Pillole di Femminile – Storie piccole che raccontano un mondo grande #82

pillole di femminile - Paola Lorenzetti
Volare nel cielo: il sogno di Brigitte.  Paola Lorenzetti in questo racconto ricorda con affetto e nostalgia la sua amica, trovando ispirazione dalla sua forza e dalla sua tenacia.

Pillole di femminile, la rubrica per riflettere su alcuni piccoli grandi temi legati alla vita di tutti i giorni.
Con grande piacere pubblichiamo “Cittadina del mondo” il racconto con il quale Paola Lorenzetti ha partecipato alla nostra prima call del 2024.

CITTADINA DEL MONDO di Paola Lorenzetti 

Negli ultimi anni del secolo scorso Comune e Università avviarono un importante progetto congiunto di formazione per mediatori linguistico-culturali.
Fui invitata a partecipare insieme ad un altro gruppo di insegnanti veronesi che, come me, erano attivi nell’inclusione degli alunni migranti. Fui grata per l’occasione che mi era stata data di far parte di un percorso così interessante e diverso dal solito, aperto alle istanze del mondo intero.

Qui conobbi uomini e donne, giovani o meno, provenienti da tantissimi paesi che, sotto la guida di esperti di intercultura e mediazione, un po’ alla volta diventarono validi professionisti impiegati nella scuola, negli ospedali, nei tribunali. Fu un periodo particolarmente intenso che ricordo con grande piacere e nostalgia.

Fu proprio qui che conobbi Brigitte, una splendida donna proveniente dal Togo che da subito ammirai profondamente.
Era senz’altro una figura profondamente carismatica che non passava inosservata: fisico imponente e tratti del viso forti ed armoniosi, emanava un’aria di sicurezza e serenità. Le sue parole lasciavano intravedere una cultura profonda, un’identità molto strutturata, un legame forte con le sue radici africane e allo stesso tempo una grande apertura verso il mondo e le sue occasioni.

Diventò da subito un punto di riferimento del gruppo. Parlare con lei era piacevole sia nei momenti più leggeri, quelli della risata e della chiacchiera poco impegnativa, sia nei momenti più seri, in cui emergeva la sua grande conoscenza delle dinamiche che regolano i rapporti fra nord e sud del mondo e la molteplicità delle sue esperienze.

Finito il percorso di formazione, i mediatori fecero finalmente il loro ingresso nei luoghi di lavoro.
Dalle scuole, sulla base delle nostre esigenze, noi ne richiedevamo la presenza all’interno di progetti di intercultura nelle classi o per mediare con famiglie che non conoscevano la nostra lingua.

Per alcuni anni le ore di mediazione concesse dal Comune di Verona furono veramente tante e ci permisero di mettere in campo esperienze importanti a favore dell’inclusione, non solo dei singoli alunni ma anche delle loro famiglie.

Durante una di queste ebbi la fortuna di accogliere in classe proprio Brigitte che seppe catturare l’attenzione e l’affetto dei bambini raccontando le favole che, tanti anni prima, le aveva narrato la sua nonna materna. Erano tutti racconti che avevano come protagonisti saggi animali parlanti. Da qui ci ispirammo per fare delle maschere ed una danza degli animali, su musica africana, molto ritmata, con parole africane che ci insegnò.

Rivedo quei momenti come fossero accaduti poco fa. La sua voce calda che raccontava, sottolineando con abilità i momenti essenziali della narrazione e tenendo i bambini sospesi su un filo a trattenere il fiato aspettando il seguito. Rivedo le maschere dell’uomo-gufo e della donna-uccello danzare intorno alla palestra seguendo in un corteo multicolore Brigitte, che davanti a tutti danzava insegnandoci i movimenti giusti.
I miei alunni semplicemente la adoravano.

In seguito, ci incontrammo ancora parecchie volte, per qualche riunione ufficiale, anche politica, o per un gelato in compagnia.
Con lei parlare era semplice; sapeva accogliere ed accettare ogni stato d’animo, capire in profondità come si sentivano gli altri anche solo da uno sguardo. Mi pareva di conoscerla da sempre e il tempo passato con lei mi arricchiva ogni volta di qualcosa.

La sua vita, segnata da grandi cambiamenti e da scelte a volte difficili, l’aveva plasmata nella persona speciale che era: potente ma premurosa. Una donna dotata di un intelletto particolarmente acuto ma pronta a parlare anche di cose frivole. Il suo bel viso, che esprimeva un’assoluta serietà quando affrontava argomenti di studio e lavoro, si apriva in un attimo alla risata e al sorriso. Solida come una roccia, fluida come l’acqua. Così mi appariva Brigitte.

L’ultima volta che la vidi fu ad una riunione molto partecipata. La riconobbi da un capo all’altro della sala perché aveva indossato per l’occasione una splendida veste africana, dipinta di rosso arancio e giallo sgargianti. Il suo turbante sovrastava le altre teste di venti centimetri buoni.

Mi avvicinai per salutarla e lei, come se ci fossimo salutate il giorno prima mentre in realtà non ci vedevamo da alcuni anni, mi disse: «Fra un po’ compio gli anni. Voglio un regalo speciale per me. Questa volta ho pensato che mi concederò un volo col paracadute. Scenderò con questo vestito e sembrerà un altro paracadute perché si allargherà. Ho sempre sognato di volare nel cielo». E si mise a ridere con forza e io con lei.

Pochi mesi dopo, durante l’estate del 2018, mentre tornava in Togo per far visita alla famiglia, morì in un terribile incidente.
La sua perdita fu molto dolorosa per moltissime persone perché nel periodo passato a Verona lei aveva intrecciato molteplici legami e avviato tantissime iniziative culturali di grande valore. Per la città la sua presenza fu un grande regalo.

La penso spesso, con grande affetto. Mi sembra di sentire la sua voce calda e vibrante quando ripenso alle sue parole, alle considerazioni di grande valore ed umanità che lei traeva dai fatti del mondo, anche da quelli sui quali normalmente non ci si sofferma perché sembrano verità acquisite.
Il suo percorso di migrazione spesso difficoltoso aveva posto sulla sua strada tanti ostacoli che lei aveva saputo affrontare e superare con forza e coraggio, a volte anche con dolore.

Tutto questo l’aveva segnata profondamente facendo di lei una persona di grande umanità ed empatia e, allo stesso tempo, una donna che lottava con caparbietà per i diritti delle sue sorelle e per quelli dei migranti.
La penso spesso con malinconia. Le volevo bene come a una sorella e non riesco a convincermi che non sentirò più la sua risata forte e musicale alzarsi nell’aria.

Paola Lorenzetti, laureata in pedagogia, ha insegnato alla scuola primaria fino al 2021 e ora divide il suo tempo fra i numerosi impegni e le sue passioni: si occupa di prevenzione precoce del disagio giovanile e supporto della genitorialità, intercultura ed insegnamento dell’italiano a donne migranti; pratica molti lavori manuali, dal ricamo al giardinaggio; scrive brevi racconti che in alcuni casi le hanno procurato riconoscimenti e premi letterari.

In alto: elaborazione grafica di Erna Corsi

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