Vi presentiamo Come l’ultimo sorso di tè, racconto di Serena Pisaneschi. Tensione, pensieri indomabili e granelli di zucchero.
Pillole di femminile, la rubrica per riflettere su alcuni piccoli grandi temi legati alla vita di tutti i giorni.
COME L’ULTIMO SORSO DI TÈ di Serena Pisaneschi
Mi bruciano gli occhi, ho male alla parte alta della schiena e non c’è verso che rilassi la mandibola. Se ne sta lì serrata, la lingua attaccata al palato, i denti che un altro po’ e cominciano a stridere.
È sempre la solita maledetta tensione. Da dove viene non lo so, ma so che mi regala spesso mal di testa e spalle rigide. Dovrei imparare a rilassarmi, allentare i muscoli, pensare meno… Sì, pensare meno, come se fosse facile. Anche quando penso di pensare meno ecco che mi rendo conto che penso anche se non me ne rendo conto. Come lo capisco? La maledetta mandibola non molla la presa. Mai.
Non è che abbia molte preoccupazioni, ma non riesco a sgravarmi dal peso del rimuginare. Alla fine sono cose che si risolvono. Magari ci vorrà tempo, fatica e sopportazione, ma niente di irrimediabile. Perderò sonno? Sicuramente. Quel poco riposerò male? È assicurato. Ma non c’è niente da fare: è più forte il ronzio in testa, sebbene basso e di sottofondo, che la spinta a lasciar andare.
Eppure vorrei tanto lasciar andare. Che poi a cosa serve stare lì a crucciarsi? Solo a svegliarsi dolorante ogni mattina, e non è affatto piacevole. Dormo contratta, serro il morso, se mi riprendessero sono convita che sarei anche accigliata. Non so cosa sia il rilassamento, sia mentale che fisico, ne ho perso la familiarità da un po’.
Dovessi paragonare le mie giornate negli ultimi mesi a un sapore sarebbe sicuramente l’amaro, senza dubbio. Come quello che a volte sento in bocca (probabilmente perché, a forza di stringere, mi si stanno sgretolando le otturazioni). Invece io vorrei arrivare a fine giornata, anzi no, vorrei svegliarmi immersa in un bel sapore dolce. Come l’ultimo sorso di tè, quando non è più così bollente da doverlo risucchiare insieme all’aria e inghiottire subito. Quando lo puoi gustare sulla lingua e sul palato, con il suo carico di zucchero che si era annidato lì, proprio sul fondo della tazza. E tu lo bevi e lo lasci ad avvolgerti buonumore e soddisfazione, a regalarti un assaggio di bello nella giornata.
Ecco, io vorrei un assaggio di bello in ogni giornata. Anche senza zucchero. Anche senza tè. Su questo ci devo lavorare da sola però, nessuno può farlo al posto mio. Dovrò cominciare un granello alla volta, un pensiero alla volta, toglierlo o trasformarlo. Se devono esserci, che siano dolcissimi. Intanto comincio ad accendere il bollitore.
Serena Pisaneschi
Foto in alto: elaborazione grafica di Erna Corsi
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Bellissima immagine quella della bocca contratta, i denti che stridono, la testa che non molla. Ci siamo in tante lì dentro