Dal tabù del “troppo zucchero” al piacere di condividere. Dieci consigli per riscoprire il gusto autentico del fatto in casa.
Ammettere di apprezzare i dolci equivale, talvolta, alla confessione di un personale difetto. Si sollevano sopraccigli, più d’unǝ disserta sul potere maligno degli zuccheri, da cui l’invecchiamento precoce delle cellule cerebrali, il sovrappeso e così via.
Magari sono le stesse persone che indugiano ogni giorno, al bar, su un succulento croissant che accompagna il caffè mattutino. Oppure prediligono pizze farcite di salamino piccante, pastasciutte al guanciale e panini ripieni all’inverosimile. Il tutto senza chiedersi quali e quanti grassi o altre amene sostanze siano entrate nella preparazione.
Ma sui dolci vige un tabù che prevede anche un giudizio sferzante su chi li consuma. È comprensibile: per vivere in modo sano a qualcosa si deve rinunciare e rifiutare in blocco dolci e dolciumi è più semplice che impostare correttamente la dieta giornaliera e praticare movimento con costanza.
Forse esiste un modo per salvare salute e desiderio, altrimenti detto “capra e cavoli”: preparare da sé i dolci, considerando i tempi limitati a disposizione, gli ingredienti più selezionati e i diversi gusti da soddisfare. Sì perché l’altra caratteristica fondamentale dei dolci è la varietà di richieste che incrociano. Ne sanno qualcosa, o anche molto, quantǝ li dedicano abitualmente a familiari, amici, colleghi e prossimo in senso lato.
Nella Top ten che segue si tiene conto dei tempi più o meno ristretti che, per necessità o scelta, si possono assegnare a questa attività, Inoltre si raggruppano i dolci per analoga preparazione, perché talvolta una piccola differenza origina un risultato diverso.
Sono reperibili svariati manuali di cucina, pubblicazioni illustrate e anche in rete si possono trovare ricette a costo zero, ma un po’ di impegno a monte è fondamentale. Infatti occorre provare e riprovare per arrivare a mettere a punto le “nostre” ricette, da annotare e, volendo, passare ad altrǝ.
Un consiglio: non lasciarsi influenzare dai nomi stranieri. Le ricette possono essere di facile esecuzione anche se provenienti da altri paesi e, nello stesso tempo, sfruttare i loro nomi come espediente per solleticare l’italico esterofilismo e ottenere un meritato apprezzamento. E mai sottovalutare la presentazione, non si dice forse che “si mangia con gli occhi”?
In cima alla lista si può collocare la torta di mele. Che sia l’apple pie di Nonna Papera, la tarte Tatin (una normale torta capovolta) o una schiacciata con più mele che farina e burro, è la torta casalinga per eccellenza. Non richiede particolari abilità, si può eccedere con le mele a tutto vantaggio del burro, e comunque le dosi sono “a sentimento”.
La crostata segue di prassi, che sia con marmellata o nella versione più estiva con crema e frutta, non può mancare perché mette d’accordo tradizione ed estetica. Però richiede un minimo di tecnica, un discreto tempo e niente dosi a sentimento, si deve pesare e cuocere con cautela. Come ovviare? Tenere sempre un paio di panetti di pasta frolla in freezer, ça va sans dire preparata in casa, da scongelare al bisogno e farcire. E poiché l’occhio vuole la sua parte, sull’intreccio che copre la marmellata ci si può sbizzarrire. Oppure evitarlo con una mossa elegante, mettendo solo qualche foglia ricavata dalla pasta in eccesso. Voilà.
Anche i brownies sono veloci da preparare. In base all’utenza si scelgono ed evitano gli ingredienti, con o senza frutta secca all’interno, con o senza mappatura di cioccolato. Il risultato finale del quadratino al cacao è, di solito, gradito a bambinǝ e adulti.
C’è poi la famiglia del pandispagna. In questo caso non bisogna lasciarsi impressionare dalla carica dei pasticcieri televisivi che enfatizzano la difficoltà di preparazione. Calma e gesso, servono solo uova, zucchero e farina, meglio se self rising. Si prova, si testa il forno e, nel caso, si corregge il tiro. Con il pandispagna si preparano le torte farcite dei compleanni o, se cotto in teglia grande, e reso più sottile, il simpatico rotolo svizzero, ripieno di marmellata, o nutella, o panna montata e fragole, come fanno in Svezia. A Natale, con l’aggiunta di cacao, diventa il bȕche de Noȅl, ma la preparazione è sempre la stessa, più semplice a farsi che a dirsi.
E per le nostre amiche più care, nella Giornata Internazionale della Donna, l’8 marzo, con pochi accorgimenti e il beneamato pandispagna, si può ottenere la torta mimosa. Basta frammentare la pasta in tanti quadratini per darle l’aspetto del fiore.
Per i dolci più veloci e semplici ricordiamoci della Francia. A spasso tra Bretagna e Limousin, troviamo il far bréton e il clafoutis de cérises. Con prugne il primo e ciliegie il secondo, si miscelano insieme a uova, latte, farina per ottenere un composto che rimane morbido dopo la cottura e si serve in teglia. Una consistenza che, apprezzata sul posto, si replica senza fatica a casa propria. A merenda o dopo un pranzo sofisticato, sta a noi servirli con una storia intrigante.
Per restare in Francia, da dedicare agli amici più letterati, le madeleine. Cottura in otto-nove minuti, praticamente all’ultimo momento, mentre qualcuno aiuta a sparecchiare e prepara il caffè. Ideale completamento leggero di un pranzo se si ha l’accortezza di tenere in frigorifero impasto e teglia che, gelidi, andranno in forno molto caldo. E l’impasto? Banale, pochi minuti per miscelare cinque ingredienti: uova, farina, zucchero, burro e vaniglia, o limone. Proust aveva capito tutto a partire dal profumo delle madeleine, ma anche senza scrivere un’altra Recherche la loro bontà può ispirare una buona idea, appunto.
Fra le preparazioni veloci, da autunno inverno, il castagnaccio, perché no? Rustico ma ingentilito da uvetta e un po’di cacao, cosparso di pinoli, rosmarino fresco e olio buono risolve un pranzo di famiglia o una “marenda-sinoira” alla moda piemontese. Per restare in stagione, la torta di zucca, morbida, con l’onnipresente cacao e gli immancabili amaretti, senza farina, quindi povera di glutine. Dedicata a chi ama questo ortaggio trova però insperati estimatori.
In estate meglio dare la preferenza alle preparazioni fresche come il tiramisù. Considerato il dolce italiano più conosciuto al mondo, se non può dirsi dietetico, ha tuttavia pochi detrattori e, nel farlo, si possono coinvolgere bambine e bambini.
Un altro dessert che si prepara bene con la componente infantile della casa è il salame di cioccolato. Spezzettare i biscotti, mescolarli in una grande ciotola con cacao, zucchero e burro è impegnativo e appagante anche per cinquennǝ intraprendenti.
Per finire, siamo alla frutta: pesche ripiene. Persino eleganti in monoporzione, pronte in anticipo, non richiedono una lunga cottura né particolari accorgimenti di preparazione.
In un periodo in cui la cucina occupa un posto prevalente nei palinsesti televisivi e gli chef sono star indiscusse, questo promemoria non ha velleità alcuna, se non di ricordare che condividere dolci è molto piacevole e prepararli può essere un atto d’amore.
Laura Bertolotti
Foto in alto: Top ten dedicata ai dolci – Gemini generated imagine
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Cara Laura, è un piacere leggere i tuoi suggerimenti culinari. Con i primi ‘freddi’ mi metterò ai fornelli e cercherò di applicarmi. Per intanto mi sono data alla lettera di Miss Bee, finiti i primi tre libri aspetto l’uscita del quarto a novembre. Sto leggendo L’allieva sempre di Gazzola e sempre grazie a te. Spero di incontrarti presto.
Cara Fiorenza, mi sono divertita a scrivere questo testo che riflette la mia esperienza familiare di cuoca e pasticciera sempre di corsa. Spero avremo presto la possibilità di scambiarci opinioni sulle nostre letture davanti a una tazza di tè e una fetta di torta, of course.