La solitudine nell’amore: il viaggio di scoperta di sé secondo Sylvia Plath

La solitudine dell'amore - l'altro femminile
Poeta che riportò su carta sensazioni comuni con lucidità unica; centrale la sua visione sull’amore e il ruolo della solitudine.

Secondo una visione occidentale, ciò che noi, come individui, siamo e siamo diventati dipende esclusivamente da chi amiamo. La relazione amorosa, infatti, offre un viaggio di scoperta, un suolo fertile non solo per coloro che non sono stati cullati da forze premurose fin da piccoli, ma per tutti, poiché le relazioni sono sempre state capaci di far nascere e crescere le due radici primordiali dell’anima: fiducia e amore.

È proprio questa scoperta che ci consente di capire anche i nostri desideri più reconditi, permettendoci di vedere che tipo di persona siamo quando proiettiamo il nostro sentimento sull’altro individuo, come cambiamo con esso.

Certamente, la relazione (anche quella dai toni più sinfonici) non è senza insidie: tende, infatti, a nascondersi dietro una sensazione, comune a molti, di solitudine, un senso di non appartenenza, quasi come se non ci fosse la certezza di sentirsi completi o completamente visti, sentiti.

La solitudine in amore, tuttavia, non è solo di un tipo: è necessario chiarire che per solitudine non mi riferisco a quella “felice” che contraddistingue i due amanti secondo Rainer Marie Rilke, con le sue neighboring solitudes: il poeta, infatti, vedeva nella solitudine e indipendenza all’interno della coppia la forza tale da far crescere due individui, capace di allontanare qualsiasi rapporto intenso dall’autodistruzione.

Ma la solitudine alla quale mi riferisco è quella che ebbe un ruolo centrale nella poetica di Sylvia Plath (1932-1962), la quale vide in amore non solo il sentimento puro che cinge due persone assieme, ma proprio quel senso di solitudine che nasce da parti remote del nostro corpo, quasi come fosse una malattia del sangue, un difetto tutto nostro.

Sylvia Plath, come traspare dai suoi diari, ha sperimentato questa sensazione già dagli anni dell’adolescenza, nei quali la sua spiccata lucidità le permetteva di districare anche le domande esistenziali più intense. È da un innocuo e momentaneo attimo di solitudine che la poeta prende atto di quanta solitudine vi possa essere in una sola vita: non vi è festa, non vi è sorriso e non vi è nemmeno amore che possa nascondere quel velo nero che veste la solitudine.

Anzi, pare proprio essere l’amore quel luogo dove nonostante ci sia pienezza e gioia, la solitudine è a tal punto consapevole di sé che, spaventosa, accresce. La forza di Plath, tuttavia, risiede proprio nel ruolo centrale che la poeta affida all’emarginazione di sé: rende questa entità originariamente negativa il fulcro della sua arte, rendendola intensa man mano che l’amore che provava diventava più vigoroso, seppur tragico e doloroso.

Ma la sua esperienza di un amore vissuto con la paura di rimanere in disparte deve essere un suolo di insegnamento, un luogo comune dove poter imparare che, seppur spesso le nostre ferite più profonde ci portino a persone che paiono perfette per poterle risarcire e invece poi, inesorabilmente, non fanno altro che renderle più infossate, esistono anche quegli amori capaci di aprire, irradiare e guarire quei piccoli grandi burroni dove la gioia si era man mano trasformata in solitudine.

Nelle sue poesie traspare l’amore tragico, vissuto da lei in prima persona, capace di essere a tal punto colmo di passione che distrugge ciò che si trova accanto: solo un vero amore è capace di risanare la distruzione di un altro, o proprio la mancanza di esso. Tuttavia, è proprio tramite la sua poesia intensa e cruda che Plath ha saputo mostrare che l’esperienza amorosa nasce come un sentimento delicato, talvolta violento e spesso destabilizzante per coloro che sono coinvolti, per poi diventare un processo di auto-conoscenza, auto-consapevolezza del nostro essere, rendendola così una delle poete più amate dello scorso secolo.

Alyssia Ziani

Foto in alto: Sylvia Plath

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2 commenti su “La solitudine nell’amore: il viaggio di scoperta di sé secondo Sylvia Plath”

  1. Complimenti per la recensione, descrizione molto appassionata, mi ha stimolato molto, credo che inizierò a leggere Sylvia…. Grazie!

    1. Serena Pisaneschi

      Siamo felici che l’articolo di Alyssia Ziani l’abbia stimolata a conoscere Sylvia Plath 🙂

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