L’opera della poeta e saggista che incontriamo oggi è considerata un patrimonio della letteratura uruguaiana e ispanoamericana.
Idea Vilariño, nata a Montevideo nel 1920, è una delle voci più radicali e inconfondibili della poesia ispanoamericana del ‘900. Inserita nella cosiddetta Generación del ’45, la sua voce si distingue per una singolare combinazione di austerità e vulnerabilità.
La vita di Vilariño è segnata da un rapporto complesso con la fragilità: la salute precaria, la sensibilità estrema, l’impegno politico. Insegnava Letteratura all’Università quando nel 1973 ci fu il colpo di Stato e fu costretta a lasciare il suo lavoro accademico. Lo riprese solo nel 1985 quando il generale Alvarez perse le elezioni e il governo tornò ai civili.
Vicina agli ideali della sinistra e della cultura rioplatense, Vilariño è stata molto attiva nella vita culturale uruguaiana: ha fondato e collaborato con riviste, ha scritto diverse canzoni popolari.
Accanto alla poesia, ha svolto un’intensa attività critica e traduttiva: Shakespeare, Eliot, Queneau. Le sue versioni dei tragici shakesperiani sono considerate tra le più rigorose del mondo ispanico. Vilariño è morta nel 2009 ma la sua voce continua a parlare a chi cerca una verità. Una voce che si può sentire sulla piattaforma di Spotify.
Questa domenica nel video curato da Debora Menichetti ascoltiamo Similitudini.
Serena Betti
Foto in alto: Idea Vilariño – escamandro – WordPress
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Similitudini
Voglio masticare sabbia
fino a consumarmi i denti
voglio bere il mare
per rovinarmi lo stomaco
voglio fissare il sole
e il vento fino a diventare cieca.
A cosa mi servono occhi potenti
e voglie e appetiti
che me ne faccio della vita vita vita
tesa ubriaca ardente pazza vita
che me ne faccio.

