Chiudo lo zaino e insegno camminando, nei sentieri del territorio si fa didattica

Silvia Crognale
Silvia Crognale si unisce in cammino a fianco deə ragazzə delle scuole superiori in un’esperienza senza aule e con tanto mondo attorno.

Lasciare che le occasioni della vita ci portino a considerare un percorso scolastico senza pareti, tetto, banchi, bidelle, bagni con le scritte, e campanella che scandisce le ore non è impossibile. Proprio quello che mi raccontava Silvia Crognale durante il Cammino degli Dei, nel quale mi anticipa la sua decisione di lasciare per qualche giorno la sua docenza presso l’Università della Tuscia e unirsi al gruppo di Strade Maestre e fare scuola con la pratica del cammino.

Cosa ha pensato, Silvia, prima di rispondere sì a questo originale progetto?

«L’emozione embrionale è stata una spinta, una grande curiosità. Sentivo questo progetto potente, una sfida che mi ha incuriosito. In un primo momento tutto questo interesse era come genitore, ma da subito la curiosità si è convertita in richiamo e mi sono voluta mettere a disposizione. Ho contattato Marco Lo Perfido e ho percepito che il progetto era ambizioso ma possibile visto l’esperienza della persona su cui si poggiava.»

Perché Strade Maestre può attirare uno studente? 

«Perché è la vita del territorio, delle persone, fatta di scuola che si intreccia in un modo equilibrato con un progetto educativo a tutto tondo, dove le abilità diventano tutti giorni strumenti per abbattere la compartimentazione conosciuta fino a adesso. “Sono bravo, sono timido, sono distratto, arrabbiato…accade…”. Possiamo provare a passare così inquadrati camminando nel bosco, fermarsi davanti ad un ruscello, incontrare persone. Ascoltare i loro racconti per percepire di essere sfiorati dalla storia senza metterla nei libri, anticipando la vita così come è, che non procede solo per anni scolastici, scivolando nelle intersezioni della cultura.»

Come si orienta un insegnante senza classe, una lim, una cattedra, in un contesto dove ci si adatta a quello che si trova?

«A fronte di alcuni strumenti che riconosco indispensabili mi sono sentita un po’ messa alla prova, tuttavia mi ha portato a riflettere se le attrezzature che la scuola mette a disposizione possono rappresentare, in alcuni contesti, delle barriere con gli stessi studenti. Essendo una docente universitaria sono abituata a lezioni frontali e ho trovato sfidante uscire da un mondo in cui si creano abitudini consolidate. Conservo una preziosa foto dove spiego e scrivo su un foglio di carta assorbente il ciclo di Krebs, perché spesso capita di fare lezione informale e, se capita, quando si accende la curiosità non si lascia andare via. Il dispositivo è importante, ma poi bisogna anche trovare la strada per oltrepassare e aprirsi ad altre soluzioni.»

In questo percorso c’è stato un momento in cui sia stato necessario motivare unə studentə?

«Sono entrata nella parte finale del cammino e ho trovato un buon spirito di gruppo e in tutto questo. Essendo stata la loro insegnante di Biologia, sono stata assaltata dalle loro curiosità. Non ho dovuto coinvolgerli perché loro lo hanno fatto con me. Io ero l’elemento da cui loro potevano prendere, ero lə studentə stesso che abbatteva l’ostacolo del voto e della verifica. Anche le salite, dove risparmiare fiato era consigliabile, diveniva occasione per soddisfare curiosità e domande. L’ambiente da solo incalzava, magari davanti ad un panorama inaspettato, concentrandosi per non passare accanto ad un dirupo. I ragazzi percepivano di non imparare per obbligo, ma per il loro percorso, il loro cammino.»

Cosa manca a questa bella avventura che ancora non le ho chiesto?

«Che mi sono sentita fortunata a fare questa esperienza. Sono andata per insegnare, ma in realtà ho imparato tantissimo io e questa è la bellezza di Strade Maestre, dove si rompono gli schemi, creando uno scambio prezioso, lasciando nelle me mani una bomba di emozioni. Ragazzə voi cambierete dopo questa esperienza e anche noi docenti cambieremo con voi.»

Debora Pasquinelli

Foto in alto: Silvia Crognale

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Debora Pasquinelli, cinquantacinque anni, che se le cose fossero andate diversamente, mi sarei chiamato Ramon, ma sono una lei. Lavoro in ambito sanitario e adoro scordarlo, tanto da viaggiare, scrivere e sognare quanto basta.

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5 commenti su “Chiudo lo zaino e insegno camminando, nei sentieri del territorio si fa didattica”

  1. Articolo molto interessante, che affronta in modo corretto un nuovo modo di insegnare e vivere la natura, mi ha incuriosito, molto interessante.

    1. Serena Pisaneschi

      Grazie mille! È stata una scoperta anche per noi, davvero una risorsa bellissima. Siamo grate a Debora Pasquinelli e Silvia Crognale che ce l’hanno fatta conoscere.

  2. Federico Pasquinelli

    “Ludendo docere ” è una frase che ho trovato in un libro di Piero Angela e che tengo come ispirazione per le mie lezioni in cui cerco di essere meno classico possibile…Questa docente porta questa filosofia all’ esterno( e all’ estremo positivamente parlando) : brava!

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