Pillole di Femminile – Storie piccole che raccontano un mondo grande #63

paola borboni - pillole di femminile
Paola Borboni, la sirena incantatrice. La pillola di oggi è ripresa dal diario della pagina Facebook de Il Magnifico Press. Testo credits: web.

Pillole di femminile, la rubrica per riflettere su alcuni piccoli grandi temi legati alla vita di tutti i giorni.

Sono nata nelle prime ore del 1° gennaio 1900, e rimpiango di non essere nata qualche ora prima, per  poi poter essere ricordata come «l’Ultima attrice dell’Ottocento.»

Ero bella, molto. Ero intelligente, molto. Avevo talento, molto. Ho dato molto fastidio.

Recito dal 1916, c’era già la prima guerra mondiale a farmi compagnia.

Ero un’anticonformista che amava il rischio e nel 1925, proprio mentre il fascismo esaltava la donna madre fattrice di figli, angelo del focolare tutta casa e famiglia, alla prima dell’Opera comica in tre atti, ‘Alga Marina’, andai in scena vestita da sirena avvolta in una coda squamosa dalla vita in giù.

Dalla vita in su ero nuda… Mai visto un seno nudo a teatro prima d’allora. Il primo nudo teatrale in Italia fece così scalpore in teatro che mobilitò binocoli e binocoli.

Il giornalista Orio Vergani scrisse: «Le repliche di quella commedia mobilitarono più binocoli di quanti ne fossero stati usati in mezzo secolo di prove ippiche a San Siro».

Nel 1942 al Teatro Università di Roma recitai La vita che ti diedi, dove raccolsi uno straordinario consenso di pubblico e di critica, proponendo un’opera di Pirandello scritta per Eleonora Duse.

Dopo la guerra sono stata la prima attrice della compagnia Città di Roma (1947).

Nel 1952 mi cimentai in un nuovo genere… il monologo,  inventando un genere teatrale nuovo e che rappresentai per la prima volta al teatro Valle di Roma.

Il mio primo recital invece, nel 1954, al Teatro dei Commedianti di Roma, con le Le Madri.

Ho lavorato tutta una vita. Ho amato tanto il mio lavoro. Più di tutto.

Avrei potuto scegliere la via della comodità e della ricchezza. Invece ho sacrificato la mia fortuna perché ho voluto sempre fare di testa mia.

Nel 1968, al Teatro Sistina di Roma  recitai  nella commedia musicale in costume, Venti zecchini d’oro, ma un  giorno litigai con Renato Rascel.

Lui mi apostrofò dicendomi: «Zitta tu che sei vecchia e brutta».
Ed io replicai: «Sì ma sono stata giovane e bella. Mentre tu alto mai.»

Dal 1918 al 1990 ho interpretato ben 79 film, (tra i quali, Roma ore 11  (1952) –Vacanze romane, (1953)-L’oro di Roma, (1961) ecc.) ma la mia vera e grande passione resta e rimarrà il teatro:  il cinema è un’operazione commerciale mentre il teatro è vita.

Fin dagli anni Ottanta ho già fatto preparare il necessario per la mia morte.

Una bella tunica bianca ricamata che ho fatto allungare fino ai piedi, quando mi sono resa conto che non sta bene mostrare le gambe alla mia età. Un grande rosario da intrecciare fra le mie mani. E due paia di collant.

Perché sai come vanno certe cose: uno dei due, si rompe.

E io non voglio avere le calze rotte.

Paola Borboni 

Foto in altro: Elaborazione grafica di Erna Corsi 

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