fuoco le verità esistenziali più sottili e profonde. È, in effetti, il suo, un ininterrotto dialogare con sé stessa per scoprirsi alla fine inadatta al cimento troppo arduo del vivere: “Questa vita, ti giuro, questa vita non è stata idea mia”.» 

Questa domenica proponiamo Inventario. L’ascolto della poesia è accompagnato dal video curato da Debora Menichetti.

 Serena Betti

Foto in alto: Dorothy Parker – LTit

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Inventario

Quattro cose conosco molto bene:
ozio, dolore, un amico e un nemico.

Di quattro cose avrei poi fatto senza:
amore, curiosità, lentiggini e dubbio.

Tre cose non potranno esser mai mie:
soddisfazione, invidia, e champagne a sufficienza.

Tre cose avrò finché rimango in vita:
riso, speranza ed un pugno nell’occhio.

Se questo articolo ti è piaciuto condividilo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *