Pillole di femminile – Storie piccole che raccontano un mondo grande #157

Concita De Gregorio - Pillole di femminile
«C’è bisogno di paura per avere coraggio. È l’assenza la vera misura della presenza. Il calibro del suo valore e del suo potere[…]» Concita De Gregorio.

Pillole di femminile, la rubrica per riflettere su alcuni piccoli grandi temi legati alla vita di tutti i giorni. Partecipa alla nuova call per Pillole di femminile: cerchiamo la tua voce. Invia il tuo racconto entro il 30 settembre 2025.

La pillola di oggi è tratta da Mi sa che oggi è primavera , il libro di Concita De Gregorio che con delicatezza racconta una vicenda agghiacciante accaduta nel 2011. La storia vera di una donna “orfana” delle sue figlie. Irina Lucidi, avvocata, italiana, vive e lavora in Svizzera, è madre di due gemelle ed è separata da Mathias. Tutto sembra procedere tranquillamente ma un giorno l’uomo sparisce con Alessia e Livia. Dalla Svizzera arriva in Puglia e a Cerignola si uccide sui binari di un treno in transito. Delle due bambine non c’è più traccia.

«No. Non ho nessuna foto con me. No, non ne ho una nel portafogli. Non ho nessun bisogno di vederle ritratte immobili in un istante del passato. Le vedo vive nel presente, non devo neppure chiudere gli occhi. Le vedo e le sento. Nessuna foto assomiglia a una persona viva. Nelle foto si sta fermi. Nella realtà, anche da fermi, si respira. Le foto non respirano.

No. Più che difficile, o impossibile, mi sembra inutile provare a descriverle. Direi aggettivi pieni di senso per me e vuoti per chiunque altro. Cosa significa per te “Livia è più introversa, Alessia più morbida“? Categorie, scatole. Per me invece ogni parola è una catena di gesti, movimenti del corpo, episodi minimi, sguardi. Livia è più forte, indipendente. Alessia è più timida, sensibile.

Vedi, non vuol dire niente. Semmai vorrei essere capace di spiegare la sensazione fisica che provavo ogni volta che le prendevo in braccio. In quella specie di slancio e di abbandono che ha il corpo di un bambino quando si lascia sollevare: Livia resta sempre intera, integra. Con una rigidità verticale interna, non saprei come dire. Era sempre lei. Alessia invece la spalmavi addosso, diventava un calco del mio corpo. Diventava me. Avevano consistenze diverse. Si poteva sapere da quel modo di lasciarsi abbracciare che persone sarebbero diventate.

No. Non c’è un’immagine che torna nei ricordi. Tutti. Tutti i ricordi sono qui: non è che ritornino, non sono mai andati via. Non si sono mai mossi dall’istante in cui sono arrivati al mondo».

Serena Betti

 Foto in alto: Elaborazione grafica di Erna Corsi 

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