L’importanza del femminismo intersezionale come fondamento da cui partire

Femminismo intersezionale
L’evoluzione maschile è un punto d’inizio importante per raggiungere la parità di genere, ma anche le donne devono fare la loro parte.

Come sappiamo il 25 novembre ricorre la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne e, già da molti anni, tutto il mese stesso è dedicato a eventi e commemorazioni inerenti a questo doloroso tema. Giorni fa, alla Biblioteca San Giorgio di Pistoia, all’interno del calendario di appuntamenti, FIDAPA BPW Italy – Sezione Pistoia, nell’ambito del progetto HeForShe, ha presentato il libro Affetti collaterali: quindici donne si raccontano a un uomo, di Gian-Carlo Iannella. Ha dialogato con l’autore del libro e con la presidente di Fidapa Pistoia, Silvia Parentela, Jacopo Piampiani, psicoterapeuta e cofondatore con l’avvocato Gabriele Lessi dell’Associazione LUI, Livorno Uomini Insieme.

Le vicende raccolte da Iannella hanno fatto da stimolo e spunto di conversazione, traghettandola verso un’ottica non consueta tramite la quale s’intravede una sempre più forte e promettente luce per la lotta alla violenza di genere, ovvero la presa di coscienza maschile. È opinione ferma di chi scrive che l’universo maschile debba essere parte integrante e irrinunciabile per il raggiungimento della parità di genere e dell’eliminazione di qualsiasi forma di violenza sulle donne. Un traguardo sognato che sarà impossibile da raggiungere senza una fondamentale emancipazione maschile.

L’Associazione Lui si impegna a promuovere una rivoluzione culturale maschile che cambi la mentalità degli uomini. «Tutti ci possiamo effettivamente sperimentare in questi “nuovi spazi di espressione maschile” (ovvero, lo sguardo di genere) guardando il mondo da una diversa prospettiva, fuori dai paradigmi tradizionali che spesso sono così influenzati dal più o meno conscio fardello patriarcale» si legge nella loro presentazione. Dello stesso avviso è l’Associazione Nazionale Maschile Plurale, che promuove i propri intenti molto chiaramente. «I componenti di Maschile Plurale sono impegnati da anni in riflessioni e pratiche di condivisione e di autocoscienza che mettono in discussione i modelli patriarcali interiorizzati, spesso anche al fianco del movimento delle donne.» Tutte queste persone, a partire dagli uomini che si sono uniti per fondare queste e altre associazioni, sono ben consce che il dramma della violenza sulle donne – che non è solo quella fisica – è da ricercare nell’educazione patriarcale ricevuta e di quanto questa sia dannosa per il raggiungimento della parità di genere.

Il loro ambito d’intervento spazia dal recupero degli uomini maltrattanti alla formazione nelle scuole, in ambienti di lavoro pubblici o privati o laddove sia richiesto e necessario l’intervento. Sappiamo bene che il dialogo tra generi è importantissimo, ma sarà un dialogo poco produttivo se una delle due parti non è disposta a rivedere le proprie posizioni e le imposizioni sociali. Come le donne, nel corso dei secoli, si sono ribellate a un’esistenza da mere “fattrici” cominciando a lavorare, studiare, combattere… insomma a fare tutte quelle cose che lo stereotipo culturale negava loro, così gli uomini devono evolversi nella stessa direzione e smetterla di pensare che determinate cose siano “da donna”. Curarsi dei figli piccoli, seguirli negli studi, occuparsi della casa. E ancora provare emozioni e condividerle, esporsi, togliere il fardello del machismo a tutti i costi. Non si è meno uomini se si cambiano i pannolini, non si è meno uomini se si piange guardando un film. L’abbattimento di questi stereotipi è la missione delle associazioni sopra citate come di altre molto simili, perché è esattamente qui che risiede l’inizio del vero cambiamento.

Così come il femminismo degli uomini è fondamentale per la lotta delle donne, è anche importante che le donne lascino spazio a quegli uomini che vogliono uscire fuori dai canoni nei quali sono stati costretti da sempre. Lo so che qualche donna adesso storcerà il naso pensando: «ma loro hanno sempre avuto vita facile, avvantaggiati in tutto» ed è un pensiero sacrosanto e vero, per carità. Ma penso che quel fardello di stereotipi possa essere un peso nel momento esatto in cui si vorrebbe fare diversamente. Esternare i propri sentimenti, svolgere faccende domestiche, prendersi cura dei figli sono comunemente considerate cose da donne, da femminucce. Pensate alla derisione, all’estromissione dal gruppo. Un po’ come oltre cent’anni fa una donna coi pantaloni o che lavorava veniva additata dalle altre donne, tutt’ora un uomo che ammette di provare emozioni viene deriso, e non solo dagli stessi uomini. E allora è qui che entra in gioco il supporto delle donne, perché il vero femminismo è anche permettere agli uomini di abbracciare tutta una serie di cose alle quali non gli è ancora permesso del tutto di avvicinarsi. Gli uomini per primi devono lottare contro l’educazione sociale ricevuta e muoversi in una direzione di libertà, esattamente come hanno fatto le donne.

Parlando con Jacopo Piampiani, a fine incontro, ci siamo confrontati su questo aspetto. L’entusiasmo nelle sue parole è stato coinvolgente così come è saltata subito all’occhio la dedizione al progetto dell’associazione che ha cofondato. Abbiamo convenuto che, nel corso dei secoli, le donne si sono emancipate praticamente sotto ogni aspetto della loro vita, abbattendo tante barriere imposte. A un certo punto Jacopo mi ha guardato e ha detto: «Voi vi siete evolute, ora tocca a noi.» È incoraggiante vedere giovani uomini così dediti al cambiamento, dà speranza. Non mi stancherò mai di ripetere che il femminismo intersezionale è fondamentale per il raggiungimento della totale parità di genere, ma perché lo sia davvero è altrettanto importante che uomini e donne facciano ognuno la propria parte. Le donne devono lasciare spazio agli uomini, spazio fisico, mentale ed emotivo, e gli uomini devono cominciare a reclamare quello spazio senza sentirsi sbagliati, capendo che è ora di smantellare i privilegi che hanno sempre avuto. Fino a ora non c’è stato un dialogo aperto e sincero tra le due parti e le posizioni, spesso, sono rimaste immutate. È per questo che il femminismo, nonostante le lotte serrate, avanza a fatica. Adesso è giunto il momento di smuoversi da quelle posizioni venendosi incontro e dando vita, così, a un cammino comune che può portare davvero a un cambiamento profondo della società.

Serena Pisaneschi 

Foto in alto: di Samantha Sophia su Unsplash

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