La poesia nel dì di domenica presenta “La donna vuota” di Gwendolyn Brooks

Gwendolyn Brooks - Poetry Foundation
Voce Iconica nella poesia americana, è stata la prima donna nera a ricoprire il ruolo di consulente in poesia presso la Biblioteca del Congresso.

Audace e autentica, ha lasciato un’impronta indelebile nel panorama letterario americano. Attraverso la sua scrittura, Gwendolyn Brooks ha raccontato le storie delle comunità afroamericane con una maestria senza tempo. Ha dimostrato il potere della poesia dando voce a coloro che spesso rimangono inascoltati.

Gwendolyn Brooks è stata un’insegnante per tutta la vita, spesso in ambienti informali come la sua stessa casa, dove ha  accolto giovani scrittori, tenuto conferenze e gruppi di scrittura. Straordinariamente generosa ha speso gran parte della sua energia per incoraggiare e guidare i giovani scrittori. Quando i soldi del Premio Pulitzer le dettero una sicurezza finanziaria li usò per aiutare le persone nel suo quartiere pagando l’affitto, bollette e finanziando antologie di poesia per offrire opportunità agli scrittori neri emergenti.

Ha tenuto un corso di letteratura americana all’Università di Chicago e ha ricoperto posizioni di insegnante in alcune delle migliori scuole del paese, tra cui la Columbia University e la Northeastern Illinois University. Divenne poeta laureata dell’Illinois dal 1968 fino alla sua morte nel 2000, e consulente poetica come Poeta Laureato degli Stati Uniti  presso la Biblioteca del Congresso dal 1985 al 1986.

Nel dopoguerra, Brooks si unì a gran parte della comunità nera diventando più politicamente consapevole e attiva, unendosi al Movimento per i diritti civili e impegnandosi con la sua comunità come mentore e leader di pensiero. Nel corso delle sue esperienze, Brooks ha prodotto meravigliose poesie che raccontavano storie di normali neri americani in versi audaci e innovativi, spesso ispirati al quartiere Bronzeville di Chicago dove ha vissuto gran parte della sua vita. Durante la sua carriera pubblicò numerose raccolte di poesie, tra cui A Street in Bronzeville (1945), The Bean Eaters (1960) e In the Mecca (1968) dove in quest’ultima sono contenute le poesie relative alla morte di Malcolm X.

Scrisse anche un romanzo, Maud Martha (Harper & Brothers, 1953), che descrive in dettaglio la vita del personaggio del titolo. Maud soffre di pregiudizi non solo da parte dei bianchi ma anche degli afroamericani dalla pelle più chiara, qualcosa che rispecchia l’esperienza della Brooks. Il romanzo pubblicato per la prima volta in Italia dalla Tartaruga (nella traduzione di Gioia Guerzoni), è un mosaico capace di trasmettere al lettore il ritratto di una vita ordinaria, vissuta con saggezza, umorismo, rabbia, dignità e gioia.

Secondo George E. Kent, autore della prima biografia di Gwendolyn Brooks, il lavoro della poeta le ha dato una posizione unica nella letteratura americana. Non solo, ha combinato un forte impegno per l’identità razziale e l’uguaglianza con la padronanza delle tecniche poetiche.

La sua voce è stata e rimane una guida e una fonte di ispirazione per coloro che cercano la bellezza e la verità nella poesia, testimoniando il potere delle parole per trasformare e unire le persone di ogni razza.

Per La poesia nel dì di domenica, Serena Betti legge per noi La donna vuota di Gwendolyn Brooks. Buon ascolto.

Debora Menichetti

Foto in alto: Gwendolyn Brooks da poetryfoundation.org 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

La donna vuota

La donna vuota offriva giocattoli!
In casa le sue sorelle
Avevano bambini e bambine.

La donna vuota indossava cappelli.
Con piume. Pettini imperlati
In chiome ondulate. Corteggiava gatti

E piccioni. Faceva la spesa.
Con diligenza acquistava balocchi per
Nipotini e nipotine. E caramelle,

Preparava il popcorn e odiava le sorelle, non
Avevano né piume né permanenti ma sapevano
Guarire il vaiolo, pulire nasi, svuotare vesciche

Sapevano ignorare ogni giorno le pettegole
E quei ragazzi soldati, e tutto il giorno
Dicevano “Dio mio!” – stanche di permanenti

E di gambe grosse e di muscoli esposti e di
Sacchi da scuola anneriti e di babushke e di
Calze bucate, e di parrucche splendenti e boriose.

(Traduzione: Adeodato piazza Nicolai poesie di Gwendolyn Brooks, da Blacks Third World Press, Chicago, Illinois, 1987)

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