Maledette patate, di Serena Pisaneschi. Quanta fatica fanno le donne in casa ancora oggi? Perché si dà per scontata e di quanto privano?
Pillole di femminile, la rubrica per riflettere su alcuni piccoli grandi temi legati alla vita di tutti i giorni.
MALEDETTE PATATE di Serena Pisaneschi
Se metto la sveglia alle sette dovrei farcela. Per prima cosa preparo le lasagne, così poi il forno sarà libero per l’arrosto. Bisogna mi ricordi di fare la besciamella un pochino più lenta, almeno quando le riscalderò non diventeranno troppo asciutte. Menomale che il ragù l’ho fatto ieri.
Io in realtà non volevo preparare l’arrosto, pensavo bastasse fare un antipasto abbondante e poi le lasagne, ovviamente il tiramisù per finire. Ma mio marito ha detto che secondo lui non bastava, che i ragazzi hanno sempre tanto appetito quindi dovevo anche fare il secondo. «Magari un bell’arrosto con le patate» ha detto, «che piace sempre a tutti.»
Così sono dovuta tornare in macelleria. Ne ho girate tre per trovare il cappello del prete, perché, sempre secondo Luigi, «è il pezzo migliore.» Non ho idea su cosa si basi, visto che non ne ha mai cucinato uno in vita sua. E devo anche calcolare bene i tempi per le patate, per farle essere pronte insieme alla carne.
Inizio con la besciamella e preparo le lasagne. Ho imposto l’uso di sfoglie già pronte, non avrei avuto il tempo di fare anche quelle, tra l’altro le vuole rigorosamente verdi. Mentre cuociono preparo un paio di condimenti per gli antipasti. Direi un classico sugo di fegatini e magari salsiccia e stracchino. Ah no, questo no, ché il forno sarà già occupato da carne e patate. E se facessi solo affettati e formaggi? No, sicuramente i fegatini devo farli, altrimenti chi lo sente.
Quindi mentre le lasagne sono in forno metto su il ragù di fegatini, non ci vuole molto a farlo. Però prima di fare i crostini devo aspettare che raffreddi un pochino, sennò ammolla il pane e a Luigi piace croccante. Non troppo freddo, dev’essere tiepido. Posso mettere a bruschettare un po’ il pane mentre cuociono le lasagne, sicuramente piacerà a tutti. Nel frattempo pelo le patate, le faccio a tocchetti e le lascio nell’acqua fino a che non le devo sbollentare.
A questo punto dovremmo essere intorno alle dieci. I ragazzi arriveranno a mezzogiorno, quindi avrò ancora un paio d’ore. Mi conviene fare la crema al mascarpone e poi preparare il tiramisù, così se ne starà in frigo a riposare per abbastanza tempo. Verso le undici metto la carne, un’ora e mezzo di cottura devo considerarla. Tra convenevoli, antipasto e primo una mezz’ora scivolerà via e la cottura dovrebbe arrivare perfetta al momento del secondo. Se finisce anche un pochino prima non importa, tanto l’arrosto lo avvolgerò nella stagnola per mantenere i succhi, anzi quasi quasi mi avvantaggio di dieci minuti. Devo solo stare attenta alle patate, quelle mi fregano quasi sempre.
Però aspetta, se avrò il forno occupato da cane e patate come le riscaldo le lasagne? Potrei avvantaggiarmi con le patate, lasciarle leggermente indietro di cottura e poi rimetterle in forno per gli ultimi dieci minuti. Le tolgo per riscaldare le lasagne e le rimetto mentre le mangiamo. Sì, penso che farò così.
Oh, non vedo l’ora di rivedere i miei nipotini! Non ci vediamo da quasi un mese. I ragazzi hanno trovato lavoro in una città a due ore da qui ma si sono fatti una posizione e una bella famiglia, non potrei essere più felice. Le mogli sono due bravissime donne, compagne e mamme attente. Ogni volta che ci vediamo mi chiedono qualche ricetta e mi aiutano sempre a rassettate. Sempre.
Se mi organizzo bene penso di riuscire anche a stare un po’ con i bambini. Di solito non vanno via tardi perché sono ancora piccoli e se sono stanchi diventano ingestibili, ma credo di riuscire a ritagliarmi almeno un’ora. Devo avvantaggiarmi il più possibile, perché voglio godermeli un po’ e non starmene rinchiusa nel tinello tutto il tempo. Tempo che fugge. Tempo testimone di tutto quello che mi perdo. Tempo che spreco dietro ai doveri, alla perfezione, a tutto quello che si dà per scontato. Tempo che non torna.
Quando andranno via li riempirò di avanzi, che tanto, come ogni volta, cucinerò troppe cose. Ma è opinione di mio marito che la tavola debba essere sempre abbondante, solo che è abbondante anche la fatica. Prima e dopo. E spesso anche durante. Loro andranno via e io mi ritroverò da sola a mettere a posto la casa. Luigi si appisolerà sistematicamente sul divano e io mi dedicherò all’ultima fatica della giornata: scrostare le maledette patate che sono rimaste attaccate al fondo della teglia in acciaio, la stessa che usava mia madre.
Serena Pisaneschi
Foto in alto: elaborazione grafica di Erna Corsi
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